IL PONTE CHE VOGLIAMO

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Immagine di Elena Castano
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Tra Scilla e Cariddi il ponte a campata unica, o il tunnel, non deve arrivare perché come dice Sciascia “c’è chi crede che questa terra possa crescere e diventare moderna, civile ed economicamente evoluta senza perdere però le sue suggestioni, il suo fascino, la sua cultura”.

Il progresso, la crescita economica e il benessere dell’uomo non devono essere necessariamente in conflitto con la qualità e la protezione dell’ambiente. È necessario ricordare che esiste un profondo legame che si istaura tra un luogo e il particolare stato d’animo dell’essere umano alla ricerca di una sua identità e il suo diritto all’affermazione dei valori in cui crede. Ecco perché siamo convinti che per governare bene un territorio la conoscenza deve essere la base, ma ci vogliono anche l’incorruttibilità, una ferma resistenza alle enormi tentazioni del potere, una dedizione continua e inflessibile al bene pubblico piuttosto che agli interessi personali o del proprio gruppo.

Purtroppo l’ideale della politica non esiste più e si riduce alla mediazione di interessi a favore dei più forti, invece di essere uno slancio di valori e competizione per migliorare l’essere dei cittadini. Riducendo così tutto a merce.

La politica deve fare i conti con i cambiamenti strutturali e profondi della nostra società, deve capire e scoprire le leggi di movimento della storia. La situazione nell’Italia Meridionale è fortemente difficile in quanto radici storiche hanno impedito di fatto una presa di coscienza da parte dei cittadini sul proprio diritto alla democrazia partecipata nelle scelte politiche del territorio. Se analizziamo, infatti, la storia del Sud Italia si evince che esso non è stato coinvolto nella fondamentale esperienza dei Comuni restando sotto il peso dei baroni e non facendo mai un’esperienza di democrazia diretta.

Per il governo della Repubblica il Meridione è la base del suo potere perché esso rappresenta il suo serbatoio di voti e il ponte sullo stretto diventa così emblematico. Ecco perché è sempre un argomento che ritorna nei discorsi politici anche se inutile per tutte le nostre economie locali, distruttivo per l’ambiente, pericoloso per la sismicità del territorio e profonda ferita per il patrimonio culturale.

Pretendiamo un cambiamento reale tra Scilla e Cariddi capace di ridare dignità e autodeterminazione ai suoi abitanti partendo da tutti quei bisogni e diritti che fino ad ora ci sono stati negati.

L’unico ponte che vogliamo è quello degli scambi umani, culturali, tradizioni e di ogni bellezza che solo il patrimonio naturale dello stretto può regalarci con il suo fascino ed incanto. Questo è il ponte capace di far diventare quest’area un unico territorio, quindi un’unica comunità, un’unica città, ma tutto questo sarà possibile solo attraverso una presa di responsabilità politica, sia a livello locale che nazionale, sulle vere esigenze ed urgenze che i cittadini rivendicano; dimenticando il saccheggio e l’incuria; e rendendo protagonisti del cambiamento tutti gli attori presenti affinché rimanga un luogo colmo di identità e non si trasformi in non-luogo.

La prospettiva deve essere quella che ha come unico obiettivo il ben-essere di tutti e non il ben-avere dei pochi.

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