Kinisia, amianto occultato

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“Amianto? Quale amianto?”.

Risponde così Francesco Palermo Patera, responsabile del Servizio di Sicurezza presso la tendopoli di Kinisia, a Trapani, che da due giorni ospita i 700 profughi giunti da Lampedusa a bordo della nave “Excelsior”.

Come mai dopo il rinvenimento di una cospicua quantità di amianto da parte dell’ingegnere Sergio Marino, direttore generale di Arpa Sicilia, i migranti continuino ad essere “ospitati” sull’ex pista militare, sembrava domanda scontata.

Eppure, la notizia delle tre aree sequestrate sabato scorso dalla sezione Territorio e Ambiente della Polizia Municipale, su ordine della Procura di Trapani, sembra essere stata sotterrata insieme agli stessi detriti.

 

Le tre aree sottoposte a sequestro -dichiara il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, commissario per l’Emergenza Immigrazione- si trovano a oltre un chilometro di distanza dalla tendopoli. Mentre le irrilevanti tracce di Eternit ritrovate nel sito destinato all’accoglienza sono già state rimosse da un nucleo specializzato dei Vigili del Fuoco.”

 

Ma i nastri che circondano almeno una delle aree sotto sequestro sono invece ben visibili dalla tendopoli. Sono a circa 300 metri. Sicuramente molto meno del chilometro calcolato dal prefetto Caruso.

“Sarà una cooperativa privata a bonificare l’area” ci spiegano i Vigili del Fuoco.

Ma nessuno dei responsabili sa dirci esattamente quale cooperativa, né quando inizieranno i lavori.

Neanche il prefetto di Trapani, Marilisa Magno, al momento rilascia dichiarazioni.

 

Non si fermano intanto le proteste del sindaco di Trapani Mimmo Fazio e degli abitanti delle zone immediatamente circostanti al sito di accoglienza, che portano avanti una petizione per lo sgombero della tendopoli.

 

“Seguitiamo a ravvisare -sostiene il sindaco di Trapani, Girolamo Fazio- un’assoluta mancanza di idonee condizioni igienico sanitarie per ospitare i migranti. L’area interessata è stata dismessa negli anni ’60 e da allora in quei luoghi si scarica di tutto in grandi quantità, amianto compreso. Stiamo  accogliendo queste persone su una discarica.”

 

Ma non è solo questa la preoccupazione del sindaco.

 

“Presto i profughi scapperanno anche da qui -continua Fazio- ed allora cominceranno i veri problemi. La prefettura ci ha garantito un maggiore controllo da parte delle forze dell’ordine. Ma basterà? Il Governo non ci ha interpellati per prendere una decisione che ci riguardava direttamente e continua a non darci ascolto. È stata operata una scelta ad esclusiva tutela del nord Italia. A questo punto, posso solo dire che per ogni danno che verrà arrecato a un cittadino, faremo partire la richiesta di risarcimento al ministero dell’Interno”.

 

Le operazioni di riconoscimento all’interno della tendopoli frattanto proseguono fra sguardi vuoti, volti stanchi e coretti di gioia al momento del pranzo.

Dietro il recinto, non mancano le battute di spirito. Qualcuno chiede di essere fotografato, mentre qualcun altro prova a telefonare a casa o ad un amico.

Stupisce che molti dei profughi indossino cappelli e giubbotti pesanti, sotto il sole duro di Trapani.

“C’è sabbia!” fa capire a gesti un ragazzo al di là delle “sbarre”.

Nello spiazzale di fronte alle tende, infatti, le ruspe scavano le venti fosse Imhof che dovranno sopperire ai problemi igienici e l’alito di vento che soffia ad alleviare il caldo, porta con sé polvere e detriti.

Chiediamo ai medici ed ai mediatori della cooperativa “Insieme Onluss” di Castelvetrano ciò che non riusciamo a capire osservando da fuori quanto avviene al di là del recinto.

“Stanno bene -rispondono gli operatori- ma qualcuno di loro è confuso e spaventato”.

 

Forse perché, sulla nave che li ha portati via da Lampedusa, aveva creduto di farcela, aveva pensato di essere vivo e libero. Ma si è risvegliato in un lager.

 

Natya Migliori

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