Microcredito e finanza etica:

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di Francesco Polizzotti

Le Nazioni Unite nel dicembre del 1997 hanno approvato la risoluzione 52/194 che indica il Microcredito come strumento di sviluppo economico per sconfiggere la povertà nel mondo. Il 2005 è stato proclamato Anno Internazionale del Microcredito. A questo scopo, i vari paesi hanno avviato una serie di iniziative per far conoscere e diffondere l’applicazione del microcredito come strumento di un nuovo sviluppo mondiale equo e solidale.

L’Italia, grazie all’impulso e al coordinamento del Ministero degli Affari Esteri (DGCS), ha dato prontamente applicazione alla risoluzione dell’ONU, istituendo il Comitato Nazionale Italiano per il Microcredito di cui fanno parte i rappresentanti della pubblica amministrazione, delle organizzazioni internazionali, delle organizzazioni non governative (Ong) di centri locali, del settore bancario, del mondo imprenditoriale, di istituti e di fondazioni.

Sul piano organizzativo, l’esperienza internazionale ha evidenziato l’utilità dello strumento del microcredito e della microfinanza per combattere la povertà promuovendo lo sviluppo nei paesi poveri e in quelli sviluppati con aree di ritardo e di emarginazione.

Il richiamo venutosi a creare poi, attorno, alla figura di Muhammad Yunus (nella foto), Premio Nobel per la Pace nel 2006, economista e banchiere bengalese, ideatore e realizzatore del microcredito – il cui merito è stato quello di aver favorito un sistema basato su piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali – è stato riconoscimento ulteriore da parte della comunità scientifica per un nuovo modo di intendere la sussidiarietà.

Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari a persone in condizioni di povertà ed emarginazione. Nei paesi in via di sviluppo milioni di famiglie vivono con i proventi delle loro piccole imprese agricole e delle cooperative nell’ambito di quella che è stata definita “economia informale”. La difficoltà di accedere al prestito bancario a causa dell’inadeguatezza o della mancanza di garanzie reali e delle microdimensioni imprenditoriali, ritenute troppo piccole dalle banche tradizionali, non consente a queste attività produttive di avviarsi e svilupparsi libere dall’usura. Discorso analogo nei paesi cosiddetti sviluppati.

Anche in Occidente coloro che vivono sulla soglia della sussistenza o al di sotto di essa e che possono trovarsi in gravi difficoltà di fronte a spese improvvise anche di piccola entità possono rivolgersi al microcredito soprattutto per la piccola impresa e gli artigiani che dai canali tradizionali non possono accedere e si devono rivolgere quindi al social lending o prestiti peer-to-peer.

In particolare, l’Unione Europea nel 2009 ha approvato il progetto “Progress” che da gennaio 2010 fino a dicembre 2013 metterà a disposizione finanziamenti agevolati per piccole imprese e liberi professionisti in difficoltà economica. Attraverso un fondo di 100 milioni di euro, l’Unione europea intende fornire una valida alternativa ai tradizionali canali bancari e soprattutto offrire una forma di riscatto a quanti hanno pagato con la perdita di lavoro la disastrosa congiuntura economica. I destinatari del finanziamento agevolato saranno le microimprese,  secondo i parametri dimensionali definiti dalla Commissione europea, liberi professionisti e persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica.

In Italia, a seguito dell’appello lanciato dal già Sindaco di Cagliari Emilio Floris al Presidente del Comitato Nazionale per il Microcredito On. Mario Baccini,  il Comitato si è impegnato a promuovere sul territorio nazionale, la “Rete Microfinanziaria Nazionale dei Comuni Italiani” che prevede la creazione di una  rete di comuni capaci di unire le proprie risorse, al fine di costituire un fondo nazionale di microcredito.

La lotta alla povertà estrema ed all’esclusione finanziaria, anche attraverso il sostegno e lo sviluppo di microimprese, rappresenta, quindi, l’obiettivo prioritario dello strumento del Microcredito. Con la risoluzione 58/221, la stessa Assemblea Generale delle Nazioni Unite ne ha approvato il corredato Piano d’Azione.

