Noto: tutela ambientale e democrazia reale

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Elena Castano
Manifesto “personale” di protesta sul luogo destinato alla trivellazione
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Il comune di Noto si trova nella Sicilia Sud-Orientale, in provincia di Siracusa. Noto ha origini antichissime, occupata dai Siculi nella tarda età del bronzo, in seguito fu governata dai greci, dai romani, dai bizantini, dai musulmani, dai normanni, dai tedeschi, dai francesi e dagli spagnoli. La città venne chiamata Neas, o Neathon, quando cadde sotto il dominio dei siracusani, sotto quello romano si modificò in Netum e successivamente i musulmani la denominarono Noto. Gli storici locali spiegano che gli arabi la chiamarono così perché nella loro lingua la parola significa “luogo illustre, eminente”.

Noto Antica era una città piccola, ma allo stesso tempo meravigliosa, che si estendeva ai piedi del monte Alveria ed era attraversata dal fiume Asinaro il quale era fondamentale per la coltivazione dei terreni circostanti. La sua importanza economica, politica e militare era minore rispetto a quella di città marittime come Siracusa e Trapani, ma fu ugualmente una città potente e questo lo possiamo evincere dalla sua numerosa aristocrazia e dalla vastità del suo territorio. Nel 1693 la popolazione di Noto Antica era di circa 12000 abitanti ed erano state edificate ben 56 chiese, 19 monasteri e conventi, proprio perché l’aristocrazia locale sosteneva l’istituzione religiosa.

Alla fine del 1600 l’economia del bacino del Mediterraneo si trovava in una situazione di declino e questo determinò l’impossibilità per Noto di commerciare con città situate fuori dalla Sicilia. Le esportazioni riguardavano i suoi maggiori prodotti: erbe, grano, canna da zucchero, agrumi, uva, riso, olive, lana e seta che interessavano il commercio delle città dell’intera isola.

L’economia era così caratterizzata da un sistema chiuso, sia perché Noto Antica non possedeva un porto sia per la concorrenza, soprattutto nel commercio della lana da parte della Francia e dell’Inghilterra, anche se all’interno del territorio netino era compresa la Costa di Capo Passero, che portava una prosperosa attività di pesca, facilitando gli scambi con il territorio circostante.

Nella città di Noto Antica era forte la presenza di molti artigiani, ma come in altre città della Sicilia, era assente quella creatività commerciale, che determinò invece la crescita delle grandi città del Nord Italia, poiché rimaneva ancorata ad un sistema di tipo feudale. La ricchezza reale era fondata sulla proprietà terriera e sui diritti dell’acqua, non sul commercio, e la produzione dei prodotti agricoli si basava su metodi tradizionali.

Nel 1693 un tremendo terremoto colpì l’intera Sicilia Sud-Orientale provocando la morte di milioni di persone e la distruzione di quasi sessanta città, alcune delle quali completamente rase al suolo, altre fortemente danneggiate o in parte demolite. La città di Noto, oggi considerata la capitale del barocco, fu ricostruita ex novo in un sito diverso dal precedente, a soli 7 km dalle rovine. Il fascino dell’estraneità della città di Noto e del suo territorio dai tradizionali investimenti industriali nel Mezzogiorno, la quasi totale assenza di imprenditoria locale hanno determinato un’economia poco sviluppata. Tuttavia in quest’area del Meridione d’Italia, storicamente depressa, essa continua ad essere una testimonianza autentica e rilevante della cultura siciliana del Settecento. Subito dopo la distruzione di Noto Antica molti aspetti determinanti della vita della città furono modificati, anche se l’organizzazione sociale e istituzionale

rimase per lo più la stessa. L’assetto socio-economico non subì forti cambiamenti: gli aristocratici che detenevano enormi possedimenti terrieri costruirono (nuovamente) sontuosi palazzi che dominavano l’intera città; il clero continuò a gestire grosse risorse finanziarie garantendo la proliferazione di chiese, monasteri e conventi, di cui alcuni mantennero lo stesso nome, ebbero le stesse affiliazioni di quelli della vecchia città e “la sostanza rimase la stessa sebbene l’apparenza cambiò”. Come sostenuto da L. Dufour e H. Raymond in “Val di Noto 1693. La rinascita dopo il disastro” questa terra travolta da tanti cambiamenti trovò in se stessa “tutte le sue ricchezze per restituire in una sola volta la grandezza e la miseria, il palazzo del ricco barone e la casa terrena del povero contadino, l’orgogliosa chiesa gesuita e l’umile chiesa della confraternita”.

