La Polonia aperta alla vita ma che non sia in vitreo

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Nella lunga lotta tra progressismo e conservatorismo, a farne le spese sono sempre i singoli individui. Ma se a essere toccato è il diritto a cercare di avere figli, allora è tutta la civiltà c.d. cattolica di un paese a fare un passo indietro.

In questo periodo d’incertezza e di crisi economica, era prevedibile che diversi paesi decidessero di affidarsi a governi ultraconservatori. L’Ungheria ne è un esempio, e sembra anche che molte regioni francesi passeranno a essere governate dal Front National di Marine LePen. Ma c’è un altro paese che ha eletto da pochi mesi un governo fortemente di destra: la Polonia.

Uno dei primi annunci della nuova maggioranza, in vista di tagli al welfare volti a risanare le classe dello stato, è stata quella riguardante l’abolizione dei sussidi statali per le coppe che intendano avvalersi della fecondazione in vitro per il concepimento di un figlio. Ma otre al danno, c’è anche la beffa: il governo sta cancellando un servizio che era stato introdotto soltanto nel 2013 dalla maggioranza precedente, quando la Polonia era ancora l’unico stato UE a non aiutare i propri cittadini che intendono avvalersi di questa procedura medica.

Nei soli due anni trascorsi, 3.000 bambini sono nati grazie al sussidio stanziato dal governo precedente (tra l’altro di centro, quindi tutt’alto che socialista). E altre 17.000 coppie hanno usufruito del sussidio statale e attendono al momento la nascita del proprio bambino. La spesa sostenuta dallo stato a favore di queste famiglie ammonta a circa 25 milioni di euro; tutto il programma era stato pensato per durare fino al 2019, con una spesa totale leggermente inferiore ai 70 milioni di euro.

Una cifra che se suddivisa su un periodo di 6 anni e rapportata al PIL di un paese grande come la Polonia, è tutt’altro che esosa. Le dichiarazioni dell’attuale ministro della salute polacco, secondo cui le finanze polacche non sono in grado di sostenere questi costi, sembrano solamente una scusa di facciata.

Il sospetto è che dietro questa decisione ci sia la Chiesa cattolica, che ha ancora una fortissima influenza sul paese. Non è un caso che l’attuale partito di maggioranza “Diritto e Giustizia” faccia della sua cattolicità una bandiera, tanto che nel programma elettorale era prevista non solo la lotta all’immigrazione ma anche una politica a favore dei diritti tradizionali della famiglia.

Com’è noto, la Chiesa cattolica è da sempre contraria alla fecondazione in vitro, in quanto gli embrioni fecondati vengono temporaneamente congelati durante il processo. Per la Chiesa, infatti, anche un ovulo appena fecondato è di diritto un essere umano, anche se la scienza ci dimostra che si tratta soltanto di cellule senza (ancora) alcuna capacità neurale.

Pur rispettando le opinioni di chi la pensa diversamente, sembra paradossale che a impedire la nascita di nuovi bambini sia proprio la Chiesa cattolica, che ha sempre fatto della procreazione il suo cavallo da battaglia. Tuttavia, a perderci in questo scontro ideologico non sono né i conservatori, né i progressisti. Ma soltanto delle famiglie in cerca della gioia di avere un bambino.

Un dogma vale davvero più di migliaia di nuove vite?

@LS

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