Mario Francese: Il lucido profeta

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Mi è capitato di essere minacciato però non ho paura. Tutti sanno che faccio il mio mestiere” Queste sono le confidenze fatte ad un collega prima di morire. A parlare è Mario Francese, giornalista di cronaca giudiziaria del giornale di Sicilia.

Un uomo che faceva con scrupolo e correttezza il suo mestiere, descrivendo, denunciando e portando sulla scena della ribalta intrighi, storture, ingiustizie e tutte le storie del malaffare. La vita di Francese, è stata stroncata da quattro colpi di pistola che lo hanno raggiunto alle spalle, davanti alla sua abitazione, in viale Campania, a Palermo. Le sue cronache coraggiose sono state definite come quelle di un lucido profeta, che con grande piglio critico hanno denunciato il sistema mafioso, quello dei corleonesi, prima ancora che le inchieste giudiziarie e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia facessero luce sul sistema criminale e sanguinario capeggiato da Totò Riina, allora in ascesa. Le sue parole impresse su carta tornano ancora attuali: “La mafia –scriveva- è come una congregazione di mutua assistenza che ha suoi uomini in ogni struttura dell’apparato dello Stato e della società dove li infiltra, nell’apparente rispetto della legalità, per ricavarne vantaggi puntando sulla corruzione, sull’omertà, sul rispetto. Attraverso il suo sviluppo, la mafia ha fornito negli anni possibilità di lavoro illegale o legalizzato, solidarietà, assistenza, collaborazione in ogni iniziativa le cui finalità non sono in contrasto con i principi dell’organizzazione”.

Oggi sono trascorsi trentaquattro anni da quel 26 gennaio del 1979. L’impegno è quello di ricordare e tenere viva la memoria, anche tra le giovani generazioni- come ha sottolineato Sonia Alfano-, presidente della commissione antimafia europea: “Mario Francese è ancora oggi, un esempio di coerenza e coraggio. Lui, giornalista che fece dell’inchiesta la sua ragione di vita, ucciso per avere portato fino in fondo le sue idee, senza fermarsi nemmeno davanti ai ricatti e alle minacce. I giovani cronisti di oggi dovrebbero conoscere la sua storia e imparare dal suo esempio. Tuttavia per Sonia Alfano c’è una nota stonata nella vicenda.:“risuona come una beffa, -ha ancora aggiunto- insopportabile e vergognosa la chiusura, per mancanza dei requisiti minimi richiesti, della scuola di Giornalismo dell’Università di Palermo dedicata qualche anno fa proprio a Mario Francese. Anche questo è memoria”.

Intanto, in questi giorni un segnale nuovo è partito proprio da Corleone, dove è stata allestita una mostra fotografica destinata alle scuole e alla società civile che, attraverso trentaquattro pannelli descrive lo spessore professionale e umano del giornalista siracusano, per molto tempo dimenticato. 

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