Messina affetta dal cancro dell’usura

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Usura, La città di Messina tra le prime in classifica con quasi il 90% dei commercianti vittime del racket In Sicilia il 70% dei commercianti è vittima di usura, a Messina la percentuale arriva ad interessare il 90% degli imprenditori. Il

fenomeno del racket  pervade l’isola, contando oltre 30.000 vittime ed un giro di affari da 3,3 miliardi.

 

Usura e criminalità organizzata continuano ad estendersi a macchia d’olio sul territorio siciliano, in media il 70% dei commercianti è vittima del racket, e Messina è tra le prime in classifica tra le città ritenute maggiormente a rischio, con quasi il 90% degli imprenditori costretti a rivolgersi alla criminalità. Sono questi gli inquietanti dati che emergono dal Focus Sicilia di SOS Impresa, presentato stamane a Palermo durante il convegno organizzato da Confesercenti Sicilia.

 

Per sapere che la Sicilia, da sempre, è una delle patrie privilegiate dalla criminalità organizzata, non è necessario essere siciliano.

Che tra le province maggiormente afflitte da questo male, da tempo immemore,rientri anche la città di Messina, la maggior parte dei messinesi lo sanno già.

 

Ma quello che stamane è emerso durante il convegno organizzato da Confesercenti

Sicilia, forse non stupisce, ma certamente fa riflettere: la mafia in Sicilia,

anzichè scomparire, aumenta.

 

Nel corso del convegno di stamane si è parlato proprio del dilagare della criminalità organizzata e del fenomeno del racket sull’intero territorio siciliano. L’allarme è contenuto nel Focus Sicilia del XIII Rapporto di SOS Impresa, nel quale si legge che in Sicilia le vittime di usura sono quasi trentamila cittadini, con una media di circa il 70% tra imprenditori e commercianti, media che a Messina, e in altre città come Palermo e Catania,raggiunge quasi il 90%.

 

Nel rapporto di SOS Impresa si legge che “se nel 53% dei casi il finanziamento si verifica e si esaurisce senza più ripetersi, nel 29% il ricorso ad un prestito illegale si verifica per due o tre volte, nel 18% supera anche le 4 volte. I tempi di restituzione variano dal 41% dei casi in cui il rapporto usuraio si estingue

nel corso di due o tre anni, fino ad arrivare ad un 15% che praticamente non finisce mai di pagare. In media, una vittima intrattiene anche  2 o 3 rapporti usurai contemporaneamente”

 

Le vittime preferite del racket sono gli imprenditori edili,seguono i settori degli alimentari, dell’abbigliamento e dei mobili, ma in generale a pagare è la stragrande maggioranza delle imprese commerciali. Si tratta di una situazione “talmente pervasiva”- si legge nel documento – “da far pensare che a non pagare il pizzo siano solo le imprese di proprietà dei mafiosi e quelle con le quali siano stati stabiliti rapporti affaristici”.

 

Ma un altro dato allarmante si legge nel documento, e cioè che al diffondersi di un vero e proprio boom del fenomeno, di contro si registra l’assoluto silenzio sul fronte delle denunce. Stando ai dati, nel primo semestre del 2011 le denunce per usura sono state 4 rispettivamente a Palermo, a Messina e a Catania, 2 a Caltanissetta, una ad Agrigento e Siracusa,nessuna a Trapani, Enna e Ragusa. “A voler essere ottimisti – ha affermato Vittorio Messina, presidente regionale di Confesercenti Sicilia- “siamo di fronte ad una lenta avanzata della legalità. Il numero dei denuncianti rientra nell’ordine di qualche decina rispetto a un comparto produttivo che conta migliaia di operatori”. “La criminalità organizzata – ha continuato Messina- è una cancrena difficile in estensione e difficile da estirpare, per questo chiediamo una burocrazia più veloce al servizio delle imprese”.

“Bisogna far passare il messaggio – ha concluso il presidente di Confesercenti-

che le imprese oggi o si muovono sul fronte della legalità o scompaiono”

 

Un messaggio che è doveroso diffondere, ma altrettanto difficile da far passare in una regione come la Sicilia, dove i tassi d’interesse criminali che si mantengono al di sotto della media nazionale spesso rappresentano l’unica ancora di “salvezza” per i piccoli e medi imprenditori afflitti dalla crisi economica. Borsellino diceva che “la lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale”. E aveva ragione.

 

Anna Mazzù

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