L’elezione di Cardile e i “primi” nuovi equilibri del Consiglio Comunale

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Come avvio di legislatura non c’è male. Polemiche, colpi di scena, dissidi interni al PD, elezione delle nuove cariche: non è mancato nulla nell’insediamento del nuovo consiglio comunale di Messina. Claudio Cardile, esponente del Partito Democratico, è il nuovo presidente del civico consesso di Palazzo Zanca, Nino Interdonato (esponente di Sicilia Futura di Beppe Picciolo) è il vice-presidente vicario mentre la grillina Serena Giannetto è stata eletta dall’aula vice-presidente supplente.

Cardile ha raccolto 18 voti (frutto dell’inedito asse centrosinistra – M5S), 12 i consensi conquistati dal collega di partito, Felice Calabrò (votato in maniera compatta dal centrodestra), mentre due sono risultate le schede nulle nelle quali curiosamente ha campeggiato la scritta “PD libero”.

Addirittura 19 i voti per Nino Interdonato, rieletto vice-presidente del consiglio comunale. L’asse tra il Partito Democratico ed il Movimento Cinque Stelle ha prodotto anche l’elezione, con 14 voti, della grillina Serena Giannetto in qualità di vice-presidente supplente.

Chi si aspettava un accordo traversale centrodestra-centrosinistra che portasse alla presidenza del civico consesso di Palazzo Zanca un nome condiviso (circolava appunto da diverse settimane il nome dell’ex candidato a sindaco del 2013 del centrosinistra, Felice Calabrò) è rimasto deluso e probabilmente anche sorpreso. L’idea di una convergenza centrosinistra – centrodestra era nata anzitutto per i numeri in aula dei due schieramenti: 13 sono infatti i consiglieri dell’area di centrosinistra (maggioranza relativa), 12 quelli di centrodestra. Pensare ad un accordo tra gli schieramenti politici più numerosi appariva a tutti come la soluzione più logica, anche per non lasciare fuori dalle cariche di garanzia del rinnovato consiglio comunale quel centrodestra che ha perso la sindacatura solo al ballottaggio. Ed invece il centrosinistra ha spostato le proprie attenzioni verso un’intesa con i cinque stelle che si è materializzata attraverso l’elezione del nuovo presidente del consiglio comunale e dei suoi vice. Un’intesa sancita anche dalla presenza in aula, in qualità di osservatori, dei deputati regionali Franco De Domenico (PD) e Valentina Zafarana e Antonio De Luca (M5S).

Nella prima del nuovo consiglio comunale non sono mancate le polemiche: nella fase antecedente al voto il dibattito per oltre un’ora si è focalizzato sul metodo elettorale. Benedetto Vaccarino, che ha guidato il primo consiglio comunale dell’era De Luca in quanto consigliere più votato, ha proposto di votare in maniera trasparente: un foglio con l’elenco di tutti e 32 i consiglieri comunali, apponendo una X sul prescelto per presidenza e vice-presidenze. Alla fine invece si è proceduto ad una votazione secondo il metodo tradizionale: foglio bianco vidimato, due nomi, un solo voto. E così l’asse centrosinistra – M5S ha retto, con i 18 voti per Claudio Cardile. Le due schede nulle sono invece attribuibili a due dissidenti del partito democratico, ovvero proprio Felice Calabrò e la capogruppo uscente del PD, Antonella Russo. Calabrò avrebbe voluto un ufficio di presidenza che fosse rappresentativo delle tre forze politiche che occupano gli scranni del civico consesso, ovvero centrosinistra, centrodestra e M5S. Così non è stato ed il centrodestra è rimasto fuori da ogni logica spartitoria. Drastico il commento dell’ex candidato sindaco ed ora consigliere proprio di centrodestra, Dino Bramanti, che dopo il voto ha affermato in aula: “Questa è la vostra concezione di democrazia, sbatterci la porta in faccia.  La città prenda atto di questa chiusura democratica e di un’integrazione tra due forze politiche. Adesso ci comporteremo di conseguenza. Siamo opposizione”.

La polemica si è fatta aspra e dieci consiglieri di centrodestra hanno abbandonato l’aula, non partecipando alla seconda votazione, ovvero quella per i vice-presidenti del civico consesso. Sono rimasti in aula, partecipando al voto, nell’area di centrodestra, solo i consiglieri Ugo Zante e Francesco Pagano.

