Intimidazioni mafiose a Pietro Indelicato: “La mia missione continua”

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Dopo essersi visto recapitare una busta con proiettile, il regista campobellese Pietro Indelicato ha dichiarato che continuerà la sua battaglia per una cultura della legalità.
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Dopo essersi visto recapitare una busta con proiettile, il regista campobellese Pietro Indelicato ha dichiarato che continuerà la sua battaglia per una cultura della legalità.

«Cauvuru» questa la scritta che accompagnava la busta con proiettile recapitata a casa del regista campobellese Pietro Indelicato. “Càuru” come il titolo dello spettacolo che sta portando in scena da mesi, dedicato alla Sicilia dove, tra mafia e giustizia “gli occhi abbagliati dal sole si trasformano in una maschera tragica, dove mogli e madri si ritrovano a piangere e a fare i conti con l’assenza, dove una società scossa dal dolore e dal caldo asfissiante si chiede quale orizzonte di pace e di giustizia potremo e vorremo ancora vedere”.

Un’intimidazione chiara perché è meglio “non occuparsi di certe cose”. Parole già sentite dal regista quando conDonne di mafia…donna contro la mafia”, ricevette la prima minaccia come regista, dopo che da imprenditore era già stato vittima di usura.  Anche in quell’occasione Indelicato decise di andare avanti, denunciando tutto ai Carabinieri.  La storia si ripete e Pietro – raggiunto telefonicamente dalla redazione – si chiede e ci chiede: siamo davvero liberi? 

Pietro, è possibile che il teatro e la cultura facciano così paura?

Lo diceva già qualcuno prima di noi, Peppino Impastato.  Occorre tenere presente il territorio dove si vive. E’ assurdo ma quando ti trovi in un contesto dove ancora sopravvivono degli stereotipi strani, purtroppo devi anche sottostare a queste minacce “infantili”, come le definisco io.

Tre anni fa eri stato raggiunto da una lettera intimidatoria, sempre a causa di uno spettacolo teatrale.  Credi siano le stesse persone?

Sì, anche se non sappiamo se si tratti degli stessi personaggi perché ancora non li conosciamo.

Che tipo di spettacolo è “Càuru” e perché secondo te disturba?

E’ uno spettacolo di Francesco Randazzo, regista e drammaturgo siciliano. Un retablo di scene, di situazioni accadute in Sicilia negli anni delle stragi di mafia, negli anni ’90, dalla morte di Falcone e Borsellino. Un monito chiaro per capire se nonostante tutto, se dopo i sacrifici di queste persone, oggi siamo davvero più liberi o ancora non lo siamo. Questo è “Càuru”.  

I fatti raccontati sono fatti noti. Era molto più pesante Donne di mafia, perché faceva nomi e cognomi anche di soggetti vissuti qui nella valle del Belice.

Più che i tuoi spettacoli, dunque, sei tu quello “mal visto”?

Ormai sono sotto mira.

Come ti rapporti, in questa situazione, con tutti coloro che girano attorno a “Càuru”.  

C’è un momento di solidarietà mai vista. Si vive chiaramente con apprensione ma sono tutte le persone che continuano a lavorare allo spettacolo che ci danno la forza per andare avanti e non fermarci.

Essendo “Càuru” il secondo spettacolo sul tema, credi di avere identificato nell’antimafia il filo conduttore per la tua vena creativa?

Guarda…io nella mia vita ho subito di tutto. Talmente tanto che sono stato pure risarcito dal Ministero con un fondo di 25mila 479 euro che ho destinato alla cultura della legalità. La mia missione continua e continuerà. Non mi fermo.

Come risponde il pubblico alle tue rappresentazioni?

Faccio il sold out ogni volta e questo ci fa andare avanti. Ci dà forza, perché le persone per bene sono sempre più di quelle che non ci appartengono, con cui non possiamo avere nessun tipo di dialogo.

La tua famiglia come ha reagito all’ennesima intimidazione?

La prendono male, ma mi dicono di andare avanti. Le mie figlie sono cresciute con me, quindi hanno la mia stessa tempra sotto questo punto di vista.  Mi chiedono di stare attento naturalmente però io confido molto nelle istituzioni e nei miei “angeli custodi”, non sono sotto scorta ma sono guardato a vista.

Un messaggio dall’uomo Piero?

Dobbiamo avere sempre il coraggio di denunciare, perché di soprusi la gente in Sicilia ne subisce tanti e tutti i giorni. Posso garantire che abbiamo un’arma, che è lo Stato, che è sicuramente più forte dell’anti-Stato.

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