IL POETA DAGLI OCCHI BICOLOR : DAVID BOWIE

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“Io , io mi ricordo in piedi accanto al muro

e i fucili sparavano sopra le nostre teste e ci baciammo .

 Come se niente ci potesse scalfire.

E la vergogna era dall’altra parte .

Oh possiamo batterli , ancora e per sempre ,

allora potremo essere eroi , anche solo per un giorno” .

 Così cantava David Bowie nel celebre brano HEROES.  Era la fine degli anni ’70 , il mondo era in tumulto .      Negli Stati Uniti la cultura hippie stava tramontando insieme alla fine della guerra in Vietnam , in Italia i moti studenteschi erano implosi sotto i colpi degli attentati e delle stragi di piazza.  Berlino era divisa da un muro e la rivoluzione avveniva né da una parte né dall’ altra ma sotto il muro stesso.  I cecchini che sparano , un muro che separa e due giovani amanti che si scambiano teneri baci per sfidare l’odio che aleggia.

Questo è quello che immaginava Bowie dallo studio di registrazione che affacciava proprio su un tratto del muro. In questi giorni i media a seguito della sua morte lo ricordano come il duca bianco del rock , un artista eclettico , l’ uomo caduto dal cielo ma basterebbe descriverlo come un Poeta. Sono tanti i temi caldi degli anni 70 che vengono affrontati  nei suoi testi : aborto , uso della pillola anticoncezionale , il sovraffollamento della popolazione . Nel testo della canzone “We are hungry men” canta : “Siamo qui per vivere le nostre vite . Propongo di dare la pillola gratis a chi sente di non essere sterile”. Nel brano “Drive in Saturday” , invece , immaginava un futuro post nucleare dove la gente danneggiata nel corpo dalle radiazioni doveva guoardare vecchi films per imparare di nuovo ad amare.

 Quando scrisse questa canzone stava percorrendo la strada che conduce da Seattle a Phoenix e si rese subito conto dell’ elevato numero di avvisi di pericolo radiazione infatti così cantava : “ E’ abbastanza difficile mantenersi intatti con questa saturazione da pioggia radioattiva” . Quella del Poeta dagli occhi bicolor è una rivoluzione che si propaga e fa eco mediante un mix esplosivo di immagini , parole e suoni vibranti, elettrici, pervasivi . Quando il celebre fotografo giapponese Masayoshi Sukita lo vide sul palco per la prima volta rimase talmente folgorato da quel look unico , da quegli occhi che decise di fotografarlo . Nacque tra il fotografo e il Poeta rock un legame indissolubile che andò oltre il lato professionale. Così la cover di Heroes divenne un’ icona. La scorsa primavera alla galleria d’arte di Bologna sono stati esposti per la prima volta in Italia gli scatti originali del fotografo Sukita. Immagini uniche che in questi giorni impazzano sul web insieme ai tweet dei fans che piangono la morte del grande Bowie .

 Ma in fondo si sa che i veri Poeti non muoiono mai . 

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