Sono molte le amministrazioni regionali e locali che hanno voluto caratterizzare il microcredito con offerte e piani economici diversificati da territorio a territorio. Si tratta di azioni protese a fare leva sulle potenzialità, sulle professionalità e sul patrimonio di conoscenze già presenti all’interno del sistema-regionale, sviluppando altresì sinergie positive che prevedono, in taluni casi, il coinvolgimento e la cooperazione tra enti pubblici e privati. Obiettivo del microcredito, in generale, è quello di mettere  al centro delle politiche economiche lo sviluppo sociale di un territorio con la capacità di sviluppare politiche di produttività e di contrasto incisivo alle “nuove povertà”.

Cosa caratterizza il microcredito? Chi sono i soggetti beneficiari?

Tra le finalità del microcredito c’è soprattutto la lotta all’esclusione finanziaria di soggetti (nuclei familiari o aziende) troppo piccoli per accedere agli aiuti formali o in grave crisi a seguito di cause oggettive di fragilità economica nel mercato del lavoro. Per accedere agli aiuti spesso è valutata come discriminante la capacità all’autodeterminazione delle persone e delle imprese perché l’aiuto economico non rimanga mero sostegno assistenziale ma al contrario si caratterizzi per la sua natura transitoria, limitato nel tempo perché sotteso alla responsabilizzazione del beneficiario stesso.

Attorno al microcredito, e alle norme che lo regolano nel contesto locale, si accompagnano in genere azioni sperimentali di finanza etica e di economia sociale per favorire l’ampliamento dell’occupazione, nonché lo sviluppo di reti solidaristiche e zone fiscali particolari nelle aree economicamente svantaggiate. Inoltre, ai tanti strumenti creditizi predisposti dalle Regioni, dalle reti intercomunali e dagli istituti convenzionati c’è soprattutto la promozione della cultura attiva d’impresa, la distribuzione orientata delle risorse stanziate per progetti innovativi per il territorio e l’intreccio tra impresa, famiglie e territorio.

I destinatari del finanziamento agevolato sono quindi le microimprese, i liberi professionisti e persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica.

Quali sono i “Progetti” di intervento finanziati dal Microcredito?

In linea di massima gli ambiti di intervento di un Fondo di Microcredito sono:

a) interventi in favore di microimprese, in forma giuridica di cooperative, società di persone e ditte individuali, costituite e già operanti, ovvero in fase di avvio d’impresa, volti sia a contrastare l’economia sommersa sia a sostenere la nuova occupabilità, l’autoimpiego e l’inclusione di lavoratrici e lavoratori con contratti atipici;

b) crediti di emergenza, finalizzati ad affrontare bisogni primari dell’individuo, quali la casa, la salute e i beni durevoli essenziali;

c) sostegno a persone sottoposte ad esecuzione penale, intra o extra muraria, ex detenuti, da non più di ventiquattro mesi, nonché conviventi, familiari e non, di detenuti;

d) lo sviluppo del rapporto tra banche e immigrati.

Come si eroga il Microcredito?

Gli enti candidati (banche, istituti di credito o enti ecclesiastici riconosciuti) devono, in genere, presentare un dettagliato progetto che descriva:

– lo storico dell’ente nel settore in cui opera;

– le eventuali azioni già realizzate sul territorio in materia di microcredito;

-le esperienze realizzate in merito all’orientamento all’autoimprenditorialità, al tutoraggio, alla formulazione di business plan, alla conoscenza del bilancio delle competenze, alla valutazione delle motivazioni di un prestito in caso di difficoltà economica;

– le modalità con cui si intende garantire relazioni attive e continuative con i beneficiari finali dell’intervento di microcredito.

Come si selezionano i Progetti da finanziare?

Sulla base del programma di intervento sociale o economico individuato dall’ente pubblico o privato che gestisce le risorse, molte volte sono scelti operatori, detti “operatori territoriali”specializzati, che tramite appositi sportelli valutano le diverse richieste:

a) Nel caso di individui:

– ascoltare le motivazioni espresse dal soggetto richiedente (serietà delle ragioni dell’indebitamento; capacità di rimborso in base al reddito etc.)

