Bouganville occupata: vogliamo un dialogo!

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Recuperare edifici agibili e abbandonati al fine di garantire un domicilio a famiglie in emergenza abitativa e svolgere al contempo attività socialmente utili.

Questo è quanto contenuto nel progetto di cohousing sociale presentato dal comitato ‘Bouganville occupata’ di Messina, in collaborazione con il Sindacato Intercategoriale Lavoratori Autorganizzati “Si Cobas” e il “Fronte Popolare Autorganizzato”, comunità per la difesa del diritto alla casa, al lavoro e alla dignità. Un progetto tanto ambizioso quanto virtuoso, che alle parole aggiunge un attivismo deciso e consapevole che ha inizio circa tre mesi fa a Messina.

Siamo a giugno quando, nel complesso Casa Nostra, il Fronte Popolare Autorganizzato, nella persona di Valentina Roberto, sindacalista da sempre in prima linea nella difesa del diritto alla casa e al lavoro, occupa un edificio abbandonato di proprietà del Comune di Messina, ex sede dell’ ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Fanciulli e Adulti Subnormali) insieme a 6 famiglie in emergenza abitativa. Non una semplice occupazione. Immediata infatti, da parte degli occupanti, la presentazione di un progetto che mira a trasformare un’azione di disobbedienza civile, in un insieme di interventi che abbiano l’obiettivo di coniugare la risoluzione di un’emergenza con attività sociali utili per la cittadinanza. La proposta progettuale prevede infatti, oltre alla concessione in comodato d’uso di alcune aree a famiglie in emergenza abitativa, la costituzione di un laboratorio didattico all’interno della già esistente serra, un orto sociale sul terreno circostante. Ed ancora un cineforum popolare e una ludoteca per bambini e ragazzi speciali intitolata a Christian Barbuscia, il ragazzo affetto da tetraparesi spastica morto in attesa di una casa popolare. Le donne delle famiglie occupanti si sono già attivate per partecipare ai corsi OSA (Operatori Socio Assistenziali), specializzarsi ed essere preparate a gestire la ludoteca. Alla lista di attività si aggiungono il doposcuola, cene sociali e una colonia felina, fondata immediatamente dopo l’occupazione, nel rispetto dei ‘precedenti inquilini’ che ora possono contare su cibo e cure mediche. Si potrebbe continuare, ciò che manca, è una risposta. Anche solo un segno.

Ciò che si cerca infatti, è il dialogo con le istituzioni. Un dialogo che sembra non potere, o non volere, avere luogo. “La nostra amministrazione dovrebbe accogliere a braccia aperte proposte progettuali di questo tipo, che potrebbero essere indirizzate al recupero di ogni struttura abbandonata della città, proponendosi come modello regionale e nazionale. Ma veniamo solo ignorati” dichiara Valentina Roberto, sottolineando come l’operato del comitato ‘Bouganville occupata’ non sia orientato a una privatizzazione di spazi comuni, ma al recupero e alla messa a disposizione di aree destinate all’abbandono.

Si chiede un’apertura.  Un confronto. Una semplice analisi di un progetto che si presenta socialmente utile e virtuoso. Si chiede la concessione in comodato d’uso della struttura, in modo da poter garantire l’allaccio delle utenze le cui spese sarebbero poi a carico degli inquilini che al momento vivono senza elettricità, potendo contare solo su un gruppo elettrogeno messo in funzione solo la sera. Si chiede, in poche parole, considerazione.

Intanto gli occupanti continuano ad agire, per quanto possibile, nel rispetto di quelle istituzioni la cui unica presenza sembra concretizzarsi nell’assenza. Si sono costituiti in un comitato: ‘Bouganville occupata’, dal nome della pianta che incornicia ciò che ad oggi viene da tutti definito come un piccolo ‘pezzo di paradiso’. Il luogo che ha permesso a persone che avevano perso tutto, di avere poco. Un poco che basta, almeno per il momento. Un palazzo agibile destinato al decadimento, abbandonato all’azione corrosiva del tempo e ad atti di vandalismo, che ad oggi rinasce grazie all’intervento mirato e rispettoso di quanti lo considerano la propria casa.

