Le facezie del Consiglio Comunale di Messina

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L’ultima settimana di Gennaio ci ha regalato una facezia, una burla che ha visto come protagonista il Consiglio Comunale che in poco meno di 2 ore ha rigettato il piano pluriennale di riequilibrio finanziario del Comune. Previsto normativamente da Monti, il piano di riequilibrio è uno strumento che il legislatore ha predisposto proprio per evitare il dissesto dell’ente locale, pertanto è “strano” che sia stato rigettato. In verità a molti non è sfuggito che tra la Giunta Accorinti, tramite il suo vicesindaco e assessore al bilancio, Guido Signorino, e il Consiglio Comunale si è dato origine ad un vero e proprio “inciucio”. Inciucio permesso dalla legge finanziaria 2013 che ha previsto la possibilità di rinviare l’iter per l’approvazione del piano a Marzo, a condizione che il Consiglio Comunale avesse bocciato il precedente piano di riequilibrio.

Ed è proprio su questo punto che le cose incominciano a farsi nebulose perché per avere un piano di riequilibrio che eviti il dissesto bisogna averne bocciato un altro. Guido Signorino aveva tentato, in vero, di far bocciare il vecchio piano predisposto dal Commissario Croce nel 2012/2013, carente dal punto di vista delle entrate necessarie a ripianare i debiti, ma i Revisori dei Conti hanno detto “niet” ed allora per evitare il dissesto si è predisposto un canovaccio di piano di riequilibrio “nuovo” in modo da rispettare la legge e poterlo bocciare al fine di poterne presentare uno completo entro Marzo ed evitare il dissesto.

Se queste erano le motivazioni neanche tanto nascoste delle Giunta Accorinti, quali erano le motivazioni dell’opposizione e cioè di quasi tutto il Consiglio Comunale ?

A sentire i vari interventi dei capigruppo dei Democratici Riformisti, di FI e del Nuovo centrodestra che hanno votato contro il piano, del PD e di Cambiamo Messina dal Basso che si sono astenuti; tutti ma proprio tutti l’hanno fatto nell’esclusivo interesse e per il bene della città di Messina ed al fine di evitare il dissesto dell’Ente. Diversa e politicamente inspiegabile la votazione di Lucy Fenech, la quale è l’unica che ha votato favorevolmente più per non dire un no alla Giunta Accorinti che per altro.  

Oggi, che la sentenza del Tar di Catania ha ritenuto inammissibili i ricorsi presentati contro l’elezione  del Sindaco Accorinti e che dunque Felice Calabrò non potrà più essere il Sindaco di questa città almeno per i prossimi quattro anni, ci possiamo permettere il lusso di fare dietrologia e lo facciamo sottolineando che la principale conseguenza politica di un dissesto è questa:

 “ Gli amministratori che la Corte dei Conti riconosce responsabili, anche in primo grado, di danni cagionati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l’amministratore è stato riconosciuto responsabile. I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo”.

In altri termini sei il Consiglio Comunale avesse fatto il suo dovere d’opposizione avrebbe dovuto approvare il piano di riequilibro. Piano che essendo un canovaccio e con un parere dei Revisori dei Conti , anche se non vincolante per le decisioni di Consiglio Comunale, negativo avrebbe frustrato l’escamotage per guadagnare tempo predisposto della Giunta Accorinti ed avrebbe dato luogo al disseto certo e sicuro per l’Ente. Ora se pensiamo che tra gli amministratori dei cinque anni precedenti in un ipotetico dissesto si troverebbero coinvolti la gran parte degli attuali consiglieri comunali e anche Felice Calabro, al netto della dichiarazione di responsabilità che è una prerogativa della Corte dei Conti, pertanto il dubbio che oltre al bene della città vi sia stato un umano interesse politico “personale” non può essere escluso.

