Luigi Michaud: immergersi per “curare” la fibrosi cistica

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Il sogno di Luigi Michaud era quello di fare immersioni in Antartide. Questa è la prima cosa che ci viene detta quando raggiungiamo l’istituto talassografico marino di Messina, dove, dopo il triste lutto, si cerca di andare avanti e continuare quell’opera di ricerca che non deve assolutamente fermarsi. Ci sono però degli aspetti che sono rimasti nell’ombra in questa triste storia: ci sono stati raccontati da chi ha conosciuto personalmente Luigi e, oggi che i riflettori si sono spenti, ha voluto parlare della sua vita.

La prima notizia che apprendiamo è che il ricercatore stava lavorando all’associazione biologica fra i batteri e le spugne in campo biomedico e nella spedizione in cui ha perso la vita si sarebbe dovuto occupare dell’estrazione di alcuni enzimi per la cura della fibrosi cistica; la seconda è che la comunità scientifica si è stretta attorno alla famiglia e soprattutto alla moglie Angela, cercando di farle occupare quel posto da assegnista per il qualche aveva corso assieme al marito e che le spetterebbe comunque di diritto, ma per cui in questa situazione assai particolare è stata vivamente caldeggiata: “Entrambi hanno partecipato ad un bando di concorso al CNR” racconta Tania Irrera, responsabile del comparto Ricerca FLC CGIL Sicilia “a cui si poteva partecipare se si aveva come settore di competenza l’ecologia microbica marina, un settore di nicchia, i due coniugi nella graduatoria sono arrivati al terzo e quarto posto. Quando è morto Michaud, Lucrezia Genovese si è ricordata di questo particolare e attraverso i canali CGIL e i nostri referenti nazionali – che si sono messi in contatto con il professor Luigi Nicolais [presidente del CNR, ndR] e con il Ministro per l’Istruzione, l’università e la ricerca Maria Chiara Carrozza – ha trovato un sistema per accelerare la procedura di riassegnazione. Angela, così, prenderà il posto del marito come se fosse una medaglia al valore, anche se questo sarebbe stato comunque suo”.

Il lavoro iniziato dal ricercatore messinese quindi continuerà, non solo attraverso la moglie, ma anche grazie all’impegno di tanti altri amici e colleghi, come il dottor Maurizio Azzarro, che ne ha tracciato un ricordo commosso e ricco di sfumature: “Un lutto, il primo all’interno di questi programmi speciali, è qualcosa di pesante, ma queste cose possono succedere anche in altre realtà, dove il clima è temperato. E’ terribile che questa tragedia abbia toccato una persona come Luigi: era l’amico di tutti, non appena entrava in una stanza rallegrava l’ambiente. Aveva iniziato davvero dalla gavetta. All’inizio, eravamo un team alle dipendenze della professoressa Bruni, che era la responsabile del progetto. Luigi, insieme alla moglie, ha cominciato a muovere i primi passi proprio in Antartide. Negli anni, però, il ragazzo, da giovane ricercatore, seppure precario, ha fatto valere le sue potenzialità e ha portato avanti quel gruppo della professoressa a un certo livello. Il target dei progetti all’inizio aveva un taglio più ecologico, ma nel corso degli anni, migliorando anche la componente logistica e con l’apporto dei finanziamenti, sono migliorate le tecniche di biologia molecolare e quindi si è cercato di trovare in Antartide quegli agenti esterni che, magari, negli ambienti temperati non si trovano.

Certo, Luigi era precario e non strutturato, ma ha partecipato a delle missioni che pochi hanno fatto”.

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1 commento

  1. ”…. quando raggiungiamo l’istituto talassografico marino di Messina, dove, dopo il triste lutto, si cerca di andare avanti e continuare quell’opera di ricerca che non deve assolutamente fermarsi”………….ma non lavorava all’Università???
    C’è un po’ di confusione…!?!?

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