L’uomo, la pistola e la biro

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«Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro
quello con la pistola è un uomo morto»
Roberto Benigni

Reinventare una frase che ha fatto la storia come quella di “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone, era un’impresa possibile solo a un ristrettissimo numero di persone. Riuscire a dargli il peso che ha assunto è stato possibile solo a Roberto Benigni.
Il peso della verità. Le ferite fisiche hanno tutto il tempo di rimarginarsi, guarire ed essere dimenticate, le parole, quelle con la lama affilata, con la potenza letale di uno sparo che ti lascia in agonia per sempre. Quelle, non si possono rimarginare.

Ero un tipo che non leggeva mai, ma sai chi mi ha aperto gli occhi? Mi ha aperto gli occhi Mario Moretti. Mi ha fatto capire quanto è importante, non tanto frequentare la scuola, quanto conoscere, studiare, sapere. In passato usavo dei metodi forti perché non avevo la conoscenza delle cose, non mi rendevo conto di quanto potesse valere un foglio di carta, una penna o la parola, il danno o il bene che potesse fare una frase o una parola, piuttosto che alzare le mani ed essere violento. Se si colpisce qualcuno all’interno, con le parole, quel qualcuno si ricorderà sempre di te, nel bene o nel male”. Lui, lui è Roberto Fornaro, un uomo di 43 anni con, alle spalle, 20 anni di carcere. Tanti errori commessi nella sua vita: racconta del suo primo piccolo furto con il sorriso sulle labbra, uno di quei reati che quasi ognuno di noi ha commesso, prendere duemila lire per comprare delle caramelle. Ma da qui è cominciata la sua strada verso la delinquenza: un bambino che preferisce lavorare anziché andare a scuola deve essere rieducato, ha bisogno di un collegio che lo aiuti a riconoscere la giusta via. Non sempre, però, questi istituti facevano, e fanno tutt’ora, il loro dovere. Metodi troppo violenti, mancanza di comprensione, mancanza di rispetto. A cosa dovrebbe mai servire usare la violenza, che sia essa morale o fisica, con un bambino? Non serve a nulla tranne che ad insegnargliela. Ed è proprio questo che è successo con Roberto.

Non conosceva nessun altro modo, nessuno gli aveva spiegato che esiste una seconda via per andare avanti e vivere. E con il tempo, quella che era stata una marachella di un ragazzino, è diventata un reato sempre più grande, fino ad arrivare alla gravità un omicidio: “Il crimine più grande che ho commesso è stato a Torino, ma la cosa che ci tengo a dire è che non sono andato per commettere quel tipo di reato. Eravamo andati perché volevamo degli alimenti e avevamo pensato che nella peggiore delle ipotesi potesse finire a pugni. Mentre quel ragazzo che purtroppo è morto, perché oggi io dico purtroppo, all’epoca non l’avrei detto, ha tirato fuori il coltello e noi abbiamo tirato fuori il nostro. Ma l’intenzione non era quella di andare lì per uccidere”. L’intenzione no, ma il risultato è stato quello, e Roberto ha pagato per tutto quello che ha fatto. Vent’anni di carcere non sono un’esperienza facile da superare. Un’ex moglie, due figli, una di 11 e il più piccolo di appena un anno, una nuova ragazza, madre del secondo figlio, con cui crescere e costruirsi una vita nuova.

Da quattro anni e mezzo, quasi cinque, Roberto si è tenuto lontano dalla delinquenza, non ha più commesso nessun reato, ed è contento della nuova strada che ha scelto. Strada che ha potuto seguire grazie alla presenza di alcune persone che lo hanno aiutato e sostenuto, persone che hanno creduto in lui e gli hanno insegnato cosa voglia dire avere una seconda possibilità dalla vita. Adesso Roberto è cambiato, ma la vita nella nostra città non è mai semplice. Messina non gli offre nessuna opportunità lavorativa. Non la offre a lui come non la offre a tantissime altre persone che nella loro vita non hanno mai commesso un reato. Come si può mantenere una famiglia senza avere un lavoro?

L’antistato mi fa lavorare lo Stato no, e allora mi chiedo: è forse meglio tornare a delinquere? Se mio figlio piange perché gli manca qualcosa da mangiare io vado a prendergli quello che serve, poi si vedrà”. Roberto Fornaro mette in chiaro il suo pensiero. E, purtroppo, non c’è niente di più vero. Trovare lavoro è così difficile che, spesso, troppo spesso, per riuscire a mantenere la propria famiglia si è costretti a rubare e, anche se implicitamente, Roberto è questo che ha cercato di far capire con la sua storia.

Ognuno di noi può sbagliare, e chiunque lo faccia è giusto che paghi, senza sconti di pene, ma a tutti va data una seconda possibilità, e questa diventa reale solo con l’istruzione, con la consapevolezza che esiste una seconda via oltre la delinquenza. Ma questo è il compito che dovrebbe avere ogni Stato, non abbandonare i propri cittadini a sé stessi, offrirgli le condizioni indispensabili per poter vivere dignitosamente la propria vita. Niente di più del rispettare la nostra Costituzione.

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