La bella Madeleine

Storie di una bella francese, diventata Troia, di una prostata, di un commercialista deputato e confiscato, di una presidente, di un urologo suicidato e di un negozio di frutta

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Oggi vi parliamo di una bella signora francese, Madeleine Orlando, di padre Italiano, oggi 55 anni, che ha avuto l’onore delle cronache nel maggio 2015, ma che già aveva rivestito un ruolo importante nel 2003, con il ruolo di badante, allorché bernardo provenzano si recò in Francia, presso la clinica “La Licorne” di Marsiglia, per farsi operare per un tumore alla prostata.  In altri rapporti si parla di una clinica “La Casamanche”, dopo gli accertamenti effettuati nell’altra casa di cura,    

“La Ciotat”, con l’intervento degli specialisti urologi Breton e Bonin.   

A quel tempo la bella Madeleine aveva sposato Salvatore Troia, figlio del boss di Villabate gaspare, uno della cosca di nicola mandalà. Gaspare Troia è il nome con cui bernardo provenzano si presentò alla clinica francese. Un mistero rimasto insoluto è quello dell’urologo Attilio Manca, un autentico esperto della materia, che avrebbe lavorato con l’equipe che operò Provenzano .

Manca  venne trovato misteriosamente morto a Viterbo il 12 febbraio 2004 e, su quel delitto, camuffato da morte per overdose, ancora oggi non è stata fatta luce. Al ritorno dalla Francia,  il pentito Giuseppe Campanella ,nel 2001   nel suo ruolo di presidente del Consiglio Comunale, si era adoperato per il rilascio a provenzano la falsa carta d’identità, e grazie all’intervento di Giuseppe Acanto,  a  Salvatore Troia venne rilasciata una licenza per l’apertura di un panificio. Interrogata dagli investigatori Madeleine avrebbe dichiarato: “

Ho seguito l’iter medico di una persona anziana che mi era stata presentata da mio marito. Mi disse che era un parente proveniente dalla Sicilia, ma non so chi era». E tuttavia la Orlando avrebbe riconosciuto Provenzano attraverso uno degli identikit realizzati con la collaborazione del pentito Nino Giuffrè.

Ma chi è Giuseppe Acanto? Dottore commercialista,  nel 2001 è stato candidato nella lista  Biancofiore all’Assemblea regionale siciliana, per volontà dell’allora presidente Salvatore Cuffaro. Primo dei non eletti, era entrato nel 2004 a sala d’Ercole al posto del maresciallo dei carabinieri Antonino Borzacchelli, finito in carcere. In precedenza è stato, a Villabate tra i maggiori attivisti di  Forza Italia e non è stato candidato in questa lista a causa di una condanna per porto d’armi abusivo. 

Gli investigatori del centro operativo Dia di Palermo hanno scoperto che Acanto avrebbe gestito dal suo studio di commercialista un vero e proprio tesoro, facente capo in gran parte al capomafia nino mandalà: beni e società per un valore di 780 milioni di euro, comprendenti  numerose cooperative di servizi sociali, di assistenza domiciliare, di commercio all’ingrosso di frutta fresca e surgelata, con interessi anche nel settore di  raffinazione, trattamento,  commercio all’ingrosso e al minuto di combustibili liquidi e gassosi. Nel maggio 2015 è scattato così il sequestro:    

 In realtà, nel caso di Acanto la Saguto, ha posto in atto quello che nel libro “In nome dell’antimafia” ho chiamato “il principio di transitività”, ovvero che tutti coloro che abbiano avuto contatti di qualsiasi tipo con il preposto mafioso cui è fatto un sequestro, per transitività sono da ritenersi mafiosi e quindi vanno sottoposti alle misure di prevenzione. Nel caso di Acanto, poiché  egli, dal suo studio di commercialista a Palermo, in viale Europa n.151/1 gestiva la contabilità di numerosi esercizi finanziari, ha finito con il coinvolgere nel sequestro anche queste ditte, secondo gli investigatori nella sfera di Mandalà,  facendo stimare l’ammontare del sequestro in circa 750 mila euro.

 In realtà, da quanto si è potuto sapere , l’unica disponibilità liquida di Acanto pare che fosse quella di un deposito di 40.000 euro, chieste a una banca, per ristrutturare la casa in cui abitava e darne una parte alla figlia che si doveva sposare. Ma di lì a 780 mila euro c’è un abisso. Cosa c’entra Acanto con Madelein?

Secondo un articolo di Salvo Palazzolo su Repubblica del 21.5.2015 nel luglio 2010 alla bella Madeleine Orlando sarebbe stato affidato l’incarico di mettere in liquidazione la “Passion Fruit”, una delle imprese del mercato ortofrutticolo di Villabate, di cui Acanto è stato direttore,  che aveva tra i suoi soci Nicolina Lo Monaco, moglie di Acanto.

Su questa notizia alcune cose non quadrano:

1.La Passion Fruit è un’azienda ancora attiva , con sede in Piazza Figurella, presso il Mercato ortofrutticolo allo stand 2 che nel 2020 riporta un range di fatturato di ‘Meno di 300.000 Euro’.

2. Da chi fu dato a Madeleine, a luglio,  l’incarico di mettere in liquidazione l’azienda?  Potrebbe essere stata la Saguto,  nominata alla Presidenza dell’Ufficio Misure di prevenzione nel maggio 2010, ma era un settore di sua competenza?  Perché e a che titolo  la Saguto o chi per lei avrebbe dovuto affidare alla moglie di un presunto mafioso la liquidazione di una società di cui era socia la moglie di Acanto? Nel 2010 Acanto era già nel mirino degli investigatori come elemento in contatto con la cosca di Mandalà?

3.il sequestro Acanto è fatto nel maggio 2015, quindi la Passion Fruit doveva avere passato guai giudiziari ed essere stata messa in liquidazione in precedenza. Perché?

4. Che fine hanno fatto la bella Madeleine, suo marito e suo suocero?

5. Quest’ultima domanda non è importante, è solo una curiosità: che fine ha fatto Acanto?

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