Sono 10 i bambini presenti nella struttura e, nella notte tra il 19 e il 20 settembre, è nato il piccolo Dorian Cristian, nuovo piccolo guerriero chiamato come un altro piccolo grande combattente, Cristian Barbuscia. 11 bambini  per quattro famiglie in emergenza abitativa per sfratto per morosità incolpevole. Prima di arrivare all’occupazione, hanno tutte presentato REGOLARE RICHIESTA IN DEROGA PER UNA CASA DI EMERGENZA. Prima di arrivare all’occupazione, hanno tutte ricevuto una porta sbattuta in faccia. Prima di arrivare all’occupazione, hanno dormito in macchina, da parenti, o in spiaggia. “Il problema – spiega la Roberto – è che manca ad oggi un bando aperto per le case popolari. Ce n’è uno del 2013, e da allora molte famiglie aspettano ancora. Per cui non c’è ad oggi un bando aperto per poter richiedere una casa popolare. Ma c’è la possibilità, per legge, di presentare richiesta in deroga per una casa di emergenza, che solo il sindaco ha la facoltà di firmare. Se queste famiglie occupano – conclude – è perché non c’è soluzione”.

La soluzione, dunque, non c’è. L’emergenza, eccome. Ed ecco che le famiglie si adoperano per rendere vivibile un edificio lasciato all’abbandono. “La struttura è nuova ed agibile – spiega Valentina Roberto – ma ancora non possiamo iniziare l’autorecupero perché siamo in attesa di un dialogo e di una legge che lo permetta. In molte regioni la legge sull’autorecupero è in fase sperimentale, ma non in Sicilia. Nell’attesa, si agisce nel rispetto assoluto della struttura e del suo contenuto preesistente”. Ciò che c’era, insomma, è stato mantenuto: sui muri campeggiano ancora i disegni dei ragazzi dell’ANFFAS, gli uffici sigillati con le relative documentazioni, le apparecchiature della cucina smontate e pronte per il ritiro. Gli unici interventi da parte degli occupanti, sono state le riparazioni. Vetri rotti sostituiti. Numerosi buchi nei muri, testimonianza del passaggio dei ladri di rame, riparati con strutture in cartongesso. Gli interventi divisori per creare i diversi ambienti sono stati realizzati con l’ausilio di pareti in cartongesso per non intaccare in alcun modo una struttura che viene definita ‘sacra’. Un luogo curato con l’amore riservato al focolare domestico. Perché per queste persone, questa è casa. Nessun vittimismo, nessun pietismo o ricerca di attenzione mediatica per accattivarsi la compassione di politici e media. Solo una grande dignità che trasforma la disperazione in attivismo e pragmatismo. “Prima della lotta per la casa si deve affrontare una lotta per la dignità – afferma la Roberto – Questi non sono i poveracci che vivono in un edificio abbandonato. Sono famiglie che portano avanti un progetto virtuoso, che coinvolge tutta la città”. 

Il tutto nel rispetto delle leggi, per quanto paradossale possa apparire tale affermazione. Ma questo è ciò che si porta avanti. Questo ciò che si respira in quei corridoi che profumano di pulito. Di casa. Senza alcun tentativo di privatizzazione. Tutt’altro. “Se si riempisse lo stabile di famiglie, – specifica la Roberto – si andrebbe a perdere la progettualità politica del programma, che è quello di trasformare uno spazio abbandonato in una risorsa per la società, e si tramuterebbe tutto in un luogo in cui accatastare famiglie. Non è quello che vogliamo”.

La struttura sarebbe pronta ad accogliere la realizzazione del progetto. L’edificio è solido, ogni famiglia ha un bagno a disposizione e l’acqua non manca, anche se, in mancanza di elettricità, è fredda. E sta arrivando l’inverno. Alcune aule sono state lasciate libere per accogliere eventuali famiglie in emergenza abitativa e, secondo quanto previsto dal progetto, altre stanze saranno adibite a foresteria, per ospitare chi dovesse aver bisogno di un alloggio momentaneo.

L’entusiasmo si mescola alla delusione. La voglia di fare alle incertezze: “Potrebbe accadere di tutto – continua la Roberto – Intanto, noi andiamo avanti con le nostre attività sociali. Le famiglie da qui non escono perché c’è in atto un’emergenza abitativa che non ci possiamo dimenticare. Tenteremo il dialogo con le istituzioni. Se ci ignoreranno, allora ignoreremo loro e faremo finta che le istituzioni non esistono e diventerà un luogo autogestito. Abusivo e autogestito”.

Conclude, ma solo per il momento, Valentina Roberto: “Sono fiera di questo progetto elaborato insieme a queste persone. E sono fiera di loro. Famiglie che hanno sposato a pieno il progetto. Donne che, oltre a essere madri, si stanno mettendo in gioco per migliorare la propria condizione. Qualsiasi tipo di complimento, va a loro.”

GS Trischitta

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