“Non è un paese per disabili”. Dura la reazione delle associazioni alla manovra economica

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L’innalzamento della soglia minima di invalidità per ottenere il beneficio economico della pensione dal 74 all’85% desta forti preoccupazioni in molte delle principali organizzazioni che da anni si battono per i diritti delle persone con disabilità. Ma vi è anche un altro timore: “Si sta affermando l’equazione disabile uguale parassita”

La manovra economica appena varata dal governo desta “sconcerto”, “preoccupazione”, “indignazione” da parte di molte delle principali organizzazioni italiane che si battono per i diritti dei cittadini disabili. Il disappunto delle associazioni riguarda non solo il controverso provvedimento che innalza la soglia minima di invalidità per ottenere il beneficio economico della pensione dal 74 all’85%, ma anche tutto il battage di questi giorni contro i falsi invalidi, che rischia di fare delle persone disabili il “capro espiatorio” per tutti i malcostumi della società. Negli scorsi giorni, a commentare punto per punto i vari capitoli della manovra e a rispondere per le rime al ministro dell’Economia Tremonti è stata la Federazione italiana superamento dell’handicap (Fish), che raccoglie numerose associazioni del mondo della disabilità: “Su di noi solo stigma e razzismo”, ha detto il presidente Pietro Barbieri, commentando le parole del ministro dell’Economia il quale, durante la presentazione della manovra in conferenza stampa, ha affermato “che la cifra 2,7 milioni di invalidi pone la questione se un Paese così può essere ancora considerato un Paese normale”. “Il grave stigma che la frase esprime – ha dichiarato la Federazione – rappresenta uno dei più rilevanti danni alle persone con disabilità: l’invalido sarebbe un parassita che blocca la competitività, l’untore che causa danni al Paese con le spese che comporta”.

Molto preoccupati per l’innalzamento della soglia minima di invalidità all’85% anche i rappresentanti dell’Ente nazionale sordi (Ens) che, attraverso la presidente Ida Collu, chiedono “urgenti rassicurazioni che i diritti dei sordi non verranno in alcun modo toccati per non discriminare ingiustificatamente delle persone che vivono ogni giorno enormi difficoltà legate alle invisibili barriere della comunicazione”. Infatti – ricorda l’associazione – la quota di invalidità prevista per le e persone sordomute o con sordità prelinguale da perdita uditiva grave bilaterale è pari all’80%, al di sotto della nuova soglia fissata dal governo. “Sconcerto e preoccupazione” viene espresso anche dal Coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down (Coordown), che ricorda come “le tabelle del ministero della Sanità riconoscano un’invalidità al 100% solo se alla sindrome è associata un ritardo mentale grave”. La manovra dunque “escluderebbe tutte le persone con sindrome di Down con invalidità al 75%” dal diritto a quell’assegno mensile lasciandole “senza alcun reddito”.

“L’Italia non è un Paese per disabili”, commenta Gabriella D’Acquisto, presidente dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) Sicilia. “La manovra – precisa -si abbatte come una valanga su concetti che credevano, ingenuamente, del tutto acquisiti, come la non discriminazione, il diritto di tutti a una vita dignitosa, la solidarietà sociale. Scopriamo invece – prosegue – che basterebbe un genitore con un incarico dirigenziale per perdere la possibilità dell’assistenza riconosciuta al disabile grave (i permessi ex art 33 della L. 104/92), scopriamo che in qualsiasi momento l’Inps può rimettere in discussione la situazione di chi per legge sarebbe esentato da revisioni, scopriamo che invalido è sinonimo di parassita”. E di “caccia al disabile” parla l’Associazione nazionale italiana diversamente abili (Anida). “Si deve assolutamente impedire – si legge in una nota – che in questo clima da ‘caccia grossa al falso invalido’, con una severissima revisione per i titolari di accompagnamento e l’innalzamento dei parametri della percentuale che dà diritto all’assegno di invalidità, si ponga in atto la ‘macelleria sociale’ che di fatto penalizza i veri disabili”.

Non si fa attendere neppure la reazione del sindacato. “Respingo fermamente questo atteggiamento culturale del governo contro gli invalidi”, afferma in una nota la responsabile nazionale delle Politiche per la disabilità della Cgil, Nina Daita. “Non si possono attribuire agli invalidi responsabilità che non hanno in nessun modo – si legge ancora – “Anziché sostenere che gran parte degli invalidi siano falsi invalidi sarebbe opportuno proporre piani straordinari di lavoro per le persone con disabilità, che non siano assegni di beneficenza ma lavoro e opportunità”. Sarebbe dunque “opportuno” che la manovra prevedesse “un congruo finanziamento per il fondo per l’occupazione dei disabili, anziché decurtare questi miseri assegni ai più poveri tra i poveri. La solidarietà collettiva si sta trasformando in una guerra tra poveri. Questi atteggiamenti di dura disinformazione – conclude la nota – umiliano le persone disabili e le loro famiglie, relegandole in una più profonda solitudine”.

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