Il Governo Spreadsidenziale e le lacrime della Ministra

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Uscire dall’interesse di parte dei partiti, dei sindacati e della galassia delle categorie storicamente protette è l’obiettivo del governo del tecnico Mario Monti. Ore importanti attendono il nostro Paese per superare le posizioni più critiche emerse nelle consultazioni di questi giorni. Il Governo prova a facilitate ogni tentativo di mediazione possibile per avviare ricette economiche, sociali e di sviluppo che superino le ricette politiche degli ultimi governi in tema di previdenza, incentivi allo sviluppo e tagli agli sprechi.

 

Spread sottocontrollo e borse meno insidiose delle settimana successive al passaggio di consegne da Berlusconi a Monti, l’Italia si ritrova più comprensibile di quel che appare. I sacrifici annunciati dal sereno umorismo del Professore della Bocconi, sono stati mitigati dal pianto di chi ha lavorato una vita per trovare soluzioni soprattutto sull’annoso problema delle pensioni. E’ toccato proprio a lei annunciare la deindicizzazione, ovvero lo stop dell’adeguamento pensionistico all’inflazione. E proprio nel pronunciare la parola che tutti gli italiani temono, “sacrifici”, la responsabile al Lavoro e alle politiche del Welfare Elsa Fornero si scioglie in lacrime, che Aldo Cazzullo prova ad interpretare sulle colonne del Corriere della Sera con la fenomenologia sul pianto della ministra. La voce non ha retto, il cuore suggeriva forse immagini più informali per riuscire ad interpretare un sentimento nazionale che inevitabilmente ha bisogno di parola chiare e giuste per condividere i passi tracciati dal Governo.

 

Serietà e stile impeccabile per Elsa Fornero, la voce cadenzata e il linguaggio dei gesti elegante e deciso hanno fatto da corollario a tutto il suo intervento e l’espressione del pianto, forse ha meglio agito su di un discorso che rischiava di essere asettico agli occhi dei giornalisti: in fondo si parlava del futuro di milioni di italiani e la Fornero ne aveva anche troppa coscienza. L’eroismo si misura anche in questo, un volto familiare che piange dopo volti ingessati e plastificati che ci invitavano a non credere nella crisi economica. Questo è il linguaggio della verità, commentavano i giornalisti al termine della conferenza stampa sulla manovra economica.

 

Sui siti online c’è chi è arrivato a dire che Fornero, proprio in virtù delle sue lacrime, sarebbe “la ministra più bella del mondo”. La stessa Fornero, di contro, esprime col suo pianto al durezza della stesso manovra di cui paga lo scotto psicologico, lo stesso scotto che i contribuenti pagheranno davvero.

 

Marcando la portata davvero drammatica della crisi, il nuovo governo ha messo a punto misure complesse per l’ammontare di oltre 30 miliardi di euro lordi, tese a rassicurare l’Europa e i mercati febbrili di questi ultimi mesi. Mario Monti, dopo la presentazione della manovra da lui stessa denominata “Salva Italia”, prova così a ricucire lo spirito della Nazione attorno ad interventi impopolari ma necessari.

 

L’immagine della Fornero è evocativa comunque di un esecutivo attento al momento difficile di tutti gli italiani, assumendo su di se i difetti cristallizzati dei veti incrociatisi in questi ultimi vent’anni di governo. Il sindacato ha speso intere battaglie per incrementare i diritti dei lavoratori già acquisiti, la sinistra ha privilegiato lo scontro ideologico a quello della prassi e la destra ha fatto tabula rasa dell’uno e dell’altro concetto, favorendo categorie autonome e i liberi professionisti di cui hanno sempre fatto cassa le lobbies parlamentari schierate in entrambi gli emicicli.

 

Sono bastati pochi giorni per capire che il governo Spreadsidenziale (vedasi la familiarità acquisita in sole poche settimane con termini come spread, BTp e Bund tedeschi)  avrà ben poco di “tecnico” ma affronterà il suo difficile compito con una visione tutta “politica”, tutta tesa al coinvolgimento delle parti sociali e del Parlamento. La scarsa considerazione raccolta dai politici di professione e dal precedente Governo confortano il cammino di questi “tecnici” scesi in campo per aiutare la politica.

Un paragone sull’effettivo contributo delle donne alla politica, poi, si evince sol paragonando l’attuale con il precedente governo, in cui neanche l’elemento femminile era riuscito a migliorarlo, forse perché Carfagna, Gelimini, Meloni e Prestigiacomo poco avevano in comune con la naturalezza della professoressa Elsa Fornero, sebbene di lacrime ne abbiamo viste in passato, non ultime quelle dell’ex responsabile all’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che ha provato senza successo la carta dell’emotività contro i tagli che il collega all’economia Tremonti aveva proprio stabilito per il proprio dicastero.

 

La Fornero ha dimostrato anche che il Governo Monti non potrà limitarsi ad una gestione burocratica e ragionieristica dell’esistente.  Perché la critica situazione economica e sociale in cui versiamo richiede scelte forti e non più rinviabili. Occorrono riforme coraggiose, che necessariamente devono avere alla base solide conoscenze e chiare visioni politiche ma anche umane.
Monti non si è nascosto sotto il profilo tecnico, ma è stato esplicito su linee di intervento che sono squisitamente politiche e il suo rigido approcciarsi alle parole pronunciate alla stampa ha solo beneficiato dell’estro emotivo della sua ministra, a cui ci sentiamo di dire grazie per l’operazione “Salva Italia” che troppi ci avevano nascosto ma che la funzione istituzionale non può permettersi di eludere agli occhi dei cittadini.

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