Il viaggio

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Angela guida, Giorgio è seduto dietro, riposa.

Lei lo guarda, lo osserva dallo specchietto retrovisore e ascolta ogni suo respiro.

È suo figlio, il suo unico figlio. Un giovane uomo. Ormai.

Angela è una donna di una bellezza non scontata, da scoprire, ha uno sguardo profondo e stanco.

Guida senza fretta, è notte.

Ha scelto di percorrere tortuose strade di montagna e non l’autostrada, perché il viaggio non sia solo spostarsi più in fretta possibile da un luogo all’altro, ma uno stato mentale :essere nella terra di mezzo,non più nel luogo dal quale si è partiti e non ancora nel luogo che si vuole raggiungere. E poi questo non è un viaggio, è il Viaggio. Ha smesso di piovere, Angela abbassa il finestrino, spegne la radio e ascolta i suoni della notte, assapora il profumo della terra bagnata da una pioggia gentile e ristoratrice. Le pare di sentire gli alberi respirare grati per quel dono notturno.

La meta si avvicina e i due viaggiatori proseguono in un silenzio che è, in qualche modo, armonia : lui riposa e lei, anche se dolorosamente, respira piano per non disturbare il sonno di lui.

Le ore scorrono lente ma inesorabili, come deve essere oggi.

È giorno ormai, le prime ore di pomeriggio. grigio, rispettoso e discreto.

Madre e figlio si guardano in silenzio, Giorgio non può parlare da troppo tempo. Fiumi di parole d’amore, di rabbia, dolore, paura e speranza attraversano i loro sguardi, quello magnetico e penetrante di Angela e quello stanco ma di chi sente avvicinarsi un sonno liberatorio, privo finalmente di dolore, di Giorgio.

E’ sera. Buio. Silenzio. Un silenzio che Angela sperava fosse pace ed è invece disperazione.

Giorgio ha scelto, prima sussurrato, poi chiesto ed infine implorato il suicidio assistito.

Due parole che danno i brividi.

Non possiamo nemmeno immaginare quante speranze disattese, quanto dolore dietro queste parole.

Una madre ed un figlio gravemente malato da troppo tempo, di una malattia che rosicchia la vita, morde la carne e strazia ogni parte del corpo e della mente, che lascia al buio. In silenzio. Immobili. Senza speranze.

Lunghi anni in cui loro due hanno condiviso e vissuto sulla loro pelle ormai sottile, sentimenti forti, senza sfumature. “Andiamo avanti insieme Giorgio, come sempre” ma gli occhi di lui rispondevano da troppo tempo “Ti prego, lasciami andare”. Ora Giorgio è andato. Dove sarà? Come starà? Avrà smesso di soffrire?

Domande che nella mente e nel cuore di Angela, madre, donna non credente, si aggrovigliano e contorcono senza trovare una risposta, né conforto.

Ed è un nuovo giorno. Un’alba che la coglie impreparata. Non è finito il mondo? Non si è spento il sole insieme a Giorgio?

Angela prende la borsa e va, come pattuito, a saldare il costo in denaro dell’addio a suo figlio. Perché questo è : si attraversano le Alpi in una notte di fine estate e si paga in ogni possibile modo e senso la morte come liberazione per un figlio, un amico, un essere umano, da un corpo che è ormai corazza troppo pesante da sopportare.

Lascia la struttura in un’ alba che assomiglia troppo ad un tramonto.

Comincia a pensare che forse per lei il sole non sorgerà  più.

Sale in auto e mette in moto meccanicamente, senza pensare. Non ne ha la forza. Non si riconosce più. Pensava di uscire, quella mattina, con la consapevolezza, pur dolorosa, di aver ascoltato il disperato grido di suo figlio, ma nulla è così semplice.

Sente un peso enorme sulle spalle, un dolore atroce nel petto, in ogni angolo di se’.

Ma l’alba lascia comunque e lascerà ancora spazio alla luce del sole e poi verranno la sera e la notte ad invitare al risposo.Siamo granelli di sabbia, foglie al vento, gocce di pioggia in un giorno grigio, siamo vita e morte.

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