Il ladro di luce funeraria

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“Si trattava di una fornitura d’energia elettrica che si doveva fare al Gran Camposanto Centrale, ci dice  una fonte anonima, dove vi è l’ingresso laterale in Via del Santo. L’Enel si trovava materialmente nell’impossibilità tecnica di fornire l’allaccio richiesto e quindi hanno fatto un allaccio volante e non regolare. In quel caso, il funzionario presente sui luoghi che avrebbe dovuto firmare l’intervento si sarebbe dovuto rifiutare e avrebbe dovuto dire: non li voglio gli allacci volanti perché un domani mi direte che vi rubo la corrente. Per quello che risulta a noi si tratta solo di questo. Noi siamo soltanto dei cog…ni. L’unica soluzione è quella di rifare tutta la pratica dall’inizio.

A raccontarci la storia è una fonte importante del management dell’amministrazione Comunale che ha preferito mantenere l’anonimato e con il quale abbiamo affrontato una delle voci di spesa tra le più rilevanti del Comune di Messina, quello del consumo di Energia Elettrica. Un pozzo senza fondo, una giungla burocratica amministrativa dove i vari Enti della Città giocano a scarica barile sulla pelle o meglio con le tasche dei cittadini.    

E’ noto che la responsabilità penale è personale, questo non significa che l’Ente pubblico non possa avere una responsabilità penale nella misura e nei limiti del rapporto di carattere organico sussistente con la persona fisica autrice del reato, con il quale il soggetto tiene una condotta illecita a vantaggio o interesse dell’ente.

Questo inciso ci autorizza a definire il Comune di Messina, soggettivizzandolo, come alla stregua di un ladro e come tale a poterlo accusare di furto di Energia elettrica.

La vicenda che ha del paradossale è sintomatica dell’agire di burocrati, che pur invocando la legalità in ogni piè sospinto ; che pur richiedendo ai suoi cittadini di rispettare le leggi e pagare le tasse senza sconti per nessuno; che a costo di rispettare le “regole” sacrificano i più elementari principi d’umanità costringendo i suoi cittadini a forme di protesta più o meno eclatanti ( come il bivaccare nei posti più disparati in attesa di un’abitazione o a rifiutare l’integrazione oraria dei suoi precari per incomprensibili motivi di “stabilità economica” che niente hanno a che fare con lo stato di bisogno), a sua volta non riescono ad essere immuni da critiche.  

La Storia è stata confermata anche dall’Assessore Ialacqua. “ Stiamo facendo degli accertamenti per vedere cosa è successo veramente, la vicenda è di qualche anno fa e riguarda il sistema elettrico di videosorveglianza interna che è collegato ad una centralina da cui sembra attingere. Questa cosa non la sapeva nessuno”.

Pietro Giunta 

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