Il prezzo di un No

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Forse era l’ultima occasione per dire No. Probabilmente serviva una partecipazione più che mai massiccia per dimostrare, una volta per tutte, che Messina e Villa San Giovanni questo ponte non lo vogliono.
Invece, schiavi ancora una volta del teatrino delle cifre (ventimila secondo gli organizzatori, cinquemila per le Forze dell’ordine), il 19 Dicembre i circa ottomila-novemila presenti hanno assistito alla solita manifestazione pacifica -non sottotono, ma sicuramente sotto le aspettative-, culminata con il primo fatto tragico legato alla costruzione del ponte: la morte durante il suo intervento sopra il palco di Franco Nisticò, vittima di un clima terroristico cresciuto attorno al corteo. A fronte della presenza quasi eccessiva di polizia e carabinieri, neanche un’ambulanza era invece pronta ad intervenire d’urgenza per salvare Nisticò.
Giustamente allibiti, a mente fredda, i partecipanti alla manifestazione: “Vergogna” è il commento più usato, ma mai abusato, data la situazione. La morte di Nisticò ha creato una polemica importante, vista l’assurdità della situazione; la Rete No Ponte, promotrice del corteo, ha così riportato sul suo sito (www.retenoponte.it): “[…]Seppur ancora scossi dalla perdita del nostro compagno Franco, vogliamo sottolineare che, a scanso di equivoci o pericolose confusioni, nulla era o potrebbe essere stato in nostro potere per evitare quanto accaduto. Se non il buonsenso ed il senso di responsabilità con il quale il nostro servizio d’ordine ha gestito una piazza che avrebbe potuto degenerare. Il primato del manganello sulla salute, attuato in quella circostanza, ci rivela, nel più drammatico dei modi, come le autorità preposte abbiano interpretato la nostra Giornata, pacifica e trasparente sin dall’inizio, in maniera del tutto errata ed irresponsabile. L’incuria nella quale sono state lasciate le migliaia di manifestanti, infatti, non può essere addebitata ad una sottostima, dato il massiccio ed oggettivamente incomprensibile dispiegamento delle forze dell’ordine. Ci chiediamo perché i manifestanti controllati militarmente via terra, via mare e per via aerea, non siano stati tutelati anche sotto il profilo sanitario. È intollerabile che, al momento di necessità, nemmeno un’ambulanza attrezzata adeguatamente fosse presente in una cittadina in cui si stava svolgendo una Manifestazione Nazionale che ha visto la partecipazione di migliaia di manifestanti, giunti a Villa da ogni parte d’Italia per esprimere pacificamente il proprio pensiero. È intollerabile che l’unico soccorso si sia presentato con un notevole ritardo e perdipiù sprovvisto delle attrezzature e dei medicinali di primo intervento, contenendo solo il necessario per “incerottare” in caso di tafferugli[…]”, dando voce alle migliaia di comuni cittadini che hanno sfilato pacificamente il 19 Dicembre in quel di Villa.
Migliaia di cittadini: come detto, realisticamente circa otto-novemila. Non i trentamila aspettati (causa maltempo e incidenti che hanno impedito a pullman e treni di raggiungere lo Stretto), non i ventimila contati dagli organizzatori, non i quattro-cinquemila ufficiali. Novemila persone di varia provenienza politica, etnica e sociale. Rappresentate politicamente specialmente la sinistra estrema, poi quella moderata, l’Italia dei Valori e il movimento apartitico del Popolo viola (i promotori del No Berlusconi Day); poi le varie associazioni ambientali (fra tutti da segnalare il WWF, probabilmente il più vivo quanto a cori) e svariati movimenti autonomi. Facendo un paio di conti, mancava qualcosa: la prima assenza che salta all’occhio è quella popolare, la gente del territorio. I traghettamenti da Messina sono stati regolari, ma molti si sono tirati indietro la mattina stessa del corteo, data la pioggia che ha messo a ferro e fuoco la nostra città in quel fine settimana. Chi c’era, però, ha dato il meglio di sé. “Spiace che molti non siano potuti venire, era importante farsi sentire oggi, dato che sarà forse l’ultima occasione” dice una manifestante; “Tra pioggia e incidenti vari, abbiamo capito che forse il Padreterno vuole il ponte“, scherza sarcasticamente un altro ragazzo. La Sicilia era probabilmente la regione più rappresentata, con gruppi di Messina, Palermo, Ragusa ed Enna; la Calabria ha sfilato con persone da Villa San Giovanni, Reggio, Cosenza e Catanzaro; in più altri viaggiatori, giunti per tempo da altre zone d’Italia. Tanti i movimenti politici, tante le bandiere rosse e tanti i cori di protesta, alcuni molto forti, contro il Governo.
Scendi giù, scendi giù, manifesta pure tu!” è stato uno degli slogan più cantati verso le centinaia di persone che, dalla finestra di casa o dalla propria veranda osservava con cenni di approvazione le migliaia riversatesi in strada per far valere il loro no e i loro sì. I sì che riguardano il miglioramento oggettivo del Sud, senza rovinare uno dei luoghi più belli d’Italia, quelli che, anche senza la costruzione del “mostro” (definizione tratta dai cori dei ragazzi del WWF) permetterebbero un importante rilancio del territorio, ed eviterebbero lo spreco di miliardi di euro, destinandoli così alla messa in sicurezza anche della nostra città. E magari anche ad un paio di ambulanze in manifestazioni che si immagino come molto partecipate.
E intanto la prima pietra è stata posata, nonostante lo sdegno generato a livello ufficiale dalla morte di Nisticò. “E’ morto inutilmente a quanto pare, viste le reazioni ufficiali“, dice amaramente uno dei presenti, una volta saputo del taglio del nastro. A Badolato, a qualche chilometro di distanza, si stava tenendo l’ultimo saluto a un uomo che, dicendo no, ha lasciato per sempre questo mondo. Ma è giusto così: un infarto non può interrompere l’inizio ufficiale dei lavori dell’opera più discussa della storia recente.

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