La capanna del Bighi

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In certe circostanze mi tornano in mente avvenimenti del mio passato, come questo che vado a raccontare.

 Quasi trent’anni fa, l’azienda romana presso la quale allora ero impiegato prese un appalto in Toscana, sulle Colline Metallifere, territorio del grossetano dove allora ferveva l’ultima attività mineraria italiana.

Così ai primi di febbraio del 1984 venni trasferito in minuscolo paesino, che a malapena appariva sulle carte geografiche più dettagliate: Prata, posta a 650 mt. sul livello del mare e frazione del comune di Massa Marittima.

Avevo 27 anni e all’arrivo in quella zona coincise con una giornata particolarmente fredda e nevosa, per la quale i pochi abitanti preferivano starsene rintanati al calduccio. Ebbi per parecchi minuti momenti di smarrimento  e mi venne in mente il libro “Il deserto dei Tartari”, allorchè il tenente Drogo, protagonista del romanzo giunge alla Fortezza Bastiani, sperduto avamposto dell’Impero Austro-Ungarico, dove al di là del quale c’era il nulla….

Ed infatti l’opera appaltata, una volta finita, collegava il nulla con il nulla: praticamente collegava con tre arditi viadotti, due tronconi solitari della sperduta SS 441 Massetana, a monte e a valle del paesino, che veniva così by-passato, per impedire ai grossi autocarri dell’allora miniera di pirite di Boccheggiano di costeggiare il paese troppo da vicino.

Dopo circa un mese, essendo a buon punto i rilievi per il tracciato della strada e dei tre viadotti, iniziarono i primi espropri.

All’estremità nord-est del piazzale del cantiere, sopra uno strapiombo, sorgeva su un montarozzo una capanna d legno, col tetto coperto da tegole sgangherate, che veniva utilizzata da il Bighi, un vecchio cacciatore ottantenne per tenerci i cani, e che ogni giorno passava dalla stradina adiacente i nostri uffici ed allegramente ci salutava, calorosamente ricambiato. Passarono una decina di giorni e una mattina che il Bighi (mi par di ricordare che quello fosse il suo soprannome) passava accanto ai nostri uffici, mi dissero di fermarlo per via delle pratiche espropriative.

In quel momento il capocantiere era impegnato in una telefonata con la direzione centrale e il Bighi s’intrattenne a conversare nel mio ufficio.

« L’è una gran brutta ‘osa diventar vecchi, in specialmodo quando i figlioli son tutti andati via e mi ritrovo da solo con la mi moglie che non solo è vecchia, ma rompe continuamente ‘ogli***, e gli dà noi ogni ‘osa che fo. Se un faccio nulla gli do noia, se faccia ‘ualcosa gli do noia, se dormo gli do noia ed alora che fo? Mi prendo la mi pipa e il mi sacchetto de i tabacco e me ne vo dai ‘ani, nel “mi regno”, in codesta ‘apanna che ho ‘ostì. E una volta là mi dimentico di tutto, fumo a volontà e un c’è  nessuno che blatera perchè un gli va bene quello che faccio o quello che non faccio. E quando son lì son ‘ontento…».

Il discorso del Bighi fu interrotto dall’entrata nella stanza del capocantiere.

Dopo i saluti, questi notificò all’anziano i decreti di esproprio del terreno dove sorgeva la capanna, perchè è proprio là doveva sorgere la spalla d’appoggio del “viadotto Prata”…..« O geometra, se ‘odesta è una burla, lei un fa mia ride’!!! » esclamò il Bighi tra la stizza e lo smarrimento.

« No, signor ******, no mi permetterei mai di scherzare nè con lei, nè con il mio lavoro. Purtroppo il progetto consegnatoci dall’ANAS prevede che il viadotto parta da dove c’è la sua capanna e per questo dobbiamo espropriare il terreno. Lei ha naturalmente il diritto di fare ricorso, ma io penso che sarebbe solo un perdere tempo e dare soldi agli avvocati ».Il vecchio stette in silenzio per qualche minuto e poi lentamente disse: « Con tante montagne, giusto ‘ostì dovevano costruire il ponte….. ».

Il Bighi firmò i documenti dell’esproprio e dopo qualche giorno portò via i cani nella capanna di un conoscente e non lo rivedemmo più.La ruspa inclemente, in pochi minuti distrusse quello che rimaneva del “regno del Bighi”.

Il terreno gli fu pagato una misera, per come prevedevano i parametri d’esproprio per le zone di alta collina, improduttivi e di scarso valore economico….

Dopo manco due mesi il Bighi, dopo un malore, passò a miglior vita.

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