La sensazione che si ha recandosi a Noto è straordinaria, oggi essa appare come “un’isola nell’isola”, un’isola felice nell’isola dai mille problemi. Noto ha scelto come unica risorsa economica la valorizzazione ed il rispetto del suo stupendo patrimonio storico, monumentale ed ambientale, differentemente da Priolo (con il suo immane stabilimento petrolchimico) o dalla vicinissima Ragusa (con la presenza di mega villaggi turistici). Si percepisce subito che lo sviluppo intrapreso a Noto è stato faticosamente costruito negli anni e basato sulla sostenibilità. I netini mirano ad un turismo e ad un’agricoltura di qualità, alla tipicità e alla riscoperta delle tradizioni. A pochi chilometri dallo splendore barocco troviamo la meravigliosa riserva di Vendicari e quella di Cava Grande del Cassibile e nel 2002 il comune di Noto è stato riconosciuto dall’UNESCO come “patrimonio dell’umanità” . Nel 2006 si trova al

nono posto tra le “magnifiche undici in testa alla classifica”, dall’indagine svolta da Lega ambiente in collaborazione con Tourning Club Italiano, nella “Guida Blu 2007” e le sono state assegnate ben cinque vele su cinque. Il criterio su cui si basa il riconoscimento delle vele è la pulizia e la bellezza del mare, i servizi, l’impegno ecologico, la buona cucina, la presenza di un bel centro storico, la vicinanza a luoghi di interesse storico-artistico o naturalistico.

Purtroppo l’8 novembre del 2001 la Panther Eureka, società petrolifera con sede a Ragusa, chiede all’Assessorato Regionale all’Industria l’autorizzazione per un progetto di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, chiamato “Fiume Tellaro” (comprendente ben cinque degli otto comuni del tardo barocco del Val di Noto, dichiarati patrimonio dell´umanità dall´Unesco).Il territorio interessato è un’area di ricerca di circa 746.137 chilometri quadrati che coinvolge le province di Catania, Ragusa e Siracusa.

Il 22 marzo del 2004 la Giunta della Regione Sicilia, presieduta da Salvatore Cuffaro, attraverso l’assessore all’Industria Marina Noè, crea le premesse affinchè il Val di Noto vada incontro ad una metamorfosi infelice: concede alla compagnia petrolifera texana la licenza per l’estrazione dell’ ”ipotetico” oro nero e del metano, per la durata di ben sei anni, esonerando la società petrolifera dalla procedura di valutazione d’impatto ambientale. Avuto il permesso, la Panther inizia la sua attività di ricerca ripristinando alcuni impianti disattivati e perforandone altri nuovi, nel 2005 quello di “Cosimo 4” e nel 2006 quello di “Nobile 1”. Il 3 novembre del 2006 la società petrolifera avvia una nuova richiesta per la realizzazione del pozzo

esplorativo “Eureka est” (a meno di 3 chilometri dal centro del comune di Noto) all’Assessorato Regionale. La Regione non si esprime sulla richiesta e trascorsi 60 giorni la Panther, avendo acquisito il silenzio assenso, intendeva procedere ai successivi adempimenti di legge necessari ad ottenere le autorizzazioni per l’attività di esplorazione del pozzo “Eureka est”. La vicenda fece scattare un’enorme pressione politica tanto che l’Assessorato Regionale si pronunciò con una nota il 22 gennaio 2007 (oltre il termine maturato per il silenzio assenso) inviata alla Panther solo il 21 marzo 2007. La Regione attraverso questa nota, ormai tardiva, tentava di revocare l’assenso implicito all’autorizzazione del progetto di esplorazione, affermando che era necessaria una valutazione d’impatto ambientale.

