Ismaele, una iena a Messina

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Ismaele la Vardera, ventiduenne siciliano diventato famoso per aver denunciato i brogli di Villabate relativi alla nomina degli scrutinatori per le elezioni europee. Da allora è diventato inviato per Open Space e collaboratore de le Iene, celebri programmi di Italia 1. Esponente di quella piccola ma sempre viva e presente fascia di giovani che ancora conserva e porta avanti un principio, quello della legalità, da seguire e coltivare nelle piccole cose. Noi de ‘Ilcarrettinodelleidee’ abbiamo intervistato questo giovane siciliano, autore di un testo che racchiude l’essenza di una morale da diffondere e condividere, la cui essenza sprigiona dallo stesso titolo: “Le piccole cose fanno la differenza”.

Da cosa nasce la tua passione per il giornalismo?

La mia passione per il giornalismo nasce da un’ esigenza.  Paradossalmente le passioni non nascono da un bisogno , molto spesso nascono da un sogno. Nel mio caso è iniziata da un bisogno: raccontare quello che facevamo nel nostro liceo , il Danilo Dolci di Brancaccio (PA),  quando organizzavamo le assemblee di istituto. Scrivere è stato sempre il desiderio di raccontare la realtà, anche quando quella realtà è difficile da raccontare, anche quando è corrotta, anche quando è piena di controsensi. 

C’è un episodio che può ‘consacrare’ la tua vocazione giornalistica?

Sicuramente elemento fondamentale nel mio percorso fu il conoscere Pino Maniaci. Ho avuto la possibilità di conoscere una persona che mi ha  parlato di come si fa giornalismo, quello vero. Da quell’incontro è nata in me la passione, l’esigenza di raccontare verità nascoste. Da allora non mi sono fermato più.

Il tuo caso è la dimostrazione che se si parla , se si denuncia , le cose possono cambiare . Cosa consigli a tutti i giovani (e non solo) per far sì che tutto ciò possa accadere?

Quello che io dico ai giovani, ai miei coetanei , perché chiamarli giovani sembra lontano, è semplicemente di provare a scrollarsi di dosso la consapevolezza che tanto le cose non cambiano. Questo atteggiamento è ciò che frena l’azione. E’ una posizione che si trasforma in una sorta di scusa che porta a non prendere atto di quello che viviamo, della nostra realtà sociale. Quello che consiglio è di prendere principalmente consapevolezza che le cose possono cambiare, e fare qualcosa affinché cambino . Cosa? Come? Molti ragazzi dicono “ma io cosa posso fare?”. Inizia a praticare giustizia e legalità, verità, amore proprio nella tua città, nel tuo paese, nella tua famiglia, nella tua scuola, nella tua università. Solo allora se tante persone inizieranno a cambiare nelle piccole cose, messe insieme diventeranno rivoluzione

Quanto possono essere utili i social network nella lotta contro l’omertà?

I social network sono una rivoluzione dei nostri tempi, abbiamo compreso che finalmente ciascuno può dire la sua.  A volte sono deleteri, perché molto spesso questa libertà è usata in modo spropositato. Costituiscono comunque una risorsa: se prima certe cose non si potevano dire o non c’erano i canali per poterli dire, oggi ci sono persone che sono riuscite a mettere in luce storie prima in ombra. Grazie al loro essere testarde , tenaci , sono riuscite a tirarle fuori proprio attraverso i social.  Noi giornalisti in questo siamo molto colpevoli  perché non raccontiamo la verità a 360°, colpevoli perché parliamo sempre delle stesse notizie e non cerchiamo delle notizie nuove. I social rischiano di cancellare il nostro mestiere e noi abbiamo il dovere di rimboccarci le maniche e andare per strada, per raccontarla, per sentirne l’odore, i pensieri della gente, perché il giornalismo fatto dalla scrivania è un giornalismo che non funziona più.

Sempre più giovani abbandonano la Sicilia perché le speranze di fare carriera sono molto basse . Credi che per noi giovani siciliani non ci sia altra soluzione ?