Dubbio che viene avvalorato dalla fratta con cui si sono svolti i lavori d’aula e dove il Presidente del Consiglio Comunale Emilia Barrile, ogni qualvolta vi era il pericolo che qualcosa potesse rallentare i lavori d’aula è stata costretta ad indicare la strada con dei sonori: “Me ne assumo io tutta la responsabilità”. E questo al solo fine d’accelerare al massimo tempi della discussione, non più di tre minuti e solo per i capigruppo delle forze politiche in aula quando il regolamento del Consiglio comunale ne prevede almeno dieci, e fare in modo che si potesse deliberare entro e non oltre la mezzanotte. Termine improrogabile entro il quale si doveva comunque votare “qualcosa”, sia pure l’atto dell’Amministrazione Accorinti, pena la dichiarazione di dissesto per, come dire, “inerzia” del Consiglio Comunale ed il tutto scollegato dalla finestra di Marzo concessa dalla legge.

Ma vi è stato un altro atteggiamento del Presidente del Consiglio Comunale che lascia qualche dubbio ed è quello avuto nei confronti del Consigliere di CMdB Luigi Sturniolo, il quale si è visto rifiutare più volte il diritto ad esprimere la sua opinione. E non basta una conferenza di capigruppo che abbia stabilito le modalità d’intervento dei singoli Consiglieri per impedire ad un eletto di parlare nell’aula del Consiglio Comunale e poter intervenire nel dibattito di un atto cosi importante. Né, d’altra parte, vi è cenno nel Regolamento del Consiglio Comunale di qualsivoglia potere in capo al Presidente che possa legittimare il divieto di esprimersi di un altro collega Consigliere. Più che di decisionismo, come è stato fatto notare da altri commentatori, io parlerei di comportamento politico antidemocratico.             

Comunque vi è un dato, passato quasi sotto silenzio, che durante la seduta consiliare ha rilasciato il  Vicesindaco Signorino ed è che Messina ha un debito di circa 600 milioni di euro. E’ vero si tratta di un canovaccio, i debiti non sono stati asseverati e di molti non si ha la certezza contabile anche se si ha quella giuridica. Ma il dato risulta attendibile intanto perché viene dall’Assessore al Bilancio che l’ha fornito durante i lavori d’aula e con tanto di verbalizzazione e poi perché non si discosta dai famosi 500 milioni del Commissario Croce che abbiamo già dimenticato.

Allora se i numeri sono questi e se vi è tempo sino a Marzo per poter approvare il nuovo piano di riequilibrio, compito dei Consiglieri Comunali e dell’intero consiglio sarebbe quello di stabilire prima di tutto se è meglio il dissesto o un piano decennale di riequilibrio a carico dell’intera citta. Considerando che in caso di dissesto per i lavoratori dell’Ente non vi sarebbe perdita di posti di lavoro ma solo una decurtazione del salario accessorio e della varie indennità, forse gli unici che si troverebbero penalizzati sarebbero il lavoratori a tempo determinato che si vedrebbero ridurre il loro monte ore. Per i creditori il dissesto comporterebbe la perdita degli interessi legali e della rivalutazione del loro credito e forse una decurtazione del credito vantato proporzionale alla massa attiva che si riuscirà a liquidare per pagare il debito. Anche i servizi ne risentirebbero (mense scolastiche, trasporto disabili ecc.) altro che lo 0.80 centesimi a pasto che tanto ha fatto discutere a dicembre.

Invece, il piano di riequilibrio finanziario decennale comporterebbe la tassazione locale al massimo e non solo per un anno ma per dieci o fino a quando l’Ente non sarà interamente ripianato; la somma di 2400 euro di debito pro-capite per ogni abitante della città (600 milioni diviso per gli tutti gli abitanti della città), il monitoraggio e il controllo continuo della Corte dei Conti e l’impossibilità d’investimenti strutturali senza la preventiva autorizzazione degli organi del Ministero, ai quali è demandato anche il compito di controllare il rispetto degli obblighi assunti con il piano di riequilibrio.

Come si nota non è un compito facile quello che aspetta ai Consiglieri Comunali di Messina che questa volta non potranno più dire di non sapere di cosa si parla o di non essere stati messi in grado di decidere e di votare. Oggi lo sanno bene di cosa si sta parlando. Anzi, oggi conosciamo tutti il nostro prossimo futuro di lacrime e sangue.

Pietro Giunta

 

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