Morire d’amore, accade ancora

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In una qualsiasi città del mondo, in una notte qualunque ad un orario

sconosciuto: il dolore non ha bisogno di coordinate, il dolore è.

La piazza è avvolta dai sospiri di una tetra luna appannata dal fiato di un inverno che tarda a venire; molti occhi son giù chiusi alla realtà ed aperti ai sogni mentre il fiume del Silenzio, con luttuoso mormorio, scorre sotto i ponti.

La luce malinconica di un lampione gioca con i profili di due passanti partorendo inquiete ombre.

Lui:-Mi prese di costei piacer si forte, che come vedi ancor non m’abbandona

Lei:-Mi prese di costui piacer si forte, che come vedi ancor non m’abbandona

Le due sagome, ripetendo come un’amara cantilena un verso della Divina Commedia, procedono l’uno verso l’altra ad occhi chiusi.

Adesso sono faccia a faccia, tanto vicini da bere ognuno il sospiro agitato dell’altro.

Lei:Perché hai gli occhi chiusi?

Lui:Rabbia e vergogna mi hanno accecato. E tu perché’ hai gli occhi chiusi?

Lei:Violenza e vergogna mi hanno accecata. Tu sai se stiamo dormendo o

sognando?

Lui:Io credo d’esser morto anche se respiro

Lei:Io non riesco a respirare – e con le mani, come a proteggersi, avvolge il collo – Ma ho l’impressione di esser viva. Ho freddo, una sensazione di gelo che non avevo mai provato.

Lui:Forse siamo solo due sonnambuli o forse stiamo semplicemente sognando ad occhi aperti

Forse è solo un incubo!– grida lei con voce disillusa, toccandosi la testa –Di qualsiasi cosa si tratti, fa male allontanata la mano dalla testa, sfrega tra loro le dita’-La mia testa è bagnata, ma non mi sembra che piova. Perché non apriamo gli occhi? Ho paura di camminar tra la notte ad occhi chiusi

Lui:Anche le mie mani sono bagnate. Se apriamo gli occhi verranno a prenderci lo stesso e nulla sarà più come prima

Aprono gli occhi ed istintivamente si guardano le mani

Le mie mani sono sporche di sangue– gridano all’unisono, mentre un vento prepotente percuote le loro spalle come un castigo.

Lei:-Non ti vedo, dove sei?

Lui:Non mi vedi? Eppure sono qui davanti a te

Lei sgrana gli occhi confusi dal buio:-Si, adesso ti vedo. Sei nero come la notte e quasi ti confondevo con essa

E tu sei pallida e bianca tanto da sembrare un fantasma

Tacciono e si guardano negli occhi: ognuno vede nello sguardo dell’altro la vittima ed il carnefice.

A distanza una sirena vomita echeggianti lamentele, stridendo l’aria come artigli che accarezzano una lavagna.

L’uomo e la donna si prendono per mano, e come in un eterno patto mortale mischiano il sangue che sporca i loro palmi; barcollando raggiungono le scale di una chiesa.

Sembra ci sia stato un funerale– esclama addolorata lei raccogliendo un fiore che sembra non voglia rassegnarsi ad appassire ed urla ancora la sua bellezza.

E ‘cosi’. Hanno ucciso una giovane straniera; dicono se la sia cercata quella stupida affamata di sesso.risponde lui con voce rotta, mentre cerca di allargar le braccia come a volarsi liberare, ma non riesce: e’ come se una catena serrasse i polsi giungendo le mani in una sorda preghiera di pentimento.

Lei:Ora ricordo, l’ha uccisa uno sporco negro clandestino dopo aver consumato con lei del sudicio sesso. Così dicono

Come obbedendo al tagliente comando di una campana, che sta suonando a morto, i due chinano gli occhi e piangono lasciando che le loro lacrime si confondano.

Nessun Silenzio è muto come le parole raccontate dalle lacrime.

Adesso ho freddo anche io – afferma  lui con voce priva di sfumature, la voce di chi muore pur restando vivo –Prima di saper la Verità sarà

meglio andare

Si alzano per allontanarsi, ma un rantolo li inchioda alle scale, vorrebbero scappare ma e’ come se una forza sovraumana trattenesse le loro caviglie.

