L’asilo distrutto dai bulldozer nella Striscia di Gaza

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Quindici giorni fa un ordine di sgombero da parte dell’esercito israeliano. Tutti gli abitanti di Um al Nasser, villaggio della Striscia di Gaza al confine con Israele, sono stati obbligati nel cuore della notte ad abbandonare le proprie abitazioni. Sono partiti anche i piccoli ospiti del centro per l’infanzia la “Terra dei Bambini”, poco prima che i bulldozer demolissero la struttura, esempio di eccellenza della cooperazione italiana in territori tristemente alla ribalta nelle cronache quotidiane. Non solo asilo, ma anche ambulatorio pediatrico, mensa comunitaria, consultorio familiare. Il tentativo di costruire «un’oasi di pace a difesa dei diritti dell’infanzia», come si legge sul sito della ONG Vento di Terra, che gestiva il centro. La onlus italiana nasce nel 2006 dall’incontro di cooperanti provenienti da percorsi differenti con lo specifico obiettivo di portare aiuti nei Paesi di frontiera, operando prevalentemente in Palestina, Giordania ed Afghanistan, attraverso programmi di servizi educativi, microimpresa e agricoltura contadina.

Sabina Sacchi, responsabile relazioni con la stampa dell’associazione, prova a raccontarci questi giorni difficili e concitati, mentre il presidente Massimo Annibale Rossi si trova in Palestina per coordinare lo staff locale e monitorare la situazione nel campo profughi di Jabalia, dove si trova gran parte della popolazione sfollata. «Non si può non sentirsi impotenti, soprattutto chi come noi segue le vicende dall’Italia. Il nostro centro è stato distrutto senza alcuna ragione ed il villaggio di Um al Nasser è ancora occupato dall’esercito israeliano. In questa fase emergenziale, stiamo incontrando organizzazioni ed istituzioni locali per capire come muoverci e tentare di avere qualche riscontro da parte del governo israeliano. I 130 bambini del centro per l’infanzia si trovano oggi rifugiati nelle scuole delle Nazioni Unite, quasi al collasso, oppure ospitati da amici e parenti in altre zone della Striscia di Gaza. Questi ultimi, in particolare, sfuggono al nostro controllo diretto e sono più vulnerabili».

I contatti telefonici con lo staff locale sono quotidiani, ma la qualità delle comunicazioni peggiorano sempre di più e non si può che sperare che non cessino. «La direttrice dell’asilo ci aggiorna quotidianamente – racconta Sabina Sacchi di Vento di Terra Ong – . I bombardamenti non accennano a cessare e la situazione è difficile, perché non esistono posti sicuri né per gli adulti né per i bambini. Dall’Italia, non possiamo far altro che far veicolare le notizie cercando di dar loro massima diffusione. Il tema è molto delicato e l’attenzione dei media è puntata su Gaza: esistono, però, molte polemiche sul modo in cui vengono raccontati i fatti attraverso la stampa».

Un duro appello è stato lanciato negli scorsi giorni da otto ONG italiane impegnate in Palestina, tra cui Vento di Terra, chiedendo solidarietà e la mobilitazione di organi internazionali e governi per il rispetto Diritto Internazionale Umanitario e del Diritto Internazionale, per schierarsi dalla parte dei civili di Gaza, definita una “prigione a cielo aperto, per il volere di molti”. «Nella nostra esperienza in Palestina – racconta la responsabile stampa della ong italiana – abbiamo sempre lavorato con persone pacifiche, che mai hanno avuto a che fare con la resistenza armata, come gran parte della popolazione. Sono uomini, donne e bambini che vogliono vivere in pace e, soprattutto, in libertà. Purtroppo questi otto anni di embargo non hanno reso le loro vite facili, come ci raccontano spesso. Penso che il governo italiano sia consapevole della situazione difficile nella Striscia di Gaza e comprendo che si entri in questioni politiche spinose. Lanciamo comunque il nostro appello alle istituzioni del nostro Paese, affinché si schierino non con una o l’altra parte, ma a favore delle popolazioni civili di Gaza per ottenere un cessate il fuoco e l’embargo alle armi».

Intanto sul sito della ONG Vento di Terra campeggia una frase che rappresenta il coraggio e la dedizione di chi dona tutto sé stesso alle popolazioni sofferenti delle zone di guerra e di frontiera: “LA TERRA DEI BAMBINI VIVE! Continua a vivere, fuori dalle pareti del centro. Vive in quanto messaggio di pace e difesa dei diritti dei bambini, vive nella popolazione beduina di Um al Nasser, che ci lancia un appello di aiuto, al quale siamo pronti a rispondere”.

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