Lettere di partigiane

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“Recuperare ricordo e  bellezza delle storie dimenticate, mai raccontate, lasciate nell’invisibilità, dire no alla cancellazione della memoria, dare  evidenza al contributo alla Storia da parte di  donne di valore, mai raccontate, sempre lasciate nel chiuso della casa, ma che hanno fatto le case, le città ed il mondo: è questo il desiderio che ha mosso il nostro lavoro di ricerca, prima, sulle storie delle partigiane siciliane, e, poi, di riscrittura di un momento delle loro vite straordinarie e mai raccontate sui libri di storia”.

Così la nostra insegnante, la professoressa Pina Arena,  introduce il nostro lavoro “Lettere di partigiane”, racconti di momenti delle vite delle donne che  hanno combattuto, insieme agli uomini, per la libertà dal nazifascismo, per un paese democratico, sacrificando progetti, affetti familiari,  le loro stesse vite.

. Ci troviamo all’Archivio di Stato di Catania, nell’ambito dell’iniziativa  dell’ UDI “I Comitati di difesa delle donne” organizzata nel settantesimo anniversario della costituzione dei gruppi  femminili per la Resistenza, dall’archivista Maria Nunzia Villarosa, autrice di una mostra , ora virtuale, che ha ridato luce a documenti dell’Archivio che raccontano la storia “mai raccontata” delle partigiane italiane e siciliane.

Siamo partite dai documenti di archivio, dai giornali, dalle pagine di diario, dalle pagine vuote dei libri di storia.

Il  nostro è stato un lavoro  di riscrittura che ha seguito la ricerca: immaginare quello che Graziella Giuffrida, partigiana uccisa a 21 anni, partita da Catania per Genova, ha pensato, sentito, vissuto alla partenza da Catania mentre salutava i suoi genitori, o , quando sull’autobus i soldati nazifascisti la perquisiscono e scoprono la pistola che lei porta con sé;  immaginare Aurora Battaglia, la più giovane delle partigiane italiane, che ricorda il campo di margherite nel quale  amava giocare; immaginare la staffetta Beatrice Benincasa che ricorda il suo arrivo  da Catania a Bologna, o  Salvatore Giuffrida, partigiano e fratello di Graziella, disperato e orgoglioso  nel momento in cui è chiamato a riconosce il corpo violato della sorella.

Ecco, siamo entrati, come dice la nostra insegnante “nelle anime  delle nostre eroine e dei nostri eroi e li abbiamo fatti rivivere”, ci siamo “trasferiti” in loro e restituito loro la parola” perché potesse parlarci da vicino.

Il nostro lavoro ci ha fatto conoscere la Storia, e le storie di grandi donne. Soprattutto ci ha emozionati. La nostra più grande emozione: sentire che durante la lettura delle nostre Lettere,   il nostro pubblico si emozionava e commuoveva con noi, condivideva la nostra partecipazione ed il nostro desiderio di dar loro parola. Per continuare a ricordarle, riproponiamo l’intitolazione della  pista ciclabile di Catania alle giovani donne che in bicicletta hanno combattuto per noi!

Non ci fermiamo qua: su questa via desideriamo continuare a lavorare con tutte le persone che ci hanno accompagnato in questo viaggio di consapevolezza: grazie alla nostra insegnante    per la sua passione e perché ci fa scoprire universi nuovi, grazie alla direttrice dell’Archivio di Stato che ci ha aperto un mondo di carte preziose, grazie a Giulia, Salvatore, Gabriele, Erika, del gruppo teatrale “Liberi come attori” che hanno letto con noi le nostre Lettere, grazie a Michelangelo, Davide, Chiara per il loro video documentario che ha accompagnato le nostre letture. Grazie agli altri autori ed autrici delle lettere: Debora, Giulia, Carla, Laura, Francesco.

Grazie alle partigiane che ci hanno regalato un mondo migliore.

                                                                                                                                     Maria Di Bella

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