Ovviamente questo provvedimento non ebbe nessun effetto dal punto di vista tecnico perché non era idoneo a fermare l’azione della Panther e la sentenza del 17 luglio 2007 del Tar afferma che lo stesso non possedeva “i caratteri formali e sostanziali dell’autotutela amministrativa, atteggiandosi a mero diniego tardivo” , sottolineando che la Regione avrebbe potuto disporre “in via di autotutela ed in presenza dei necessari presupposti, anche l’annullamento postumo di quanto tacitamente assentito purché il provvedimento” avesse indicato i motivi di illegittimità che affliggevano l’atto di assenso e le ragioni di pubblico interesse che ne richiedevano la rimozione. Il compito della Regione era quello di varare una nuova legge che stabilisse in che modo bisognava articolare il procedimento di valutazione ambientale e le circostanze che rappresentassero un grave pregiudizio dal punto di

vista ambientale o archeologico-monumentale. Proprio per avere un’analisi accurata il sindaco di Noto, Corrado Valvo, commissiona all’ingegner Philippe Pallas, consulente delle Nazioni Unite per la valutazione e lo sfruttamento delle risorse idriche, uno studio approfondito e chiede all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente di esaminarlo e di esprimersi con un parere.

L’assessore ai Beni culturali alla Regione, Fabio Granata, propone una legge antitrivelle, ma prima del voto in aula nove deputati chiedono il voto segreto e l’emendamento non passa. Successivamente ad un rimpasto della Giunta regionale l’assessore Granata viene trasferito dal suo incarico al Turismo. Il 15 giugno 2007 durante la Conferenza, tenutasi a Roma, per la riapertura della cattedrale di Noto, Salvatore Cuffaro ha fatto credere per un attimo all´opinione pubblica, nazionale ed internazionale, che i petrolieri della Panther Eureka avevano rinunciato alle ricerche di idrocarburi nell´intera area della concessione “Fiume Tellaro”, apparendo come il “paladino” del Val di Noto. La verità è che la compagnia escludeva dal progetto solo una minima parte del territorio equivalente a 86 km su 746,37, zone sotto vincolo totale come Noto Antica e la riserva di Vendicari. È proprio vero, la nostra è un’isola dalle mille contraddizioni: da un lato l’Unione Europea, tra il 2001 e il 2006, ha investito circa 380 milioni di euro in questo territorio per incentivare, sostenere, la valorizzazione turistica e culturale di qualità, riuscendo ad avere un riscontro molto positivo da parte dei cittadini, che hanno creduto e che si sono impegnati ad intraprendere uno sviluppo diverso, alternativo, da quello classico; e dall’altro la Regione non esita ad accogliere i petrolieri texani, dando l’autorizzazione a “rubare” i

terreni delle persone che  hanno scelto di intraprendere una strada totalmente differente e incompatibile con quella delle trivellazioni perché credono in un futuro ecocompatibile.

Nel comune di Noto le trivelle non sono ancora arrivate, forse perché come dice Sciascia “c’è chi crede che questa terra possa crescere e diventare moderna, civile ed economicamente evoluta senza perdere però le sue suggestioni, il suo fascino, la sua cultura”. Sono stati i cittadini a sentire il bisogno di fare qualcosa per impedire le trivellazioni, infatti si sono costituiti associazioni, comitati cittadini, organizzato manifestazioni ed è stato perfino girato un film-documentario, facendo luce sulla questione. Si è cercato di scongiurare il pericolo della realizzazione del progetto “Fiume Tellaro” affinchè in futuro non ci possano essere analogie con Priolo, Augusta, Melli e Gela, non solo per quanto riguarda le forti modificazioni ambientali, ma per le tremende conseguenze sulla salute dei cittadini. Qualunque difesa del territorio è infatti efficace se si verificano delle richieste forti e piene di dignità da parte della società civile. Sicuramente la lotta per l’autodeterminazione di un luogo non può essere delegata a chi ha delle priorità diverse dalla gente che lo vive e lo “sente” realmente. In Val di Noto i cittadini non ci stanno, sono pronti alla battaglia, hanno creato un movimento locale, chiamato No Triv, contro la prepotenza del Governo regionale per lo sfruttamento della Sicilia sud-orientale. Il comitato nasce dall’insieme dei vari movimenti locali, dalle associazioni ambientaliste, dalla federazione provinciale dei Verdi, dai sindaci, dai consiglieri comunali, dai partiti politici, con lo scopo di salvaguardare il proprio territorio e chiedere alla Regione una

nuova politica energetica per tutta la Sicilia. Esso si muove attraverso due vie: quella legale e quella della mobilitazione del territorio per la difesa del proprio futuro.

