Lucy Fenech, Capo Peloro non è dei privati.

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14 mila mq di Area Demaniale in uno dei luoghi più belli di Messina, Capo Peloro, sono statti oggetto di un’attività d’indagine e di ricerca della verità amministrativa da parte della Consigliera di CMdB, Lucy Fenech. L’area dell’ex Sea Flight di Capo Peloro , che una leggenda,  come tante si trovano nello Stretto, voleva nella disponibilità di un concessionario privato, la Editoriale Centonove s.r.l., in realtà sarebbe stata sempre area Demaniale.

Parla di favola la Fenech, nella conferenza stampa tenutasi nella sala Ovale del Comune di Messina, ed effettivamente avremmo preferito che si fosse trattato di una fiaba. Invece, la storia dell’area Ex Sea Flight, società che è stata dichiarata fallita nel 1978, ha visto il Comune di Messina comportarsi da perfetto “Pantalone” e pagare con i soldi dei cittadini gli oneri demaniali per circa 78.000,00 euro negli anni dal 2002 al 2005, e questo non solo senza che i cittadini avessero potuto godere, allora ed ancora oggi, di “un luogo privilegiato dall’incomparabile bellezza dello Stretto di Messina” ma soprattutto senza che quei soldi fossero minimamente dovuti.

La ricostruzione della Consigliera parte dal 2002 dove Vincenzo Basso, legale rappresentante della   Editoriale Centonove s.r.l. si aggiudica all’asta i “diritti litigiosi derivanti da un giudizio pendente tra la Curatela fallimentare della S.p.a. Seaflight e l’Assessorato Regionale al Territorio. Gli unici due offerenti furono il sig. Basso e il Comune di Messina in persona dell’Assessore al Patrimonio pro tempore. – I diritti controversi consistono nella proprietà dei capannoni, (pari a 2mila mq) con facoltà di rientrarne in possesso, smontandoli e rimuovendoli dalle aree demaniali e nel risarcimento del danno valutato in 100 milioni di lire, oltre a rivalutazioni ed interessi”

Nello stesso periodo il Comune di Messina chiede ed ottiene la concessione demaniale dell’area (12 mila mq) e la concede in sub concessione al Sig. Basso il quale, quindi, era l’unico titolare a dover pagare gli oneri concessori.  Proseguendo nella “favola” amministrativa tra il 2004 e il 2006 il sub concessionario chiede in base al Codice della Navigazione di diventare concessionario diretto mentre il Comune comunica di non voler più rinnovare la vecchia concessione.

 La storia si complica e nella vicenda interviene la Regione Siciliana che sull’area finanzia due mega progetti di riqualificazione e il Demanio Marittimo. Soltanto una sentenza della Cassazione del 2009 e una del Tar del 2013 sono riuscite a sbrogliare la matassa e stabilire che la Editoriale Centonove s.r.l. e il suo legale rappresentante, Basso Vincenzo, dopo il 2006 e pur avendo ottenuto il nullaosta, non sono mai diventati concessionari diretti dell’area per non aver corrisposto gli oneri concessori al Demanio Marittimo e allo stesso tempo che anche la proprietà dei capannoni, (pari a 2mila mq) è oggi definitivamente acquisita al patrimonio Demaniale.

La Fenech, pur dichiarandosi pronta e disponibile a confrontarsi con le “carte” che il privato volesse produrre per contrastare la sua certosina indagine ispettiva sulla vicenda, non rinuncia a denunciare anche una sorta di scatole cinesi amministrative, che tra cessioni di aree tra le parti, e una riperimetrazione dell’Area effettuata da tecnici privati della Editoriale Centonove avrebbero visto coinvolti ancora una volta il Comune di Messina e il Sig. Basso, con esclusione del Demanio e della Capitaneria di Porto oltre a due progetti finanziati dalla Regione Siciliana-  Uno nel 2006 denominato Recupero dei “Muretti” di Capo Peloro e finanziato per 800 mila euro con e anticipi versati  pari a 400 mila euro e un altro denominato “Corridoio culturale e polifunzionale di Capo Peloro” finanziato con ulteriori 500mila euro e anticipi versati di 100mila euro.

I finanziamenti, continua la Fenech, sono stati revocati dalla Regione Siciliana e sono stati richiesti i soldi elargiti al privato a titolo di anticipazione, Del resto basta leggere le precisazioni della Capitaneria di porto in merito alla vicenda per avere una sia pur pallida idea del lavoro certosino fatto dalla Consigliera Comunale di CMdB.

“La Capitaneria di Porto con una nota del 13 gennaio 2009 (Prot. n.00720/DEM), relaziona la Fenech, sulla questione Sea Flight evidenzia che: la prima richiesta di concessione dell’editoriale centonove (anno 2004) era sostanzialmente un subingresso alla concessione del Comune di Messina, e tale richiesta non includeva l’arenile prospicente (aree di concessione di altri due lidi dal 1999). Che gli accordi –di cui non si conoscono i termini – tra Amministrazione Comunale e Società erano stati fatti autonomamente senza il coinvolgimento della Capitaneria, pertanto l’Amministrazione Comunale sull’area “ceduta” dalla società non ha alcun titolo concessorio. Che anche il procedimento della riperimetrazione effettuato da tecnici privati per conto di Centonove non aveva coinvolto la Capitaneria. Le subconcessioni e le gestioni devono avere, infatti, il consenso della Capitaneria come previsto dagli art. 45/bis e 46 del Codice Navale.

Sono però le conclusioni della Consigliera a meritare tutta l’attenzione che le si può dare. “Al di là delle responsabilità… a me interessa oggi mettere a conoscenza la cittadinanza che si può progettare il recupero definitivo dell’area che rappresenta l’inizio della riqualificazione del luogo più suggestivo del nostro territorio.”

E a questo fine sia Messinambiente, che si è dichiarata disponibile ad una pulizia straordinaria dell’area, e sia l’Assessore al Patrimonio, disponibile a sopportate i minimi oneri di concessione temporanea, hanno dato la loro adesione all’idea di “coinvolgere le associazioni attive a Capo Peloro per organizzare un grande Happening e consentire ai cittadini di riappropriarsi di una bellissima area”.

PG

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