L’omosessualità è contro natura?

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Stop Omofobia
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Undici anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OMS, eliminava l’omosessualità dalle malattie psichiatriche, da allora si pensava di poter avviare un processo di apertura e di tolleranza, un processo di progresso per la cultura internazionale, ma così è stato solo in alcuni paesi.

La nostra Italia non rientra tra questi.

Nel 2003 Louis-Georges Tin, insieme ad altri 75 autori, pubblica il Dictionnaire de l’homophobie, dizionario in cui viene analizzata l’omofobia attraverso le sue vittime più note, come  Oscar Wilde e Matthew Shepard. Nell’opera vengono studiati gli ambienti sociali in cui questa nasce e si sviluppa, e vengono osservate anche le diverse reazioni nei vari paesi del mondo. Un ulteriore passo in avanti è stato compiuto dallo stesso Louis Georges Tin, quando, nel 2005 ha deciso di indire la prima Giornata Mondiale contro l’Omofobia, giornata che due anni dopo è stata istituita ufficialmente dall’Unione Europea in memoria delle vittime dell’omofobia. Un passo senza dubbio importante quello del nostro continente, un passo però che non ha coinvolto la nostra Italia, uno tra i paesi più progrediti al mondo che resta vergognosamente indietro nell’ambito della tolleranza e del rispetto dei diritti umani.
In Belgio, in Olanda, in Spagna, in Svezia, in Norvegia, in Portogallo, in Islanda, in Canada, in Sudafrica, in Argentina e in alcune amministrazioni del Messico i matrimoni civili tra gay sono regolarmente concessi; in Francia, in Danimarca, in Repubblica Ceca, in Austria, in Finlandia, nel Regno Unito, nel Lussemburgo, in Germania, in Svizzera, in Slovenia, in Ungheria, in Croazia, in Andorra, in Irlanda, in Israele, in Colombia, in Australia, in Nuova Zelanda, in Uruguay e in Messico alcuni diritti fondamentali sono riconosciuti agli omosessuali. L’Italia da questo punto di vista, senza dubbio a causa dell’enorme influenza della Chiesa, è alla pari di un qualsiasi paese cosiddetto “del terzo mondo”.

La Chiesa cattolica, infatti, si dimostra trincerata nella suo bigottismo, chiusa in canoni e principi che, non soltanto risultano troppo vecchi ma anche poco consoni per una religione che professa l’amore tra gli uomini. Il Cardinale Paolo Romeo, proprio all’inizio di questo mese, ha negato la veglia di preghiera proposta da una serie di associazioni omosessuali e non a Palermo per le vittime dell’omofobia, preghiera che dal 2007 è stata fatta più volte. Del resto non è la prima volta che atteggiamenti del genere provengono dalla tanto tollerante Chiesa cattolica, che giudica come peccato grave qualsiasi atto omosessuale, poiché esso esclude il dono della vita. Purtroppo i pregiudizi nei confronti dei gay non arrivano soltanto dalla Chiesa Romana, ma anche da molte altre religioni: evangelisti, ebrei e ortodossi, continuano a non tollerare i matrimoni dello stesso sesso. Nello stato di New York degli Stati Uniti ha avuto inizio una vera a propria campagna per fermare la legge che consente i matrimoni civili tra persone omosessuali. Questa infatti dovrebbe essere discussa a giorni, ma a quanto pare, l’onda omofoba religiosa sta facendo di tutto per travolgere coloro che ancora hanno qualche dubbio.

Il problema dell’omofobia non sta nella religione in sé, quanto nelle persone religiose. Non c’è nessun passo, verso o brano che nella Bibbia dichiari l’omosessualità un reato, non esiste nessun Vangelo che condanni gli atti omosessuali. I valori della famiglia sono sacri e vanno rispettati, non è naturale avere due madri o due padri: questi i principi dietro cui la Chiesa ama nascondersi. Ma allora mi chiedo se sia naturale che un padre violenti la propria figlia, se sia naturale che un marito picchi la moglie, mi chiedo come possa essere naturale uccidere la propria figlia perché indossa una minigonna o perché assume atteggiamenti “troppo occidentali”. Sono convinta che queste non siano cose naturali.

In Iran, in Mauritania, in Sudan, negli Emirati Arabi, nello Yemen, in Arabia Saudita e in Nigeria l’omosessualità è punita con la pena di morte; in tutto il Nord Africa eccetto l’Egitto, in Gambia, nel Ghana, in Liberia, nel Senegal, nella Sierra Leone, nel Togo, in Angola, nel Camerun, nel Botswan, Lesotho, Namibia, Swaziland, in tutta l’Africa Orientale eccetto in Madagascar e Ruanda, in tutto il Medio Oriente tranne Israele, nei territori Palestinesi, in Turkmenistan, in Uzbekistan, nel Brunei, in Malesia, nel Myanmar, a Singapore, in India, in Belize, in Antigua, nelle Barbados, in Grenada, in Giamaica, nel Trinidad, in Guyana, in Papua Nuova Guinea, nelle Isole Salomone, nelle Isole Figi, a Nauru, Kiribati, Tonga, Kivalu e nelle isole Cook l’omosessualità è considerata un reato, l’unico continente che non la considera più un reato è l’Europa. Eppure una nazione che da sempre si considera tra le più progredite, che è stata culla delle più grandi civiltà della storia, come l’Italia, si classifica ultima nel processo di civilizzazione e tolleranza.

“Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami sia della nostra costituzione, sia della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Non dobbiamo quindi ignorare l’invito del Parlamento Europeo a trovare misure efficaci per abbattere anche questo tipo di discriminazione” afferma il Presidente Giorgio Napolitano durante il suo discorso di oggi “E non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica. L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte”.

Un esempio per tutto il paese, il nostro Presidente condanna pubblicamente e senza ambiguità l’omofobia: speriamo che l’Italia si svegli dal dolce torpore in cui si culla da troppi anni.

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