Il primo percorso è affidato ad avvocati di Legambiente Nazionale, della Provincia regionale di Siracusa e anche del comune di Noto, il quale ha avviato una procedura di contrasto con un ricorso al Tar Sicilia; per quanto riguarda la seconda via il comitato coinvolge tutte le forze vive del territorio, iniziando dai partiti politici, alle associazioni, agli operatori turistici-commerciali ed agricoli, ai singoli cittadini e alla chiesa, la quale prende posizione in prima persona partecipando alla manifestazione No Triv avvenuta il 17 marzo 2007 a Noto, in Contrada Zisola (che la compagnia petrolifera si è accaparrata pagando novemila euro, annuali, al proprietario), nel luogo destinato alla trivellazione dove il vescovo, Giuseppe Malandrino, ha affermato che è necessaria l’autodeterminazione del posto e dei cittadini, anche se tale obiettivo non è facilmente raggiungibile perché spesso le decisioni arrivano “dall’alto”. Alla manifestazione, alla quale hanno partecipato ben diciassette sindaci del Val di Noto, un Presidente della Provincia, e anche il comitato No Tav della Val di Susa, questo lo slogan più rappresentativo: “Turismo, agricoltura, artigianato. Il nostro petrolio l’abbiamo già trovato”. Inoltre in un’intervista il sindaco di Noto, Corrado Valvo, afferma: “Non vogliamo essere colonizzati, non vogliamo il turismo petrolifero”.

Uno dei membri del No triv, Giuseppe Leone, sostiene che alla luce di quanto è accaduto fino a questo momento e preso atto delle varie posizioni di politici, uomini di cultura, mass media e giornali, il comitato intende avviare azioni di lotta pacifiche,

nonviolente, ma determinate per arrivare alla revoca o all’annullamento definitivo del pericolo trivellazioni. Inoltre sottolinea che il loro è un “NO” ad una decisione imposta dall’alto, che si è catapultata nel loro territorio per la volontà degli amministratori regionali e locali dell’epoca (2002 e 2004), e che un evento così determinante per il futuro della Val di Noto non è stato accompagnato da un dibattito serio e partecipato. Nel 2002 i sindaci dei comuni interessati, in particolare a Noto, con Raffaele Leone, fecero in modo che le scelte del Governo del Presidente Cuffaro avvenissero nel silenzio più assoluto. Oggi le cose sono cambiate e a Noto, Pachino e Portopalo, gli amministratori si sono assunti l’impegno di rendere partecipi tutti i cittadini alle decisioni sulla cosa pubblica. Un esempio lampante di questo mutamento è rappresentato dal progetto dei “Mega parchi eolici” che ha tenuto conto del parere dei cittadini e dei Consigli Comunali.

Un impegno straordinario a questa “battaglia” arriva anche dai giovani che vogliono far sentire la propria voce, le proprie idee, a cui non piace stare a guardare senza far niente, aspettando che qualcuno distrugga al loro terra. Nel maggio 2004 hanno creato un sito web, http://www.siciliantagonista.org/, per la promozione di eventi culturali e di rilevanza socio-politica, seguendo in modo particolare tutta la vicenda delle trivellazioni gas-petrolifere. Inoltre il sito è stato messo a disposizione per sostenere la campagna di finanziamento del film-inchiesta dal titolo “13 Variazioni su un tema barocco. Ballata ai petrolieri in Val di Noto”, realizzato grazie a “Malastrada film” e prodotto dal basso. I suoi registi Alessandro Gagliardo,

Antonio Longo e Christian Consoli tracciano in maniera chiara e precisa le tappe delle trivellazioni. Il documentario è anche una testimonianza dell’esperienza di un popolo che ha scelto di indirizzare la propria economia su un turismo sostenibile, che si domanda se progresso e crescita economica debbano essere necessariamente in conflitto con la qualità e la protezione dell’ambiente, riflettendo sul profondo legame che si istaura tra un luogo e il particolare stato d’animo dell’essere umano alla ricerca di una sua identità e il suo diritto all’affermazione dei valori in cui crede. Nell’analisi politica di Norberto Bobbio si afferma infatti che il riconoscimento e la protezione dei diritti dell’uomo stanno alla base delle costituzioni democratiche moderne e che “la democrazia è la società dei cittadini, e i sudditi diventano cittadini quando vengono loro riconosciuti alcuni diritti fondamentali”.

