La vicenda di Annamaria, da donna a donna

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Annamaria Scarfò era solo una ragazzina quando ha iniziato a subire la violenza del branco. Ora che due processi sono stati intentati contro gli aggressori e contro chi, invece di prendere le sue parti, è accusato di essersi macchiato del reato di stalking, parla l’avvocato di Annamaria, anche lei donna. 

«Sono l’avvocato Sciarrone e difendo Annamaria Scarfò, una ragazza che a soli 13 anni ha subito violenza sessuale da un branco e che ha denunciato».

Qual è lo stato dei processi nati dalle denunce di Annamaria?

«Il primo per violenza carnale si è concluso per un gruppo con una sentenza di condanna. Per un altro gruppo di aguzzini è in appello, dopo che c’è stata una sentenza di condanna in primo grado. E’ stato rinviato ad aprile per un difetto di notifica, speriamo che possa essere incardinato e definito».

Cosa rappresenta Annamaria per lei?

«Annamaria per me è una piccola grande donna, che ha avuto il coraggio di denunciare e di combattere contro i pregiudizi di un intero paese».

Lei ha anche ospitato Annamaria a casa sua.

«Si, quando Annamaria ha denunciato ho capito che la ragazza era devastata sotto il profilo psicologico. Allora io e mio marito abbiamo scelto di ospitarla a casa nostra».

Quindi ha svolto un ruolo al di là di quello professionale.

«Ho svolto il ruolo di una donna, l’ho fatto per solidarietà».

Quanto le ha dato questa esperienza in termini professionali e umani?

«Non credo che mi abbia influenzato professionalmente, perché credo che prima della professione venga l’uomo. Questa è una storia di solidarietà e di lotta. Io mi sono scherata dalla parte più debole, credo sia il compito dell’avvocato».

Quanto hanno contato le associazioni in questa vicenda?

«Tanto. Ci sono state vicine e hanno dato supporto e aiuto».

Secondo lei la storia di Annamaria ha contribuito a far crescere una maggiore sensibilità contro la violenza verso le donne, in un territorio difficile come un piccolo paese calabrese?

«Dietro al reato di violenza sessuale c’è sempre un fattore culturale, più che legato al territorio. E’ un tipo di reato che non viene accettato dalla comunità. Questa reazione infatti non può essere considerata una caratteristica solo calabrese. In molte comunità, come in Toscana o in Piemonte, c’è stato lo stesso comportamento da parte del paese».

Cosa si aspetta da Annamaria adesso?

«Annamaria ha già dimostrato di essere una ragazza determinata e pulita, quindi mi aspetto che dopo la fine di questi processi punterà a rifarsi una vita di libertà».

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