L’elogio funebre del boss Sfameni

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12 dicembre 1985, Villafranca Tirrena. Graziella Campagna, 17 anni, viene rapita e assassinata con cinque colpi di fucile a canne mozze da gerlando alberti Jr. e giovanni sutera, pericolosi latitanti palermitani.

 

22 gennaio 2012, Villafranca Tirrena. Muore santo sfameni, riconosciuto boss del paese e referente di Cosa Nostra palermitana e catanese nella provincia di Messina. Intimo amico di michelangelo alfano.

 

Cosa lega queste due date? Santo Sfameni, detto Don Santo, oltre ad aver mosso i fili della giustizia messinese per lungo tempo, coprì la latitanza degli assassini di Graziella a Villafranca Tirrena. Fu lui, l’imprenditore onesto al quale sono stati confiscati beni per oltre 15 milioni di euro, a presentare Gerlando Alberti Jr. all’allora maresciallo dei Carabinieri Carmelo Giardina e fu quest’ultimo, secondo quanto da lui stesso riferito ai magistrati, a presentare Gerlando Alberti Jr. all’ex sindaco (e attuale consigliere provinciale) Vincenzo La Rosa.

 

Bene, ieri abbiamo avuto modo di assistere all’incoronazione pubblica di un altro fervido estimatore del boss Sfameni: il parroco della chiesa Nostra Signora di Lourdes, da molti soprannominato “tour operator” per la sua incontenibile passione per i viaggi. Ieri, durante l’omelia per i funerali del capomafia, infatti, Padre antonino pelleriti, sacerdote di Villafranca Tirrena da moltissimi anni, ha elogiato la figura del boss, ricordando il contributo dato dal “nostro fratello” (fratello di chi? Certamente non mio) alla parrocchia, in occasione della costruzione della gradinata che guarda il campetto da calcio attiguo alla chiesa. Si può dire, senza timore di risultare ingiusti, che l’omelia di padre Pelleriti è un’offesa alla memoria di Graziella e di tutte le vittime innocenti della mafia. Un intollerabile affronto al sacrificio di parroci come Don Pino Puglisi e Don Peppe Diana, assassinati da Cosa Nostra e Camorra per aver combattuto la mentalità mafiosa.

 

Ma in chiesa, ieri, non c’erano soltanto la bara, i familiari di Sfameni e il parroco. Oltre 500 persone hanno pianto (o, piuttosto, riverito per l’ultima volta) il “patriarca”, e tra queste figuravano politici locali, il vicesindaco matteo de marco (futuro candidato a sindaco che con sfameni aveva un rapporto di personale amicizia…), assessori e consiglieri comunali. Persino i vigili urbani in uniforme. Esequie di spessore, quindi, per il boss mafioso.

 

A questi rappresentanti delle istituzioni locali, alcuni dei quali il 12 dicembre 2010, durante la commemorazione di Graziella Campagna organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, storcevano il naso seduti in prima fila, vorrei far notare che per l’ennesima volta il buon nome di Villafranca Tirrena è stato infangato dalla loro condotta pubblica e non dai familiari delle vittime. Dal Sindaco pietro la tona mi aspetterei una spiegazione in merito alla partecipazione dei Vigili Urbani in uniforme. Il fatto è che, quand’anche provasse a dare una spiegazione, non riuscirebbe a convincere nessun cittadino onesto sull’opportunità  di rendere omaggio in modo così spudorato ad un criminale.

 

Valeria Bonanno

 

A corredo citiamo quanto riportato oggi dal quotidiano Messinese:

Era riverito in vita da una buona parte dei suoi compaesani. Lo è stato anche in punto di morte. Il “patriarca” se ne è andato a 83 anni e cinquecento persone gli hanno reso omaggio, durante la celebrazione del rito funebre nella chiesa Nostra Signora di Lourdes. Gente di Villafranca ma anche accorsa da fuori, da Palermo e da Barcellona, dalla vicina Calabria. santo sfameni era “uomo di rispetto”, indicato nelle ordinanze di custodia cautelare e nelle sentenze passate in giudicato quale “boss di vecchio stampo”, referente di cosa nostra, amico intimo di michelangelo alfano, di mommo piromalli, di bernardo provenzano. Gli ultimi anni della sua esistenza li ha trascorsi da tranquillo pensionato, seduto davanti al portone della casa presa in affitto a Giuntarella. I beni gli erano stati confiscati, anzi santo sfameni ha potuto fregiarsi del record delle confische nella provincia peloritana (sette immobili, tra ville e palazzi, sono stati incamerati, alcuni dei quali dal Comune di Messina, che li ha destinati a scopi sociali). Ma in paese era considerato una sorta di vecchio saggio, che dispensava consigli e ogni mattina leggeva il suo giornale, commentando ad alta voce le notizie. La Chiesa rifiuta il sacramento della comunione ai divorziati ma a un “boss” i funerali sono dovuti. E padre antonino pelleriti, officiando le esequie, davanti a parecchi esponenti della politica locale, tra cui anche il vicesindaco, alcuni assessori e consiglieri comunali di Villafranca, ha tratteggiato la figura del “patriarca”: «In pochi lo sanno – ha affermato –, ma quando negli anni ‘90 le ditte lavoravano per la realizzazione della gradinata prospiciente il campetto di calcio attiguo alla parrocchia, il nostro fratello ha voluto dare un suo contributo». E l’accusa di aver protetto i criminali assassini della povera Graziella Campagna, gerlando alberti jr e giovanni sutera, condannati in via definitiva per l’omicidio più efferato mai accaduto a Messina e nel suo hinterland? Acqua passata. E la sentenza andata in giudicato per la gambizzazione di un docente universitario? E il periodo di latitanza trascorso tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, con collegamenti mai chiariti del tutto con apparati dello Stato, logge massoniche e “amici degli amici”? E la cattura avvenuta il 18 maggio 1994? Santo Sfameni ha sempre respinto le “insinuazioni malevole”, le ha definite «un’infamia”, perché lui si considerava un «onesto imprenditore», incappato chissà perché nelle maglie della giustizia. E a Villafranca anche ieri c’era chi lo ricordava come «una figura tutto sommato positiva». Sì, qualcuno ha detto che «grazie a lui a Villafranca la mafia locale non ha mai imposto il “pizzo”». Si stava bene, grazie al “patriarca”. Perché, dunque, stupirsi se ai suoi funerali c’erano i politici locali, i vigili urbani in uniforme, i rappresentanti dell’amministrazione e del consiglio comunale? Ogni uomo, anche colui che ha commesso i reati più odiosi, ha il diritto a una degna sepoltura e a essere ricordato dai propri cari e amici. Ma per noi questa è la terra di Graziella Campagna, più che di santo sfameni. È la terra di Falcone e Borsellino, più che di riina e provenzano. Non dimentichiamolo mai.

REDAZIONE MESSINA – GDS

 

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