Il significato letterale della parola democrazia è “potere del popolo” e più esattamente possiamo dire che in un Paese democratico il potere deriva dal popolo, appartiene al popolo, e deve essere usato per il popolo. I cittadini partecipano effettivamente all’attività legislativa dello Stato con l’elezione dei propri rappresentanti i quali devono perseguire il bene pubblico e non certamente quello privato. Purtroppo, come afferma Mario Capanna nel suo libro “L’Italia viva”, l’ideale della politica non esiste più; si riduce alla mediazione di interessi a favore dei più forti, invece di essere uno slancio di valori e competizione per migliorare l’essere dei cittadini. Ancora più grave si presenta la situazione nell’Italia Meridionale, dove radici storiche hanno impedito di fatto una presa di coscienza da parte dei cittadini sul proprio diritto alla democrazia partecipata nella scelte politiche del territorio. Se

analizziamo, infatti, la storia del Mezzogiorno italiano si evince che esso non è stato coinvolto nella fondamentale esperienza dei Comuni restando sotto il peso dei baroni e non facendo mai un’esperienza di democrazia diretta.

Ma oggi le cose sono cambiate, è nata una coscienza e una voglia di partecipazione alla “cosa” pubblica anche nei cittadini del Sud Italia che non possono essere sottovalutate e ignorate dai nostri rappresentanti.

Un ruolo importante, per quanto riguarda la partecipazione popolare, è quello assunto dai comitati cittadini, essi nascono dal basso e cercano di difendersi, diventando un attore centrale nella mobilitazione della protesta puntando sul protagonismo della gente. Le mobilitazioni locali rappresentano un  vero esercizio di cittadinanza attiva.

Il movimento nato nella Val di Noto ci fa capire come la politica a livello regionale non riesce, o meglio non vuole, rappresentare la volontà dei cittadini, di come non prende in considerazione, non rispetta il lavoro svolto negli  ultimi anni dai singoli abitanti del luogo che si sono faticosamente dotati di un tipo di sviluppo che punta sul turismo naturalistico-culturale e su un’agricoltura di qualità e di pregio, valorizzando tutte le risorse di cui dispone abbondantemente la natura. Purtroppo neanche a livello nazionale i nostri rappresentanti riescono a realizzare questo principio, infatti le mobilitazioni contro la costruzione della TAV in Val di Susa, del Ponte sullo Stretto di Messina, dell’allargamento della base militare USA di Vicenza, ne rappresentano un esempio. Un aspetto da non sottovalutare inerente ai comitati esistenti nel territorio nazionale è la loro alleanza, la loro capacità di fare “rete” e di unirsi, rendendosi reciprocamente partecipi nelle proteste. Complessivamente i diversi

gruppi sociali che si sono opposti alle grandi opere hanno gradatamente elaborato un modello di sviluppo alternativo in termini di “giustizia ambientale” che comprende i temi della difesa del lavoro, della salute, della giustizia, della partecipazione democratica. La tesi sostenuta a tal proposito da Donatella Della Porta e Gianni Piazza è quella che esiste un legame fra la capacità di mobilitazione basata sulla difesa dell’ambiente a livello locale e i conflitti più globali e come tutto questo diventi difficile da sostenere nel tempo.

Gli studi fatti sui movimenti sociali mettono in luce il concetto che le proteste possono verificarsi se coloro che si sentono insoddisfatti delle decisioni pubbliche vedono la possibilità di incidere su di esse attraverso l’azione collettiva. La protesta diventa più forte quando si aprono degli spiragli nelle vie di accesso alle autorità. A livello locale sembrano esserci stati rilevanti gli alleati istituzionali: a Noto il sindaco attuale, Corrado Valvo, nella Val di Susa le amministrazioni comunali e la comunità montana della bassa valle si presentano come parte integrante della protesta. In contrapposizione a questo a livello provinciale, regionale e nazionale, non solo le istituzioni di governo, ma anche i principali partiti di maggioranza e di opposizione, hanno sostenuto con veemenza le “grandi opere” considerate indicatore di “crescita economica”.

Così il diritto di vivere in un ambiente non inquinato, al centro di tanti dibattiti attuali e che ha dato vita ai diversi movimenti ecologici, scuotendo la vita politica all’interno dei singoli stati e nel sistema internazionale, incontra forti resistenze nel momento in cui vi sono grandi interessi economici da gestire e privilegi da salvaguardare.

Purtroppo la logica della società cosiddetta Occidentale è basata sul dominio e sullo sfruttamento sfrenato della natura, avendo come unico scopo l’extraprofitto, l’accumulazione di capitale, ragionando solo in termini di profitti e perdite, di vantaggi e di svantaggi, perché l’unico criterio di guida è l’utile. Ormai l’unica cosa che conta è l’extraprofitto e si cerca il modo più facile e rapido per raggiungerlo, perdendo di vista la dignità delle persone e il rispetto verso l’ambiente che ci circonda.

