Mafia e ponte: attentato numero uno

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La trivella si trovava parcheggiata nel quartiere di Cannitello Case Alte, nei pressi della stazione di servizio ovest dell’auto strada Salerno-Reggio Calabria. Appena un mese fa il ministero dell’In­terno, la Società Stretto di Messina, il gene ral contractor “Eurolink” a cui è affidata la progettazione e la costruzione del Ponte, e i sindacati Cgil, Cisl e UIl avevano sotto scritto un “protocollo di lega lità” per preve nire i tentativi d’infiltrazione da parte della criminalità nei lavori della cosiddetta Va­riante di Cannitello, consi stenti nello spo stamento a monte della sta zione e della li nea ferroviaria per evitare interferenze con i futuri cantieri del Pon te. Il protocollo prevede l’implementazione di misure di controllo quali la «tracciabilità dei flussi finanziari», la «definizione di una white list delle aziende con i requisiti in re gola», una «Banca Dati a cui avranno ac cesso tutti i soggetti istituzionali interessati alle attività di monitoraggio sulle opere e sulle procedure di reclutamento della ma nodopera». Il piano per la Variante di Cannitello è stato indicato con sin troppo entusiasmo dal ministro Maroni come «lo scudo che il Go verno mette in campo per proteggere i can tieri del Ponte dalla ‘ndrangheta» e «il la boratorio su cui lavorare per bonificare in via definitiva il settore dei lavori pubblici da appetiti malavitosi».

L’attentato di adesso prova tuttavia che ‘ndrine e cosche non devono essere rimaste particolarmente impressionate dai contenuti delle nuove misure anti-infiltrazione. E co munque sino ad oggi il Viminale si è guar dato bene di specificare quando e quali ri sorse finanziarie verranno messe in campo per rendere operativi gli interventi pro- legalità nella criticissima area dello Stretto di Messina. I lavori ferroviari di Cannitello, per un valore di circa 26 milioni di euro, sono stati affidati ad “Eurolink”, l’associazione tem­poranea d’imprese guidata da Impregilo che si è aggiudicata la gara per la realizza zione del Ponte.

Presentati dalla Società Stretto di Messina come «propedeutici» alla costruzione del manufatto, i lavori per la nuova tratta ferroviaria di Cannitello sono stati duramente stigmatizzati dalla Rete No Ponte e da alcune delle maggiori associazioni ambientaliste (Fondo Ambien te Italia, Italia Nostra, Legambiente, Wwf). In un documento congiunto, il progetto di variante viene descritto come «estrema­mente schematico e stringato e del tutto inadeguato all’opera che si intende realiz zare». «Del resto – si aggiunge – i documen ti progettuali sembrano l’ovvia conseguen za delle carenze di analisi e di programma­zione territoriale e ambientale che connota no tutta l’operazione e che è riscontrabile nelle anomalie procedurali». Per il WWF Italia, in particolare, la “bre tellina di Cannitello” (appena 1,1 km di li nea ferroviaria) è «una grottesca rappresen tazione da cui i cittadini di Calabria e Sici lia non ne ricaveranno alcun vantaggio, mentre l’aver avocato a Stretto di Messina (SDM) SpA, e quindi al General Contractor “Eurolink” la realizzazione della variante, affidata originariamente (com’era logico) a RFI SpA, quale opera funzionale al ponte, darà al GC, ancor prima dell’approvazione del progetto definitivo, una formidabile arma di ricatto nei confronti dello Stato”. Secondo il contratto tra la concessionaria pubblica e il general contractor, infatti, dal momento in cui verrà aperto anche un solo cantiere in qualche modo collegato al pon te, quest’ultimo potrà chiedere, nel caso non venga poi realizzata l’infrastruttura, penali che vanno da un minimo di 390 mi lioni di euro (10% del valore di aggiudica­zione di gara) ad un massimo di oltre 630 milioni di euro (10% del costo totale del l’investimento).

Quello odierno non è il primo tentativo da parte delle organizzazioni criminali d’inserirsi “militarmente” nei sondaggi idro geologici propedeutici ai lavori del Ponte. Secondo quanto emerso in occasione del processo Olimpia 4, condotto contro alcuni dei gruppi ‘ndranghetisti responsabili di una serie di episodi delittuosi nella provin cia di Reggio Calabria, a fine anni ’80 il presunto boss di Campo Piale, Ciccio Ra nieri, avrebbe sottoposto ad estorsione i re sponsabili della ATP – Giovanni Rodio Spa, la società di Milano incaricata delle trivel lazioni per gli studi di fattibilità del Ponte. Per questa estorsione, Ciccio Ranieri è stato condannato in appello a tre anni e quattro mesi di reclusione; ad accusarlo, il pentito di mafia Maurizio Marcianò, che ha pure identificato i dirigenti della società che gli avevano versato alcuni milioni di lire. Un importante collaboratore di giustizia, il messinese Gaetano Costa, a capo della cosca locale durante tutti gli anni ’80, ha inoltre riferito di un incontro tenutosi a Roma intorno all’82-83 tra il suo ex braccio destro Domenico “Mimmo” Cavò, poi as sassinato, e il boss di Porta Nuova, Pippo Calò, mente economica della mafia e vero e proprio ambasciatore di Cosa Nostra nella capitale. «Il tramite di quell’incontro fu Michelan gelo Alfano», ha raccontato Costa. «Si do­veva discutere una questione concernente l’inserimento della mafia nella gestione di alcune somme che dovevano essere stanzia te per realizzare alcuni sondaggi geologici in vista della possibile realizzazione del Ponte di Messina. Mimmo Cavò mi raccon tò che grazie sempre alle garanzie di Mi­chelangelo era riuscito ad ottenere la conse gna di grosse partite di eroina da parte dello stesso Leonardo Greco».

Trent’anni dopo, il Ponte mantiene inalterata la sua vocazione criminale e criminogena.

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