L’elezione di Claudio Cardile ha dunque lasciato il segno anche nel Partito Democratico, con due consiglieri di peso come Felice Calabrò ed Antonella Russo in aperto dissenso con la linea del partito, che ha optato per l’asse con il M5S. Come detto, quello di Calabrò avrebbe potuto essere il nome buono per la presidenza del civico consesso. Ma perché poi si è arrivati a Cardile? Secondo i rumors di Palazzo Zanca nel centrosinistra avrebbe prevalso l’idea di aprire una fase nuova, una stagione politica in discontinuità con il passato. E così Calabrò, candidato sindaco del centrosinistra a trazione genovesiana dal quale la corrente accademica del Partito Democratico prova a prendere le distanze, avrebbe pagato il suo passato politico. Una fronda nel centrosinistra lo avrebbe colpito, rompendo anche il tavolo delle trattative con il centrodestra che vedeva invece di buon occhio l’ex candidato sindaco di Messina nel 2013 alla presidenza del consiglio comunale. Erano favorevoli al punto tale di decidere di votarlo in maniera compatta (Calabrò ha raccolto 12 voti su altrettanti consiglieri dell’area di centrodestra). Per capire meglio cosa sia avvenuto a Palazzo Zanca durante l’insediamento del consiglio comunale e come si sia arrivati all’elezione, per certi aspetti a sorpresa, di Claudio Cardile alla presidenza del civico consesso, il nostro Direttore ha sentito Alessandro Russo, neo consigliere comunale del PD ed ex renziano della prima ora del partito leader del centrosinistra.

Non sono mancate le polemiche sulla modalità di voto, sia del Presidente che dei suoi vice. Come ha visto questa situazione?

La mozione che prevedeva la votazione separata è nata estemporaneamente in aula, ma apriva margini di manovra politica ad un centro-destra egemonizzato da Francantonio Genovese. […] Tanto la forza politica e i numeri in aula ci sarebbero stati lo stesso, sia con un sistema di votazione che con un altro; […] anche nel caso della votazione con le crocette tipo totocalcio, che però sarebbe stato un sistema molto dubbio dal punto di vista della legittimità.

E della trasparenza?

In realtà noi sappiamo, se vogliamo, individuare un voto; lo individuiamo con tutti i sistemi, anche con il semplice cognome: chi lo può fare in corsivo, chi in maiuscoletto, chi in grassetto e via dicendo. Quindi noi, o meglio io, personalmente in coscienza ho ritenuto che non si dovesse dare opportunità politica ad una manovra che ha visto il presidente Calabrò suo ignaro esecutore.

Ma ignaro? In realtà lui ha fatto delle dichiarazioni, insieme ad Antonella Russo, in cui voleva aprire a questa destra genovesiana.

Devo dire una cosa: sul coinvolgimento politico di una parte del Consiglio Comunale credo che nessuno abbia nulla da potere recriminare. È giusto in una situazione politica così rappresentata come quella attuale, in cui ci sono tre minoranze che si rafforzano o si indeboliscono a seconda degli atti o dei provvedimenti, coinvolgere anche le minoranze al di fuori dall’accordo che ha portato alla presidenza. Però è vero pure che la dinamica dovrebbe essere quella d’aula, e non esterna.

Quindi secondo lei non ci dovrebbero essere condizionamenti esterni?

Il meno possibile.

Anche se abbiamo visto rappresentati politici regionali e nazionali.

Sì, ma sarebbe stato ingenuo non aspettarsi queste presenze. Voglio dire una cosa: ancora al momento ci sarebbe stata pure la possibilità di entrare nell’accordo che ha visto la presidenza con Cardile anche dal centro-destra, non si è compreso perché alla fine si siano alzati e se ne siano andati. Si poteva anche votare Cardile e aprire un problema politico sulla presidenza. Io sono un novello d’aula, ma se avessi avuto la possibilità di avere la voce in capitolo nel centro-destra avrei probabilmente insistito anche sulla votazione del presidente, per potere poi mettere in difficoltà il centro-sinistra e i 5 stelle.

E invece per quelli “cattivi” che pensano che una certa sinistra si è tolta qualche sassolino dalla scarpa? Mi riferisco a figure come Felice Calabrò, obbiettivamente vicine a Francantonio Genovese quando era a sinistra. Pensa che sia per questo che si è visto venir meno di quei voti che avrebbero potuto garantirgli la presidenza e che sussiste questo contenuto? Mi riferisco anche ai 5 stelle non solo al PD. Questa valutazione è stata fatta secondo te?

Secondo me Felice è una gran persona e un’esponente d’aula sicuramente di primissimo livello e sulla capacità politica io non ho mai avuto dubbi. Svelo un retroscena, anche nelle trattative precedenti alla candidatura alla presidenza ho personalmente perorato la causa di una guida di aula molto più autorevole (senza nulla togliere, ovviamente, a Claudio), molto più esposto politicamente, per fare da contraltare ad un sindaco che forte lo sarà altrettanto. Si è preferito seguire quelle modalità e la coalizione, tra mille difficoltà, ha fatto una scelta, seguendo un criterio che si può più o meno condividere. Io l’ho condiviso meno.

Ma in questa situazione quindi ha pesato questo passato, magari anche agli occhi dei 5 stelle?

Certo, poteva essere un curriculum che non aiutava, mettiamola così. Non lo dico per me, perché facciamo politica e, nonostante tutto, quello che era il 2013 è passato, ed ora si sarebbe aperta un’altra pagina e una nuova stagione.

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