SAN SALVARIO: IL QUARTIERE ESEMPLARE

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Dalla stazione di Porta Nuova (TO), emblema dello sfocio migratorio, sia pur per turismo o alla ricerca di fortuna, l’ingresso ideale nel quartiere di San Salvario, che da sempre, a Torino, vede insediata la più alta percentuale di migranti della città.

Lo stile liberty ha fatto da cornice all’evoluzione del quartiere, teatro della nascita del Cinema e delle grandi Esposizioni Universali, celebre per il rinnovato interesse tecnico e scientifico nel corso dell’ultimo secolo.

 Oggi è reso noto da un particolare interesse per la creatività, la sostenibilità ed il design.  A tal proposito, in collaborazione con il Museo di Arte Contemporanea di Rivoli, ragguardevole lo status raggiunto dell’Asilo Bay, Il piccolo asilo che negli anni Novanta chiese l’aiuto del Comune per finanziare progetti speciali in grado di attutire i conflitti che precedono l’integrazione. Una volta era <<l’asilo dei neri>>, luogo in cui nessun genitore si sognava di iscrivere i propri figli. Oggi lunghe liste d’attesa precedono l’ammissione, a far domanda soprattutto genitori residenti in eleganti quartieri come la Crocetta, dove scarseggia la presenza di asili “misti”: l’integrazione diventa crescita collettiva. In questa, come in svariate opportunità, i cittadini hanno deciso di trattare la multietnicità come un valore aggiunto, collaborare e condividere nel rispetto d’ogni gruppo razziale.

Il cuore di San Salvario, così misto e colorato, non può che esser  punto di riferimento per le minoranze religiose storiche e per le nuove fedi portate a Torino dai migranti. A dimostrarlo, i numerosi centri di culto presenti in zona, dalla Chiesa Evangelica Valdese, alla Sala di Preghiera Omar Ibnal Khattab, dalla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo,  alla Sinagoga in Piazza Primo Levi. Proprio davanti a quest’ultima ha preso vita, in risposta agli attentati francesi, la pregevole iniziativa organizzata dal’Agenzia per lo Sviluppo di San Salvario: onlus che, attraverso la Casa del Quartiere,  luogo di ritrovo e di cultura, ospitato negli storici bagni municipali, si prodiga per la realizzazione di progetti e incontri tra cittadini italiani e stranieri in collaborazione con associazioni e operatori policompetenti. L’iniziativa vede come protagonisti cittadini di ogni età, musulmani e torinesi,  fotogratati insieme per raccontare, attraverso esperieze condivise o condizioni che li accomunano, scritte esplicitamente sui cartelli che reggono, che San Salvario non ha paura e che ripudia la violenza e il terrorismo. Sara e Fallou sono entrambi precari, Isaak e Matteo  musicisti, Ibrahim e Raffaele sono amici e “uniti contro la resistenza”.

#notafraid, #notinmyname gli hashtag proposti; in 11 scatti la risposta alle stragi di gennaio 2015 e alle continue diatribe morali e religiose ben lontane dalla concezione di vivibilità e tolleranza di un quartiere che la fa da maestro esemplare in questo clima disumano di conflitti e polemiche.

Giovanna Romano

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Comunicazione: scambio di informazioni che nasce dalla differenza tra ciò che prima non c’era e ora c’è. Che genera a sua volta altre differenza creando scambio relazionale. Da sempre i giornalisti come gli artisti, i poeti, i pittori, dipingono a parole l’evolversi della società, delle culture e del genere umano. Un giornalista percepisce prima le differenze e le ‘mette in piazza’, ascolta vede e racconta facendosi portavoce talvolta della comunità, talvolta del singolo. La curiosità e l’impegno di chi come me sente la necessità di informare e creare scambi d’opinione è il motore di questa professione. La strada è lunga ed io sono solo all’inizio. Laureanda in Scienze della Comunicazione: Editoria e Giornalismo presso l’Università degli studi di Messina. Giovanna Romano

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