La mafia combatte il ricordo

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Nessuna mano solleverà
la pietra dei vostri sepolcri…
Nessuna schioderà
le bare dalle maniglie di bronzo…
Forse solo la tua, bambino

Era il mese di Luglio del 2017 e un vigliacco, con pensieri di mafia distrugge la statua del Giudice Giovanni Falcone. La statua era posta davanti a una scuola, una scuola sita allo ZEN e questo bastò a giustificare “l’atto vandalico”, ma il fatto di cronaca avvenuto oggi, 28 Agosto 2018, ci dimostra che non è il luogo a essere contro il ricordo, ma quattro pezzi di merda in delirio di onnipotenza perché coperti da anonimato.

Questa notte alcuni vigliacchi hanno colpito uno dei grandi simboli della lotta alle mafie: il monumento che ricorda la strage di Pizzolungo, il bronzo che ricorda il sacrificio innocente di una mamma e dei suoi due bambini, rei di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato, rei di aver sacrificato la loro vita per la salvezza del Giudice Carlo Palermo, rei oggi di essere, attraverso il loro ricordo, strumento di lotta e legalità.

Ma credo che più di tutte sia stata colpita la scuola, capace di usare la memoria storica per costruire cittadini responsabili. Quando nel 2017 venne distrutto il monumento al Dott Falcone l’ex preside della scuola Alcide De Gasperi, Domenico Di Fatta, così si espresse: “Non ci sono dubbi. Questo è un gesto mirato per farci capire che possiamo organizzare o aderire a qualsiasi iniziativa a favore della legalità ma alla fine a comandare sono loro“. E quel “loro” lasciato sospeso nell’aria altro non era che un riferimento diretto a cosa nostra. Allora venne persino bruciato un manifesto che ritraeva il Giudice dietro i cancelli della scuola medesima.

Ugualmente questa notte è stato fatto sparire, dopo averlo divelto il monumento che ritraeva la signora Barbara Rizzo abbracciata ai suoi bambini; Salvatore e Giuseppe Asta, morti insieme il 12 Aprile del 1985.

Ma non è stata  vandalizzata la lapide “originale”, posta sul luogo dei fatti, non interessava alla mafia. Quello è un luogo anonimo, buono solo per le commemorazioni e non lascia traccia nelle auto in transito. E’ stato vandalizzato invece il monumento “gemello” posto davanti a una scuola: la “ Scuola Materna: Asta” in ricordo delle vittime. E no, alla mafia non piace il ricordo, non piace che un bambino vedendo un monumento possa chiedere: “Maestra, chi è”? e la Maestra glielo spiegherà e spiegherà inoltre di quanto vile, inutile e schifosa sia ogni forma di Mafia.

L’ onorevole Piera Aiello, sentita telefonicamente ci dice: “ hanno paura della memoria, paura che se ne parli, così come fa Margherita. Possono distruggere i bronzi e le pietre, ma non potranno mai distruggere il ricordo. Così facendo cresce la nostra rabbia e si moltiplica il nostro impegno, nessun gesto resterà impunito”.

E io voglio chiudere ricordando ancora le parole di Gesualdo Bufalino: La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari.

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