Io non mi dimetto.

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Sono queste le parole che lancia come un sasso contundente l’Assessore Daniele Ialacqua. “Quei trentotto consiglieri possono dire quello che vogliono”.

Lui, che era stato il perno Messinese di Legambiente, è stato messo in croce dai Consiglieri Comunali di Messina che in una seduta fiume di oltre 6 ore lo hanno chiamato a rispondere in prima persona dei danni, delle carenze e di tutte le mancanze possibili del servizio di raccolta dei rifiuti a Messina. Accusato di non aver saputo gestire la Messinambiente e di aver scelto insieme al suo Sindaco, Renato Accorinti, un manager di fama nazionale pagato profumatamente, Alessio Ciacci. E tutto questo per sentirsi dire dal manager, poco dopo un anno e qualche mese dall’incarico, che la società è decotta e che i soldi che il Comune paga per il servizio bastano a malapena a pagare lo stipendio dei dipendenti.

Oggi alle 19:00 il Consiglio Comunale torna a riunirsi per ascoltare la replica del Sindaco, Renato Accorinti, e della sua Giunta, che dopo aver subito oltre sei ore di critiche nella precedente seduta non aveva avuto la possibilità di replicare perché i Consiglieri dopo aver parlato si erano allontanati dall’Aula Consiliare, rimanendo al momento della replica solo in cinque.

Le parole dell’Assessore erano state precedute da quelle del Sindaco che in apertura della precedente seduta del consiglio a chi gli chiedeva di fare un passo indietro ha risposto picche: “io voglio continuare”, frase che unita alla sfida lanciata ai consiglieri comunali…”se non mi vogliono possono anche sfiduciarmi ma io non me ne vado”, dimostrano la volontà di voler continuare sino alla fine naturale del mandato.

Oggi la Giunta e il suo Sindaco devono rispondere al diluvio di critiche rivolte all’amministrazione Comunale. Una decina di Consiglieri Comunali, i capogruppo, con facoltà di parlare per 20 minuti senza interruzione e senza contraddittorio alcuno. Liberi di spaziare dalla Tenda, la famosa storia cittadina che presto vedrà la sua conclusione nelle aule di tribunale, alle accuse di para-mafiosità che Paolo David, il capogruppo del PD, ha assunto in proprio e nel nome del gruppo, “Siamo colpevoli”, pur di non rinnegare la sua fedeltà all’amico Sen. Francantonio Genovese, attualmente ai domiciliari per la famosa inchiesta Corsi d’oro. Dall’elenco delle numerose voci del programma elettorale del Sindaco non mantenute e rispettate che il Consigliere Giuseppe Santalco ha letto come fosse la recita di un rosario, alle accuse di “Renanesimo” che la Consigliera Nina Lo Presti ha lanciato con il suo solito cipiglio e autorevolezza. “Lei non è il Sindaco della città, lei e qualcosa di più. Lei è Renato, non può fare il Sindaco.”

E’ indubbio che la Giunta Accorinti sia oggi sottoposta al fuoco di fila di quella stessa maggioranza che l’aveva tenuta a galla. Dalle elezioni di due anni fa erano usciti fuori ben 36 Consiglieri su 40 che sulla carta avrebbero dovuto rappresentare l’opposizione e che invece, come sempre ha denunciato la Consigliera Comunale Nina Lo Presti, hanno approvato tutti gli atti fondamentali delle Giunta ad iniziare dal Piano di riequilibrio decennale. Oggi le forze in Consiglio Comunale sono cambiate e seppure forse ancora non ci sono le maggioranze necessarie ad ottenere la sfiducia del Sindaco, le dichiarazioni contro l’Amministrazione dell’On D’Alia prima dell’estate, le recenti parole sulla stessa linea critica dell’On Garofalo e l’uscita sui giornali della famosa intervista fatta attraverso l’interposta persona del proprio avvocato dal Sen. Francantonio Genovese,  che politicamente sembra voler dire un rimbombante sono tornato, sembrano lanciare un messaggio univoco. Accorinti ha stufato e se ne deve andare a casa.

Anche nel rapporto con le altre Istituzioni cittadine sembra che l’esperienza Acconti debba finire da un momento all’altro e tralasciando i rapporti con la Prefettura, mai idilliaci e sereni, basta ricordare l’atteggiamento della Chiesa e quella mano benedicente del Vescovo di Messina, La Piana, che al passaggio della Vara quest’anno ha preferito rimanere nelle stanze dell’Arcivescovado, uno strappo alla tradizione che voleva il Vescovo per le strade della città con la sua Madonna e con quella che da secoli è la Madonna Assunta della città di Messina.

