L’espansione dell’usura: la denuncia di Valeria Grasso.

Valeria Grasso è un'imprenditrice ed stata protagonista di molte vicende giudiziarie nel ruolo di testimone di giustizia. Difatti, dieci anni fa ha deciso di denunciare il clan, che oltre ad essere proprietario dell'immobile, le chiedeva di versare il pizzo sulla sua palestra. Da quel momento, Valeria Grasso e i suoi figli vivono sotto le continue minacce da parte del Clan.

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Valeria Grasso
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Intervista alla neoresponsabile regionale della Commissione antiracket e antiusura di Forza Italia che denuncia l’espansione del fenomeno dell’usura nel periodo pandemico.  

“Nelle casse della Banche stanno tornando a circolare le cambiali. Questo vuol dire che sta tornando l’usura. Così  Valeria Grasso esordisce ai nostri microfoni. Una dichiarazione importante per comprendere l’espansione dello storico fenomeno dell’usura. Continua la Grasso: “La gente sta tornando a firmare le cambiali, con interessi alla malavita, per tornare a fare la spesa.”

L’uso delle cambiali è da sempre stato accostato al fenomeno criminale dell’usura. La cambiale è un titolo di credito che si basa sulla previsione di una scadenza a vista, ovvero il debitore chiede alla banca di versare una certa cifra nei confronti di un terzo soggetto. In tale maniera, la banca anticipa la cifra del debitore. Quindi, nel caso specifico, qualora l’usuraio non riceva la somme dovuta, il debitore non avrà problemi diretti con lo stesso usuraio, ma con la banca.  

Da marzo, Valeria Grasso è stata nominata dall’Onorevole Miccichè come la responsabile regionale del Dipartimento antiracket, antiusura e per l’intero settore dei beni confiscati, di Forza Italia. Una nomina che è essere coerente con il suo percorso di vita.

La storia della coraggiosa imprenditrice Valeria Grasso inizia nel quartiere San Lorenzo di Palermo. Una storia che è iniziata nel lontano 2005, con una denuncia alle autorità giudiziarie, per poi dover affrontare la grande macchina statale della protezione testimone.

La sua storia è animata dal forte valore della dignità. Dignità che non ha perso quando ha deciso di denunciare  i proprietari dei locali della sua palestra, che erano gli stessi che le chiedevano di versare il pizzo. Dinanzi a questo fatto, ha deciso di ribellarsi a quel sistema, subendo gravi ripercussioni dopo gli arresti che hanno colpito il Clan Madonia.  Dopo le prime aggressioni mafiose, Valeria Grasso e la sua famiglia sono state costrette a andarsene via dal Capoluogo per giungere in località protetta. ll 2 dicembre 2010, Valeria Grasso si è incatenata assieme ad Ignazio Cutrò, anche lui imprenditore e testimone di giustizia, dinanzi al Ministero dell’Interno per chiedere “rispetto del proprio lavoro e dignità.” Una protesta segnata dalla opposizione di molti dipendenti del ministero e dagli stessi agenti di polizia.

Nel momento più buio della vicenda, la famiglia Grasso ha scelto di “non diventare un fantasma”, ovvero di non cambiare nome. Una scelta dettata soprattutto dal coraggio dei suoi figli che l’hanno sempre accompagnata. Nel 2013, lo Stato, senza avvertire, decide di toglierle i sussidi di cui godeva in località protetta. Un evento che abbiamo già raccontato (LINK).

Dopo la tanto attesa riapertura della sua attività, Valeria Grasso rileva la criticità delle attività imprenditoriali nel periodo pandemico: “La mafia non è riuscita a chiudere le mie attività, ma la pandemia sì”. L’attuale pandemia, difatti, è sorta un anno dopo dalla riapertura dell’attività. Riapertura voluta dalla stessa imprenditrice ma, anche, dallo Stato che l’ha sostenuta nella ripresa della sua attività.

“Non perdete il valore in voi stessi e credete sempre in voi stessi”

Questo il messaggio di Valeria Grasso rivolto ai giovani. “I giovani sono vittime due volte: una per il crollo delle attività delle startup; e due perché, spesso, loro sono figli di imprenditori. Servono soluzioni reali“. La testimone di giustizia denuncia anche la mancanza di risposte per i giovani imprenditori da parte della politica. 

Il post Silvana Saguto:

Rispetto alla vicenda della ex giudice antimafia Silvana Saguto, magistrato antimafia, conosciuta per le sentenze Riina, condannata lo scorso ottobre, per corruzione e altri 15 capi di accusa, dal Tribunale di Caltanissetta, commenta così: “No. Non vivrò mai un post Silvana Saguto. Il mio è un incarico non retribuito e costante con il mio percorso. Io vorrei che il bene confiscato alla Mafia, a posta di restare nulla, possa essere messo a disposizione di giovani imprenditori che possano mettere in atto le proprie idee.”

Nonostante Valeria Grasso sia stata più volte innalzata come simbolo vivente dell’antimafia in Sicilia dalle varie forze politiche, la nuova Capo dipartimento dichiara “ho accettato questo incarico grazie alla società civile che è sempre stata la sua più grande soddisfazione e motivo per andare avanti.”   

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