In bus con Silvana Mangano

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Aspetto un bus che sembra non dover arrivare mai e sono spazientita. Da 10 minuti mi fa compagnia anche un anziano signore che ad un certo punto si siede sulla panchina accanto a me. Dopo un po’ mi accorgo che anche lui comincia ad innervosirsi per l’interminabile attesa e ad un certo punto mi chiede se anch’io sto aspettando il 124. Gli rispondo di sì, “ già da mezzora”- aggiungo- lui sospira con sguardo rassegnato. Scambiamo qualche altra parola per ammazzare il tempo, credo. Passano altri 12 minuti, e il bus arriva. Sono nervosa perché tre quarti d’ora di ritardo rischiano di mandare all’aria la mia tabella di marcia e la cosa mi sta facendo produrre un bel po’ di bile.

Non ci voglio neanche più salire su quel bus, maledizione! E invece ci salgo. Caso vuole che l’unico posto libero sia quello accanto allo stesso signore, mi ci siedo e tra una parola e l’altra scopro che scenderemo alla stessa fermata. Rimugino contrariata sui miei tempi stretti mentre lui armeggia col suo cellulare fino a quando me lo porge per farmi vedere qualcosa. Mentre lo fa immagino sia il classico nonnino che vuole sbandierare orgoglioso le foto dei nipotini e invece mi mostra sì una foto ma… di Silvana Mangano, una delle più famose attrici del cinema italiano che probabilmente i più giovani neanche ricordano ma per me invece riconoscibilissima. L’indimenticabile mondina di Riso Amaro, diventata un’icona, un sex symbol del neorealismo. Il signore si stupisce della mia immediata risposta e mi fa: “lei lo sa che Silvana Mangano è mia cugina”?

Lì per lì rimango mezzo secondo titubante perché penso mi stia prendendo in giro: cioè, dico, la Mangano, la“Anita Ekberg italiana”, un mostro sacro tipo la Loren, la Lollobrigida, divisa tra Roma, l’America e il jet-set internazionale , che vuoi che c’entri con un attempato signore palermitano? Ma metto da parte le perplessità e riesco a dire solo : “cugina”?

E da qui mi si apre un mondo. In 20/25 minuti di tragitto il signore scorre orgoglioso una carrellata infinita di foto sciorinando un pezzo di storia della sua famiglia e del cinema italiano. E scopro così che il padre della Mangano era originario di Petralia Soprana, che Alberto Sordi non si sposò mai perché lei fu il solo grande amore della sua vita a cui rinunciò perché già moglie di De Laurentis, che soffriva di una forma di depressione per aver perso in un incidente aereo l’unico figlio maschio, che non è sepolta in Italia ma in America dove le sue ceneri sono proprio accanto a quelle del figlio. O ancora, che avrebbe dovuto recitare lei nel film “La dolce vita” ma a causa di un precedente flirt con Marcello Mastroianni e della gelosia del marito De Laurentis si pensò di “evitare” e si scelse la Ekberg.

O, ancora, che lei chiamò il figlio Federico proprio in onore di Fellini… poi la foto di lei che fuma una sigaretta e il signore che mi dice: “vede, vede…è questo che l’ha uccisa”, scoprendo così che morì a causa di un cancro anche se non ai polmoni. Sono foto bellissime, non solo quelle viste e riviste sui set dei suoi film più famosi ma soprattutto quelle che la ritraggono, giovanissima, a Petralia , con la famiglia o su un mulo e il fazzoletto in testa come una contadinella qualunque. Il signore mi dice che le foto sono sue, che conserva gelosamente gli originali ma che ha concesso le copie al Comune di Petralia il quale, un paio di anni fa, ha allestito una mostra per omaggiare l’attrice.

Intanto il bus si ferma, dobbiamo scendere. Per un tratto di strada procediamo insieme ma a un certo punto dobbiamo salutarci. Gli stringo calorosamente la mano e lo ringrazio con gratitudine per aver voluto condividere con me questo bellissimo racconto e per essere riuscito a farmi scordare il nervosismo per il forte ritardo del bus. Chi se ne frega in fondo? Se non fosse stato per il ritardo probabilmente mi sarei persa questo incontro fortuito e questo pezzo di vita.

Me ne vado sorridendo. Solo molto dopo realizzo di non aver chiesto al signore come si chiamava…e mi prendo in giro da sola pensando che magari mi ha sparato balle per tutto il tempo raccontandomi la storiella presa dal libro di una delle figlie dell’attrice e che lui stesso ha citato tra le tante cose. Ma scelgo di fidarmi. E faccio bene. Perché una volta a casa, incrociando un po’ di dati scopro che questo signore è davvero il cugino della mondina più famosa d’Italia. E adesso so anche come si chiama.

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