E’ vero che in democrazia la politica e le maggioranze possono cambiare ma per ricordare quale sono stati i motivi che allora portarono Accorinti alla vittoria elettorale basta prendere uno dei temi fondamentali per la città. Un tema sul quale si appuntano molte delle critiche alla giunta Accorinti, quella raccolta dei rifiuti che è al centro del dibattito cittadino e che vede molto messinesi scattare foto e postarle in internet, e lo facciamo partendo dalla fine. Quel primo d’Agosto, data in cui Alessio Ciacci lascia l’incarico di liquidatore della Messinambiente s.p.a, la partecipata del Comune di Messina per la raccolta dei rifiuti.

Il protettore dell’ambiente, Sant’Alessio Ciacci, come lui stesso si definisce con buonumore nella sua pagina FB, se n’è andato il 1 Agosto con queste parole: “ma quello che più mi ha meravigliato è senza dubbio la generosità, la dedizione, la grande professionalità dei lavoratori che ci hanno creduto e che spero potranno continuare, con il nuovo management a MG 2382
costruire trasparenza ed efficienza, la faccia esattamente opposta della città che ad ogni taglio di spreco pubblico mi attaccava come il peggior amministratore fosse mai esistito in terra siciliana…”Quindi per Ciacci è colpa della Città di Messina se le cose non vanno bene. E’ colpa di noi Messinesi, del nostro modo di nascondere le cose sotto il tappeto. Ha ragione?     

 La notizia per la quale la partecipata aveva personale e costi in più rispetto alle reali esigenze di personale, tanto da non avere i fondi necessari ad espletare tutti i servizi, è stata pubblica da tempo e più volte, ma è stato più facile per tutti nascondere la testa nella sabbia e fare le foto ai cassonetti pieni, ai tombini, ai cartoni, ai materassi e postarle in internet per poter dire: hai visto come è sporca Messina? Mai a nostra memoria è stata così sporca…è tutta colpa di Renato Accorinti e dell’Assessore. Non sanno amministrare, se ne devono andare a casa, si devono dimettere…Frasi e considerazioni, queste, che sono entrate pari, pari nell’Aula del Consiglio Comunale di Messina e che sono state lanciate a mo’ di invettiva o semplicemente con foga in faccia a una Giunta Comunale e al suo Sindaco, seduti in silenzio per oltre 6 ore senza ribattere. La seduta del Consiglio, visionabile per intero nel sito del Comune di Messina, è stata veramente sconcertante.

Come se entrambi, Assessore e Sindaco, non sapessero bene che quella, la Messinambiente S.p.A era una società in liquidazione da decenni, un carrozzone pieno di debiti e rogne. Come non sapessero che il 20% del personale oggi in ruolo a tempo indeterminato, sicuramente padri di famiglia come altri migliaia di disoccupati, si è trovato dal giorno alla mattina con il posto fisso per aver fatto 15 giorni di lavoro occasionale. E conta poco che una sentenza del Tribunale del Lavoro di Messina abbia  stabilito che uno oscuro, strano ma legittimo maneggio amministrativo, all’epoca in cui l’On. Francantonio Genovese era il Sindaco di Messina e oggi chiamato in giudizio e imputato per reati connessi allo Formazione, ha trasformato il rapporto di lavoro da precario e occasionale in lavoro a tempo indeterminato perché il datore di lavoro (la Messinambiente s.p.a) ha approfittato delle proroghe che legge consente ed ha fatto lavorare i lavoratori per circa 45 giorni invece di 15. Oggi quei lavoratori costano, un centinaio circa, 3. milioni di euro in più rispetto ai costi del servizio, costi che nelle sue perizie il Comune non riconosce alla partecipata e che sono stati alla base dell’abbandono di Alessio Ciacci.

Come se non sapessero che gli altri sfortunati padri di famiglia assunti per motivi occasionali nei successivi 15 giorni “di quel magico periodo storico”, oggi si trovano a girovagare nei corridori del Comune di Messina a chiedere al nuovo liquidatore della Messinambiente, Giovanni Calabrò, di non fargli pagare le spese legali di oltre 3.000 euro. E tutto questo solo perché il Giudice Corrado Bonanzinga (nella foto)

ha dato un’interpretazione autentica della strada giurisprudenziale che i Giudici del Tribunale del lavoro di Messina avrebbero dovuto seguire in questo caso e simili. E comunque il sogno di essere assunti a tempo indeterminato nella Messinambiente S.p.A, sia pure in liquidazione, per aver fatto 15 gg. di lavoro occasionale ai tempi d’oro di Genovese ancora rimane e altri padri di famiglia hanno deciso che piuttosto che pagare le spese legali di condanna, di fare appello e arrivare sino in Cassazione pur di non rinunciare al mito del posto fisso.

Sono queste le storie che la città avrebbe dovuto sentirsi dire nelle oltre 6 ore di Consiglio Comunale che hanno visto 38 Consiglieri Comunali chiedere la testa d’Accorinti e forse a quel “non dimetto” alla luce di quanto sopra acquista una luce diversa.

PG 

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