IL LAVORO DELL’ATTORE

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E’ uscito nelle sale italiano il film su Leopardi “ Un giovane favoloso” di cui parlammo qualche settimana addietro , fioccano adesso le recensioni e le interviste al coraggioso Elio Giordana:

Un attore – dice – può solo sognare di poter entrare in cotanti panni, in un mondo infinito così ricco che ogni volta che ti ci avvicini ti cambia. Leopardi ci insegna a vivere i nostri sentimenti, le nostre illusioni e io tutto questo dovevo restituirlo in carne: non è stato facile”. Germano di Leopardi si è innamorato, “perché tutta la sua vita e le sue opere affondano nella nostra inadeguatezza di persone. E a me, che faccio l’attore quasi per difendermi dal mio sentirmi inadeguato, è quello che sta a cuore più di tutto”.

L’inadeguatezza appunto è il sentimento del dubbio , dell’incertezza , del registro smarrito o mai raggiunto della composizione fra sé ed il circostante, quel senso di nausea esistenziale  che tutti avvertiamo e che  necessariamente porta i più a ricomporre con metodologie ragionevolmente acquisite dall’espletarsi della normalità.

L’attore segue e percorre la strada opposta per ricomporre il senso di inadeguatezza, egli l’abbraccia ,l’inadeguatezza.

L’attore deve vivere  l’ incertezza attimo per attimo  così come nella vita, ma non la vita che egli vive quotidianamente, bensì l’ esasperazione della vita, per viaggiare  nell’oltre scena, nell’osceno, cioè  nella negazione della scena.

Egli pratica costantemente un esercizio animico. si esercita lavorando su tutto ciò che in scena finalmente non sarà; l’attore , nella pratica di questo esercizio saprà così esattamente ciò che deve escludere per rispondere a ciò che gli viene chiesto.

Saturo di questo lavoro di ricerca l’attore va in scena , ed è sulla scena che  fuoriesce tutta l’energia accumulata nel laboratorio e non vivendo null’altro che  non sia il teatro, totalmente nell’inconsapevolezza, nella negazione del piacere dei sentimenti e delle emozioni personali: il vero teatro  è oltre la scena 

Quello che vediamo in scena è solo un riflesso della distruzione dell’io alla quale lo spettatore non ha il permesso di partecipare;

 la vera distruzione dei muri dell’ io. ossia del riflesso di se stessi, viene fuori solo da un .

Un totale annientamento del corpo e della mente

Il lavoro dell’attore durante i laboratori deve essere una continua sfida alle certezze per comprendere che oltre l’ attore  non c’è scena non c’è spettatore non c’è più nemmeno il teatro.

I corpo utile dell’attore il corpo potere dell’attore,diceva un altro grande inadeguato: “ Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua miglior sapienza” . F. Nietzsche Così parlò Zarathustra.

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