Lettera aperta alle istituzioni

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Accoglienza. Ovvero Teranga. L’unico, la sola realtà nata da migranti capaci di auto determinare le loro vite nella creazione di un impresa vota all’ascolto, al lavoro, ed all’integrazione. Noi abbiamo fatto ciò che gli italiani stessi non vogliono più fare, siamo rimasti. Ci abbiamo creduto e continuiamo a credere in un paese che calpesta i diritti anche di chi ci é nato con l’implacabile macchina della giustizia messa li dal capitalismo, abbiamo rifiutato la solitudine e ci siamo messi assieme con una casa che é diventato il rifugio di tutti senza distinzione, e ciò, malgrado il scetticismo che vige di questi tempi in questo paese. Abbiamo avuto il coraggio di investire, nell’Uomo, e le prove, le abbiamo date tutti i giorni da quando siamo aperti riuscendo attraverso confronti dibattiti, inclusione sociale dei disadattati ( L’unico posto ove gli senza dimora fissa possono ripararsi ricevendo cibo e bevande, l’unico momento in cui migranti che hanno perso tutto posso ritornare a sentirsi uomini in mezzo ad uomini che tali li considerano). Abbiamo accolto chiunque, riuscendo a togliere dal circuito della droga dei ragazzi disperati e senza documenti offrendo loro lavoro. Neri e bianchi, da noi, si son sentiti solo uomini, e la testimonianza é di Napoli stessa che ha apprezzato ed elogiato anche nei quotidiani nazionali le nostre iniziative senza precedenti. Abbiamo di concerto con altri organizzato il festival delle differenze ( Ubuntu ), senza remunerazione, con la sola e semplice voglia di essere insieme, di lavorare, di ricreare un futuro che non c’é più per nessuno di noi. Teranga nasce con l’obbietivo di dare lavoro a otto persone che successivamente creeranno delle imprese che saranno sostenute dalla stessa Teranga. Noi crediamo che ci sia da fare e facciamo, dimostrando che é possibile tutto quando ci si unisce. Napoli, é stata con noi, l’Europa stessa, sta con noi nel tentare di coinvolgerci maggiormente nei progetti rivolti ai migranti tramite la nostra associazione Macchia di colore. Tutti, hanno compreso, capito, applaudito. Ma l’Italia, le istituzioni, la burocrazia, dicono di no. E con il loro strapotere, sconvolgono le vite senza che nessuno dica nulla. E la legge, e quella dicono, può tutto. Recapitoliamo. In un momento di crisi come quello di oggi, giovani ragazzi stranieri sono riusciti a creare lavoro. Quei giovani hanno scelto di fondare non un associazione ma un impresa per due motivi: Il loro futuro. La ripresa economica di un paese in declino. Cosa é successo? Abbiamo pagato dei specialisti in ogni settore: Commercialisti, Geometri, Ingegneri, addirittura consiglieri. Abbiamo optato per la trasparenza, l’onestà. e le regole. Ma sembra che tutto non sia proprio chiaro, pare che la trasparenza non sia permessa nelle torbide acque dell’amministrazione italiana. Da documento in documento, ci siamo adeguati, abbiamo rifatto, abbiamo riproposto. Nel frattempo, l’affitto, lo abbiamo pagato, continuando ad aspettare, e finalmente, abbiamo aperto. Dopo aver pagato l’affitto a vuoto per 3 mesi, abbiamo avuto la possibilità di poter aprire e lo abbiamo fatto. Poi, hanno parlato di integrazioni, lo abbiamo fatto, poi di cambiamenti, lo abbiamo fatto, poi di nuovo di cambiamenti, lo abbiamo fatto. Dalla cucina al violetto, abbiamo rispettato le norme richieste, spendendo molto più di quanto avessimo a disposizione, e continuando sempre ad aspettare. Poi, sabato sera, l’unico giorno in cui riusciamo a chiudere la settimana letteralmente anche a livello economico, ci hanno intimato di chiudere. Per un documento che é stato omesso. Un documento su cento. Dopo sei mesi, ci hanno intimato di chiudere, per l’integrazione di una pratica al comune. Senza voler comprendere, senza voler capire, di questi tempi. Laddove appena fuori ci sono bancarelle di Hot dog, cibi vari esposti nella polvere di piazza Bellini, commercianti senza coscienza che vendono anche birre scadute, locali senza i minimi requisiti per poter lavorare, loro, hanno scelto noi. I motivi che ci hanno presentato sono due: Io, fondatore dell’impresa, risulterei clandestino secondo i loro atti e quindi non potrei avviare un attività( Gli ho fatto vedere il mio permesso di soggiorno che scade tra più di un anno ma nulla da fare) Il documento di integrazione di una pratica già fatta ( Dimenticanza mia, ma é solo un fatto di tempi dovuti anche all’amministrazione lenta e macchinosa italiana, documento che ho dovuto cambiare 3 o 4 volte). Queste sono le ragioni per cui ci hanno intimato di chiudere all’istante un sabato sera. Poi, ovviamente, la convocazione lunedì pomeriggio. Non credo pietà, ne tantomeno favori, ci siamo messi nella posizione e condizione di non dover a nessuno, e pertanto, abbiamo fatto le cose come si deve. Sembra non basti come si deve, ci si deve affidare alla madonna o a qualche Dio per poter vivere semplicemente. Onestamente. Non abbiamo barato, non abbiamo abusato, non abbiamo rubato. Siamo le vittime non solo di un sistema ma del nostro colore di pelle che continua a perseguitarci anche oltre al mare da cui ci siamo salvati. Noi non abbiamo conoscenze che derivino dalla nascita su un territorio, non sappiamo premere su tale o tale politico, sappiamo dire la verità, sappiamo seguire le regole, ma se ciò non basta, allora ci direte voi cosa fare. Nella certezza che le cose son state fatte bene, nella sicurezza che non abbiamo sbagliato e che non sono clandestino anche se tale mi sento, io non ci sto. Mi direte voi cosa fare. Ed insieme a me, tutti coloro che oggi lavorano e si sentono degni in un paese dove non si sentono accolti. Lunedi pomeriggio andrò di nuovo alla polizia municipale, ci andrò insieme alle persone che si son occupati delle pratiche senza fine a cui siamo costretti tutti i giorni. Servirà a poco nello stato attuale delle cose. Resta che ci hanno chiuso di sabato sera, e ciò ha un senso profondo sia per le finanze che per le nostre dignità. Vorremmo capire, comprendere. E dunque ci riportano in alto mare per affogarci in modo cosciente. Noi non gridiamo al razzismo, ma alle differenze. Quelle fatte tra un straniero ed un italiano. Morire non ha un solo senso per noi. Molti sono annegati, molti altri son stati soffocati. Noi non siamo nessuno. Siamo otto persone che vengono da sei paesi diversi, con la voglia di lavorare e di portare le nostre culture umane, con la convinzione di rappresentare per questo paese un opportunità unica con i nostri progetti ed il nostro lavoro. A tutti noi, direte cosa fare. 

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