– informarsi compiutamente sulla storia creditizia dei soggetti interessati al finanziamento;

– valutare la presenza del congruo rapporto tra importo della rata del prestito e reddito mensile conseguito dal potenziale beneficiario. Normalmente è richiesto che la rata non superi 1/3 delle entrate familiari, decurtate dagli impegni finanziari in corso;

– redigere le domande fissando più incontri ed effettuando più colloqui, al fine di stabilire un rapporto di conoscenza con il richiedente;

– valutare attentamente ed in modo oggettivo le reali necessità espresse dal richiedente e la destinazione del prestito una volta ottenuto;

– cercare di individuare le caratteristiche personali e, ove presenti, il tipo di lavoro svolto e le competenze professionali del soggetto richiedente (Bilancio delle competenze);

– valutare l’effettiva capacità di produrre il reddito necessario per la restituzione del prestito con continuità ;

– valutare il carattere risolutivo dell’intervento richiesto;

– valutare la legalità della motivazione della richiesta di prestito. A tal proposito intendiamo fare riferimento a casi riscontrati nella scorrettezza dell’uso di denaro pubblico per restituire soldi a usurai, pagare imposte pubbliche, canoni erariali, tasse di possesso (IRPEF, bolli auto etc.);

– raccolta della documentazione necessaria a giustificare l’erogazione del prestito richiesto, da allegare alla domanda stessa.

 

b) Nel caso di imprese lo sportello svolge alcune delle seguenti funzioni:

1) per le imprese già costituite:

a) valutazione dei rischi e delle opportunità derivanti dal progetto d’impresa al

fine di stimare il giusto grado di rischio;

b) sviluppo di analisi di fattibilità rispetto a progetti di ampliamento;

c) bilancio delle competenze;

d) assistenza tecnica nella redazione del business plan.

2) per le imprese ancora da costituire:

– orientamento all’autoimprenditorialità;

– sviluppo di analisi di fattibilità delle idee progettuali;

– bilancio delle competenze;

– assistenza tecnica nella redazione del business plan;

– attivare lo strumento della “disincentivazione” ove non sussistano le condizioni di sostenibilità economico-finanziarie per l’avvio di impresa.

 

Agli enti accreditati viene spesso garantita formazione iniziale specifica sul microcredito, con aggiornamenti periodici, e inserimento all’interno della rete di operatori regionali coinvolti nella gestione del Fondo.

 

Oggigiorno, il Microcredito rappresenta anche un’opportunità per garantire ai giovani la formazione e l’orientamento professionale, anche in chiave di contrasto alla dispersione delle conoscenze.

Il Magistero della Chiesa ricorda come “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità” (CV,25). Il microcredito, se concepito come riconoscimento al valore assoluto della dignità dell’uomo, assume al suo più nobile significato. “L’(auto)imprenditorialità, prima di avere un significato professionale, ne ha uno umano. Essa è inscritta in ogni lavoratore, visto come “actus personae”, per cui è bene il proprio apporto in modo che egli stesso sappia di lavorare in proprio” (CV, 41).

 

Ecco perché è necessaria una reciproca responsabilità sia da parte degli enti che gestiscono il microcredito che degli stessi soggetti beneficiari, perché gli uni non determino le scelte di vita dell’altro ma ne orientino il potenziale umano e l’altro traduca l’aiuto economico in una nuova progettualità per corrispondere meglio alle necessità del tempo presente (reinserimento lavorativo a seguito di una migliore qualificazione professionale e culturale, cambiamento delle abitudini passate per ottimizzare gli sforzi, gestione del prestito responsabile con lo strumento della consulenza, etc…).

 

In una società del guadagno e del profitto, spesso i bisogni dei soggetti fragili viene strumentalizzato. Se non si riconosce alla persona il valore di soggetto attivo che può riorganizzarsi dopo il periodo di crisi economica, anche l’aiuto più generoso rischia di ridursi a semplice ammortizzatore sociale.

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