Nel segno di Antonello a Palazzo Ciampoli

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Palazzo Ciampoli, residenza signorile a partire dal 1412 della famiglia Corvaja e poi Ciampoli, nel 1926 nel suo giardino la costruzione dell’hotel Palazzo Vecchio,  poi sede di uno dei più rinomati night club di Taormina, il Sesto Acuto, così chiamato per gli archi acuti che lo decorano secondo lo stile gotico a cui si richiama, e da ieri, dopo trent’anni di contenziosi e faticosi restauri, restituito come sede espositiva,  alla collettività taorminese e siciliana.

Così dichiara, durante la cerimonia di presentazione del restauro e della mostra,  Carlo Vermiglio assessore ai Beni culturali della SiciliaUn momento di solennità tricolore, per la Sicilia nazione del sud! l’unico modo per la nostra Sicilia di vedere la luce in fondo al tunnel, mettendo in campo le risorse importanti per valorizzare il nostro sterminato patrimonio culturale e creare situazioni occupazionali. Quest’anno finalmente il PIL dell’isola registra un + o,4 %; ritengo che sia necessario aprire non strade ma autostrade per i privati. Abbiamo appena approvato la calendarizzazione degli eventi con il quale proveremo a superare il nostro gap in merito a regole certe, sponsorizzazioni e servizi di qualità. Nota dolente la chiusura di musei e luoghi della cultura il 25 dicembre ed il 01 Gennaio, ma purtroppo non ci possiamo permettere di pagare straordinari a 1500 dipendenti”.   Monsignor Antonio Raspanti, Vescovo di Acireale e Amministratore Apostolico di Messina: “ La Sicilia possiede uno straordinario patrimonio immateriale, oltre a quello artistico, che riguarda le feste di paese e le sagre. Sarebbe bello che la cultura servisse a dare speranza, dare futuro ai nostri giovani, che spesso però con la spasmodica ricerca del tutto e subito temono l’attesa necessaria, ed il rischio che comporta la cultura d’impresa; che da noi è praticamente assente. Nello sfogliare il cataloghino delle opere in mostra noto il grande passaggio da Madonne di stilema bizantino immerse nel fondo oro, simbolo della presenza divina, a quelle più moderne immerse in paesaggi luminosi. Vengo da Aci e conosco bene l’immagine dei Vinti, affascinante per certi aspetti ma anche inquietante, non mi piace il simbolo della Regione dei Vinti, ma piuttosto quella del tessuto sgranato che comunque c’è, resiste e persiste” . Il soprintendente di Messina, arch. Rocco Scimone,  ricorda i momenti di infinita attesa ma anche eccitanti e di angoscia giudiziaria che Palazzo Ciampoli porta con sé ma oggi rende la sua inaugurazione ancora più gioiosa. Consegnato alla Soprintendenza in una condizione prossima al crollo, dal 2010 nell’ambito dei finanziamenti P.O. FESR 2007/2013  è cominciato finalmente il suo restauro. Anticipa, il soprintendente,  che a metà Gennaio verrà consegnato il sito di Monte Tauro, di stupendo valore storico e paesaggistico, ma solo con la sinergica collaborazione dell’amministrazione comunale, nella figura del sindaco  di Taormina Eligio Giardina, quest’azione si potrà valorizzare e non vanificare questi sforzi.  Quest’ultimo, in un accorato appello all’assessore Vermiglio, chiede certezze sul parco archeologico di Naxos, i fondi spettanti al teatro antico che la regione avrebbe incassato ma non girato all’amministrazione, la speranza di poter ospitare a Palazzo Ciampoli eventi e cose non di piccolo cabotaggio, e soprattutto:

Taormina arte non deve morire!”.  

Rosario Vilardo ,  Direttore dei Lavori di restauro di Palazzo Ciampoli, dirigente responsabile dell’U.O. 2 del Museo Regionale di Messina, riporta la discussione sulla tematica del giorno e puntualizza che i lavori di restauro del Palazzo non sono ancora terminati e si concluderanno in circa un mese. Ringrazia l’impresa Sinatra, attivissima anche nelle fasi di allestimento della mostra, e ribadisce il suo pieno convincimento che servire, tutelare e proteggere questi beni sia una missione imprescindibile. La curatrice della mostra Grazia Musolino, dirigente responsabile dell’U.O. 9 della Soprintendenza di Messina, introduce brevemente la mostra che poi lei stessa illustrerà nel dettaglio all’interno delle sale. La Dirigente oltre ad illustrare il  complesso sistema di operazioni logistiche e finanziarie atte alla realizzazione della mostra, il contributo che molti studiosi hanno offerto nel corposo catalogo di circa 400 pagine edito da Rubbettino, in corso di stampa;  spiega che “Palazzo Ciampoli tra arte e storia. Testimonianze della cultura figurativa messinese dal XV al XVI secolo”, è stata pensata come un’ esposizione volta a guidare il visitatore nella complessa produzione dei diretti allievi del genio di Antonello, anche se si tratta di personaggi che non sempre lo comprendono. La mostra si ricollega idealmente alle due più grandi mostre, fatte a Messina su Antonello, del 1953 e del 1981.  

L’esposizione,  visitabile tutti i giorni, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 20.00., con ingresso gratuito si suddivide in sette sezioni e presenta una cinquantina di opere tra sculture, pitture ed argenti. La sezione I Tendenze della pittura nella prima metà del Quattrocento rappresenta la molteplicità degli orientamenti culturali messinesi prima dell’arrivo di Antonello; la sezione II La cultura messinese post Antonelliana tra XV e XVI secolo. I parenti ed i collaboratori della piccola cerchia mette a confronto la produzione dei seguaci più stretti di Antonello e gli eredi della bottega ufficialmente ereditata da Jacobello dopo la morte del padre nel 1479. La III sezione Salvo d’Antonio, la cultura figurativa messinese e la committenza,  approfondisce  la figura di Salvo d’Antonio, nipote di Antonello ed è dominata dalla grande croce di Calatabiano; nella IV sezione, Le botteghe satelliti,  viene illustrata   l’attività delle piccole ma numerose e interessanti botteghe che sviluppano il loro percorso parallelamente a quello delle imprese più prestigiose. Gli stili di Giovannello d’Itala e Antonio Giuffrè sono messi a confronto nella V sezione. La svolta moderna della cultura figurativa rispetto alla tradizione Antonelliana, viene indagata nella VI sezione attraverso le opere di Alfonso Franco e Girolamo Alibrandi.  Infine la VII sezione, nel solco di una rivoluzione in senso moderno e per il diffondersi di nuovi modelli di riferimento, attesta la diffusione dei modelli di Cesare da Sesto.  

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