La sparatoria di Macerata e le radici della violenza.

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Abbiamo visto tutti cosa è successo a Macerata, un uomo, Luca Traini, per vendicarsi dell’atto altrettanto tremendo e folle di un nigeriano che si presume abbia occultato il cadavere di una ragazza di nome Pamela, ha aperto il fuoco contro la folla mirando le persone di colore che passavano per strada e ferendone sei. Inutile dire che siamo in un’epoca di folli. O forse vale la pena ribadirlo. Non solo l’Isis colpisce contro la folla innocente ma è ritornata la violenza fascista, come negli Anni di Piombo e come nel Ventennio.

Sembra esserci una patologia diffusa che porta una parte della società a commettere gesti sconsiderati e violenti, a sfogare una rabbia repressa dentro da lungo tempo. Le cause di questa follia potrebbero essere molteplici. Una è forse la comunicazione politica violenta che mette tutti contro tutti, usando sempre di più come strumento principale la denigrazione dell’avversario. E soprattutto la politica che oggi si scaglia contro la figura dell’immigrato. Lo vediamo tutti, la destra italiana ed ora anche il M5S puntano il dito contro il fenomeno dell’immigrazione, come fosse il cancro del Paese, come se l’immigrato fosse la causa della Crisi economica. Sono cose già viste negli anni delle leggi razziali contro gli ebrei. Questi elementi producono un surriscaldamento degli animi e dei sentimenti che sfociano nell’irrazionalità. I principali partiti politici e la propaganda hanno creato un clima di odio e questi sono i risultati. Quando si legittima l’odio è solo l’inizio, poi si arriva alla fine alla violenza fisica ed al sangue. Sono preoccupato per questo Paese che sta andando allo sbando e non so dove andrà a finire. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa di peggio, come una guerra fratricida. Intanto in questo momento c’è ancora chi specula anche sui fatti di ieri a destra e continua con lo stesso modo di fare a dare la colpa all’avversario, alla sinistra, come Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Un’altra causa potrebbe essere un’economia di mercato troppo eccessivamente concentrata sui profitti e sul ruolo della finanza, che impone le logiche del rigore e dell’austerità ed ha dato vita alla Crisi economica che dal 2008, dal crollo della Banca Lehmann Brothers, pesa come una spada di Damocle su un’intera società e sui ceti più poveri. Una finanza ed un capitalismo che non vogliono riformarsi, non pensano di dover pagare per i loro errori, ma impongono debiti e regole inumane a chi non può ripagarli. Questo crea un clima di stress, disperazione, paura che si trasforma nella violenza contro il proprio simile. Il Popolo affamato e indebitato, il popolo alienato dai propri bisogni che non trova altra soluzione che prendersela con un altro povero. Il Popolo senza reddito non è pronto a ragionare e a ricondurre alla ricchezza ed alla propaganda politica violenta le cause di queste ristrettezze economiche e culturali.

Ma non è solo questo. Traini forse non ha sparato per indigenza. Questa società alienante, frutto di strutture economiche e culturali sbagliate, ci abitua a modelli di continua competizione e di categorizzazione, di un noi e l’altro, di generalizzazioni e di Pensiero Unico, per cui chi non è come te e non la pensa come te è il nemico e va annientato. Abbiamo tutti come la sensazione di aver bisogno di sentirci parte di qualcosa e di avere un nemico. I media ci riempiono di modelli che ti dicono che devi essere in un modo, devi fare certe cose, altrimenti sei così o cosà. Per essere bravi bisogna essere sempre pronti, sempre sul pezzo, e se rimani indietro sei fuori, nessuno viene a prenderti. E per essere pronti bisogna competere, bisogna stare davanti agli altri, essere migliori. L’unico antidoto è rompere questa gabbia, questa frustrante alienazione che ci allontana dai nostri veri ed essenziali bisogni, di amare ed essere amati, di condividere ( non solo su facebook), di riunirsi e discutere pacificamente. Aiutare chi resta indietro e restare umani. Unirci non tanto contro i ricchi nelle loro persone, quanto contro l’errata distribuzione della ricchezza e contro l’idea imperante del dominio, della violenza, della competizione e della divisione. Perché dicevano i romani “ Divide et Impera”, chi divide comanda!

               

                               Michele Bruno 

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