Una donna che indossa una lunga tunica nera, corre ad occhi chiusi verso di loro tappandosi le orecchie con le mani e, sebbene le sue labbra siano cucite da un filo rosso, la sua bocca emette un urlo sovrumano, un urlo che farebbe rabbrividire anche un assassino.

Possiamo aiutarti?

Vi prego fatela smettere!– grida la donna mentre i suoi occhi piangono lacrime di fango.

Chi deve smettere e cosa? – chiede la ragazza mentre l’uomo di colore, adesso in ginocchio accanto a lei, ripete come un automa:Non volevo

ucciderla!

Deve smetterla di urlareeeee!!!!! Da quel giorno non riesco più a

dormire– ulula la donna tappando più forte le orecchie con le mani –Non

era la prima volta che lo portava nel suo appartamento. Era una cui piaceva divertirsi con ogni mezzo senza tener conto di nulla! Sapeva di lui, sapeva che era un negro clandestino senza scrupoli. Avrebbe dovuto essere più cauta. Ecco continua ad urlare alle mie orecchie. Impazzisco! Cosa pretendeva? Che andassi di la ad aiutarla mettendo a rischio la mia vita?

Quello sporco negro avrebbe ucciso anche me! Aiutatemi! Fatela smettereee!

La ragazza cerca di calmare la donna abbracciandola:Perché’ lo definisci sporco negro? La malvagità non ha colore ne’ razza al contrario di ciò

che il pregiudizio vuole far credere. Questo mondo è malato. Siamo abituati  a vivere chiusi nei nostri egoismi col paraocchi sputando sentenze. Siamo abituati a generalizzare piuttosto che a tentare di comprendere il problema. Siamo pronti a far del bene a chilometri di distanza da noi, il dolore lontano “non può farci male e metterci a rischio”, per poi ignorare la richiesta d’aiuto proveniente dalla porta accanto. Ci professiamo evoluti ed aperti ed ancora temiamo un colore di pelle diverso dal nostro.

Parliamo tanto di solidarietà femminile e poi tu, donna, per prima mi accusi di essermi cercata la morte solo per aver fatto sesso con un uomo, solo perché’ ero una giovane donna “libera” che amava divertirsi. Nessuno vuole  morire. Nessuno merita di essere ucciso. Nessuno. E tu nessuno sei per accusarmi, ed io nessuno sono per accusarti di una viltà che forse mi ha lasciato morire”

A quelle parole la donna cadde affogata nel fango delle sue stesse lacrime.

Non volevo ucciderti. Oltre alla mia colpa d’essere assassino, pago per il fatto di esser nero e clandestino. Il colore della mia pelle – ancora una volta – e’ divenuto pretesto per strumentalizzare il dramma accaduto in modo da alimentare e giustificare la velenosa ondata xenofoba che arde, per adesso, per le strade del mondo.

Lo ammetto: sono un assassino, ma probabilmente se fossi stato bianco avrei avuto più attenuanti. Non volevo uccidere. Nessuno è autorizzato ad uccidere, e tu non volevi morire

Si guardano negli occhi e insieme dicono:

Mi sembra di conoscerti, ma non ricordo chi sei – Adesso, prendendosi per mano, chiudono gli occhi ed insieme dicono:Andiamo, non voglio vedere momento in cui nulla sarà più uguale a prima.

Silenzio.

Le loro strade si separano, a lei – prima di sparire avvolta dal buio

chiede:Cosa è per te l’Inferno?

L’Inferno?– ripete lui- l’Inferno è un luogo in cui la vittima e il carnefice convivono insieme senza riconoscersi. L’Inferno è n luogo in cui i pregiudizi del mondo confondono la Verità

Ognuno prende la sua strada, mentre la notte è scossa da parole

Lui:-Mi prese di costei piacer si forte, che come vedi ancor non m’abbandona

Lei:-Mi prese di costui piacer si forte, che come vedi ancor non m’abbandona

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