L’elettroshock esiste ancora, a bologna trattati 21 pazienti nel 2010

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Villa Baruzziana, sui primi colli bolognesi, è una delle 10 strutture in Italia dove si pratica ancora. Ogni anno trattati dai 20 ai 30 pazienti, la maggior parte donne. Il direttore Neri: “Ultima ratio, quando le terapie farmacologiche sono inefficaci”

L’elettroshock in Italia si pratica ancora. La comunità psichiatrica è solita chiamare il trattamento terapia elettroconvulsivante, nota con le sigle di Tec o Ect in inglese. Sul territorio nazionale esistono 10 strutture dove è possibile sottoporsi alla terapia: 5 appartengono al servizio sanitario nazionale, 5 sono cliniche private convenzionate (dati Aitec 2011). Una di queste guarda le Torri dall’alto dei primi colli: è villa Baruzziana, in via dell’Osservanza 19. Se si confronta la realtà italiana con quella nordeuropea emerge un ricorso piuttosto limitato all’elettroshock. Di gran lunga maggiori sono i servizi di Tec forniti dagli ospedali pubblici di altri Paesi: Regno Unito (160), Germania (159), Svezia (65), Norvegia (44), Finlandia (40), Danimarca (35).

Le cifre indicano che negli ultimi 5 anni sono stati trattati con la terapia elettroconvulsivante (Tec) dai 20 ai 31 pazienti per anno. Non molti se si considera che in media ne passano circa 16 mila dal Dsm (dipartimento di salute pubblica) di Bologna. Poi bisogna tener conto di quelli che provengono da altri dipartimenti o vengono segnalati alla Baruzziana da strutture private. “Dei ricoverati in trattamento con l’elettroshock – dichiara il dott. Franco Neri, direttore sanitario di villa Baruzziana – la maggior parte sono donne. Non abbiamo tenuto dati precisi in merito, ma posso dire che i posti letto occupati dalle donne sono una volta e mezzo, due, rispetto a quelli degli uomini”. La sua osservazione è la fotografia di un’esperienza personale, maturata in quarant’anni di lavoro. Una spiegazione non è in grado di darla. “Forse – abbozza – ciò dipende anche dal fatto che gli uomini si fanno ricoverare di meno”.

I principali disturbi che vengono curati con la terapia elettroconvulsivante sono la depressione grave, la catatonia quando si manifesta con arresti psicomotori, la psicosi puerperale nella pericolosità di suicidio della madre od omicidio del bambino. A villa Baruzziana i pazienti non emiliano-romagnoli vengono prevalentemente dalle regioni del centro-nord: Veneto, Lombardia, Liguria, Marche. Il bacino di utenza del sud è assorbito dalla clinica convenzionata San Valentino di Roma. “La Tec – assicura Neri – viene proposta come ultima ratio, solo quando diverse terapie farmacologiche si sono dimostrate inefficaci”. Il ciclo di elettroshock effettuato a villa Baruzziana comprende da 6 applicazioni bilaterali (con entrambi gli elettrodi) a distanza di 3 giorni l’una dall’altra. Generalmente un beneficio si avverte già dalle prime sedute, quindi, se si constata che il paziente non risponde alla cura, la si interrompe evitando l’accanimento terapeutico. Non mancano progetti di legge per bandire la pratica della Tec e petizioni al ministro della Sanità di turno per creare nuovi centri in strutture adeguate. Intanto l’elettroshock, anche a Bologna, continua a essere una strada praticata nella cura dei gravi problemi psichiatrici.

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2 Commenti

  1. non fa guarire,forse a volte fa stare temporaneamente meglio,ma i danni…no,è un sistema atroce!chi lo ha subito non vuole neanche parlarne…troppa sofferenza…

  2. non fa guarire,forse a volte fa stare temporaneamente meglio,ma i danni…no,è un sistema atroce!chi lo ha subito non vuole neanche parlarne…troppa sofferenza…

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