Io parlo per esperienza personale, per forza di cose ho dovuto trasferirmi a Milano per il lavoro che faccio,  però con il cuore e la passione sempre qua. Tre volte al mese torno in Sicilia per condividere in qualche modo la mia esperienza, per incontrare i ragazzi, per dire che c’è la possibilità di fare. A volte lasciare la nostra terra è un’esigenza tecnica, il confrontarsi con altre realtà professionali è importante. Ma è altrettanto importante, o meglio, indispensabile il restituire alla propria terra un po’ di quell’esperienza. Credo che la possiamo fare ad alzare il capo , dobbiamo realmente riportare dentro quelle risorse che sono uscite fuori, perchè la Sicilia oggi ha un problema serio. Il positivo non si valorizza, non si analizza nemmeno, e si è sempre pronti a dire che le cose non funzionano. Potrà anche essere così, ma non è l’unica realtà.

Come è cambiata la tua vita dopo la famosa inchiesta sui brogli elettorali di Villabate?

A dire il vero, ora che ci penso siamo a un anno, e se dovessi tirare le somme è stato uno degli anni, forse l’anno più intenso della mia vita. Non volevo assumere  né il ruolo di eroe né il ruolo di chi fa cose straordinarie. Questo per esempio è un altro elemento triste: cioè che un ragazzo che fa il proprio dovere, che fa il giornalista, quello che è giusto che faccia, venga assunto come quasi un mezzo eroe perché decide di denunciare . Questo è stato un problema con cui mi sono confrontato più volte, anche oggi i ragazzi probabilmente mi vedono come se fossi chissà che cosa e questa è una cosa che mi rattrista perché se la normalità  nella nostra società è fare qualcosa di eroico vuol dire che non abbiamo più chiara qual è la normalità, il confine tra normale, ordinario e straordinario. La mia vita non è cambiata perché ho fatto una cosa straordinaria. E’ cambiata perché ho fatto una cosa giusta. Quindi è cambiata per aiutare gli altri . Ho scritto un libro, ho incontrato ottantamila ragazzi da Bassano del Grappa a Messina, passando per Siracusa, Ragusa, Catania, Palermo. E’ cambiata perché ho semplicemente detto che forse voglio dare un contributo, voglio convertirla per raccontare che ce la possiamo fare.

Cresce sempre di più la coscienza antimafiosa , però questa si va a scontrare con i fatti di cronaca che vedono collusione tra chi dovrebbe gestire l’antimafia e la mafia stessa . In che modo un ragazzo può uscire da questo vespaio, come aiutarlo a comprendere?

Con Telejato noi abbiamo scoperto quelli che erano inghippi , imbrogli nella gestione dei beni sequestrati alla mafia, uno non si poteva mai aspettare che chi gestisce i beni sequestrati alla mafia in prima persona , potesse essere colluso. E’ stata una batosta, ma noi con Pino lo abbiamo sempre detto anche se ci hanno preso per folli. Lo stato ha fatto le indagini. Davanti a questa confusione generale io mi metto nei panni dei ragazzi che sentono parlare di antimafia, e non sanno più in cosa credere.  E’ normale che ci sia sconforto. E’ vero, c’è un antimafia di facciata. Un’antimafia che in molti anni ha creato carriere politiche. C’è gente che si è candidata e ha vinto le elezioni  perché diceva di essere antimafioso. Ma il discorso non è cosa sia o non sia antimafia. La legalità va vissuta nelle piccole cose reali, concrete, senza per forza fare le passerelle, senza le commemorazioni. Sono certo cose importanti, ma chi pratica Legalità, come dico nel mio libro, lo fa anche nelle piccole cose, non parcheggiando in seconda fila, non buttando la carta per terra, rispettando le regole elementari. Quella è la vera antimafia fatta sulle piccole cose, il resto sono soltanto parate, commemorazioni, cerimonie che è bene che ci siano, ma devono essere supportate da gesti più concreti.

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