La buia Notte della cultura Messina

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La mano destra toccò una mano che stringeva la spada di un pescespada, si spostò di poco a sinistra e sfiorò la spalla di una donna e i suoi capelli ondulati, e sotto il medio gli risaltò il petto d’uomo. Con il pollice, intanto, sentiva il calore di una lampadina e la buccia nodosa dei limoni con il contorno di una cassetta di mele posta di sbieco. Tutto in una volta lo colpì l’odore del mare, il sapore acre dei limoni e il profumo di una donna.

Staccò la mano spaventato. Il susseguirsi delle sensazioni e l’accavallarsi delle emozioni erano state troppo improvvise e inaspettate, sbigottito di se stesso ebbe bisogno di prendere fiato.

Poi, come chi non è sicuro di quello che ha provato, rimise la mano.

Uova, finocchi, un costato di bue, olive, formaggi, mozzarelle, salcicce. Una cascata di sapori e  intensi odori lo sommersero, memorie di quando con sua madre andava al mercato gli si affacciarono alla mente, e risentì le vecchie voci dei venditori e lo sbattere con le panche e l’urtarsi con la gente. Ricorda, dopo tanto tempo, il  piacere che gli dava la carta oleata e i sacchetti di cartone, un profumo asprigno che sapeva di buono.

E’ contento che la sua Città abbia deciso di pensare anche a lui. Chi glielo doveva dire che da Siciliano e da cieco avrebbe finalmente capito il concetto di sicilianità in contrapposizione a quello di sicilianitudine, o sentito e possiamo dire anche visto la “vucciria” di Renato Guttuso.

Questo sarebbe stato possibile se un’amministrazione meno autoreferenziale e celebrativa di se stessa, avesse pensato a rendere accessibile anche ai disabili la seconda notte della Cultura di Messina.

E’ possibile che a Cesena, una ridente città dell’Emilia Romagna di soli 96.211 abitanti, in occasione della settimana della cultura si sia riusciti a esporre una versione tridimensionale della Madonna della Pera, di Paolo Veneziano, al fine di avvicinarsi all’opera grazie all’esplorazione tattile e a pubblicizzare l’evento con un volantino per non vedenti, scritto in Braille. O che si sia riusciti, addirittura, ad avere interpreti del linguaggio dei segni per favorire l’incontro con persone che hanno difficoltà uditive.

Si, è possibile ed è normale per una città come Cesena, o per la frazione di San Pietro in Bagno,   avere della Cultura un significato dinamico e variegato, che dai costumi, alle credenze, agli atteggiamenti, ai valori, agli ideali, sappia passare dall’individuo alla collettività di cui egli fa parte, sino a raggiungere non un ideale di cultura ma un’identità culturale capace di individuare un gruppo etnico, un gruppo sociale, in altri termini una città.

Evidentemente per Messina, al di là di tutte le notti che dietro di sé lasciano solo buio e freddo,   non si può parlare di cultura dinamica e variegata, o meglio si deve parlare di una cultura per pochi e non di tutti.

A non tutti è stato concesso d’accedere al Museo Regionale di Messina dove “Rubens vede Caravaggio”  mentre Messina non riesce a vedere i suoi disabili. Non parliamo del Museo del Duomo, della Galleria d’arte moderna della Provincia, del museo di S.Annibale di Francia e non parliamo poi della Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina, così preoccupata a salvaguardare l’antico e il vetusto da non riuscire ad eliminare gli scalini che impediscono l’accesso alla sua entrata, cosi mentre il Ministero dei Beni Culturali finanzia progetti finalizzati all’accessibilità delle opere e dei luoghi d’arte ( vedasi il sito www.beniculturali.it), la Soprintendenza, di fronte alla sua sede istituzionale, non riesce a immaginare neanche l’idea di un posteggio riservato ai disabili.

Sono state belle anche le parole degli amministratori locali, il Sindaco On. Giuseppe Buzzanca e il Vicesindaco. On. Giovanni  Ardizzone, i quali  per non perdere l’occasione e orgogliosamente ebbero a declamare: Abbiamo intrapreso la strada giusta, vogliamo  valorizzare tanti luoghi spesso sconosciuti e ignorati. Messina non è mai stata distrutta dal terremoto, il suo vero cuore profondo non ha mai smesso di battere.

Questa sarebbe la strada giusta ?  E’ questa la strada che hanno intrapreso nella notte della cultura per rendere accessibile la casa Comunale ? Si sono posti forse il problema di come rendere fruibile anche ai disabili il famoso “Antiquarium” di Palazzo Zanca ? opera costata oltre 250.000,00 Euro, o rendere accessibile l’altrettanto famoso “rostro” di Epoca Romana?

No, cari Signori, non è questa la strada.

La notte della Cultura è costata al solo Comune di Messina €.25.000,00 ed ha avuto un costo economico anche per le altre istituzioni, Regione, Provincia, Ministeri, ecc. E’ costato avere le Bande Musicali che suonavano nelle varie piazze, è costato tenere aperto l’acquario di Villa Mazzini e il Teatro Vittorio Emanuele o tenere aperti locali, chiese e quant’altro.

Ora è vero che la Cultura non può essere monetizzata ma se essa non comprende e non prevede  il costo e l’onere per rendere accessibile e fruibile  lo “spazio culturale” diventa solo un’operazione politica che ha a che fare con il commercio e con gli affari e poco con la cultura.

No, cari Signori, non è questa la strada.

E in questo miserevole campo del do ut des, cari Signori, precisiamo ancora che il costo della cultura è stato pagato anche con soldi dei disabili. Messinesi quando si tratta di  pagare le tasse e scientemente esclusi quando si tratta di cultura, di convegni, di assistenza sociale, costretti e patire e subire le decisioni prese degli altri e dall’alto. Chiamati al silenzio prima dalla propria città e poi dalla natura delle loro disabilità.    

No, cari Signori, non è questa la strada. 

 

 

 

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