In contrapposizione a questa visione esiste quella dello sviluppo sostenibile, esso “è quello sviluppo che consente alle generazioni presenti il soddisfacimento dei propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro”. Subito dopo il summit di Johannesburg (2002) questo concetto è stato accettato e condiviso sia dall’Unione Europea che a livello globale, la sostenibilità è stata così raggruppata in tre categorie: dimensione economica, sociale ed ecologica. Ovviamente questo tipo di percorso può essere intrapreso esclusivamente con il coinvolgimento degli attori locali perché sono loro che hanno la conoscenza necessaria per l’uso delle risorse e dello sviluppo, inoltre la società civile è la protagonista del processo che serve per la valorizzazione e la riscoperta della cultura locale e delle risorse locali.

Coerentemente a questo modello il Comune di Noto, il 23 gennaio 2004, aderisce all’ ”Associazione Coordinamento Agenda 21 Locali Italiane” e alla “Carta di Aalborg” (Carta delle Città Europee per lo sviluppo durevole e sostenibile)

riconoscendo come unica strada percorribile la via dello “Sviluppo Sostenibile” per un equilibrato e durevole futuro della sua comunità.

Corrado Valvo, l’attuale sindaco del comune di Noto, sostiene che si sta cercando di incentivare un processo di sviluppo basato sui beni culturali, non esclusivamente sul barocco e di valorizzare l’ambiente e le risorse naturali, come Noto Antica, Cavagrande, Vendicari, i mosaici del Tellaro e l’area marina protetta. Allo stesso tempo però si teme che questo territorio, unico al mondo, possa essere trasformato dalle trivellazioni distruggendo il turismo culturale che oggi sta portando ottimi risultati. Inoltre possiamo affermare che se si realizzassero le ricerche petrolifere non verrebbe stravolta e danneggiata solo tutta la superficie del territorio del Val di Noto e degli iblei, ma l’intero equilibrio idrogeologico del sottosuolo, come più volte ha denunciato l’ing. Philippe Pallas, consulente dell’ONU per la valutazione delle risorse idriche. Il ritrovamento e lo sfruttamento di giacimenti di petrolio trasformerebbe in una realtà da incubo gran parte del territorio isolano. Le trivellazioni, agli abitanti del Val di Noto, come a tutti i siciliani, non procureranno nessun vantaggio, l’unico guadagno commerciale esistente sarebbe quello delle società petrolifere perché la vendita degli idrocarburi, anche se di modesta quantità, porterebbe ingenti guadagni.

Il modello Occidentale impone una omologazione totalitaria della modernità, della produzione, dell’informazione, dei mercati, ma fortunatamente oggi assistiamo ad una presa di coscienza di un numero sempre più ampio di persone che si oppongono a questo modello. Essi hanno capito l’importanza delle identità culturali e della dignità della persona, di come vengono aggredite dall’omogeneizzazione tecnologica e dalla mercificazione utilitaristica, contrapponendo dei modelli di sobrietà etica (come vincolo alle necessità economiche) e di sostenibilità. Questo è possibile in forme consensuali di democrazia comunitaria, con un principio di sovranità che oltrepassa il contrattualismo individualistico.

Un’importante risposta al processo di mercificazione globale la possiamo trovare nell’intreccio delle “lotte” per la democrazia, per la pace, per i diritti civili, per la difesa dell’ambiente. La società civile, con una forte valenza etica, cerca di difendere tutti quei valori non scambiabili, né monetizzabili.

L’esigenza di una democrazia partecipativa che ne è scaturita richiede una politica diversa, capace di far conciliare la “crescita economica” con la protezione dell’ambiente e sappia dare delle risposte alternative alla crescente domanda di energia. L’uomo attento ai processi economici e sociali ha capito che questo tipo di sviluppo e di globalizzazione ha delle grosse contraddizioni, basti pensare a come la nuova ricchezza prodotta non fa altro che aumentare fortemente le disuguaglianze, a come la diffusione di internet e della telematica non vince l’analfabetismo e l’ignoranza, a come tutte le scoperte scientifiche non evitano pestilenze che possono essere definite medievali. Sostanzialmente possiamo dire che oggi la crescita economica, scientifica e democratica non coinvolge l’intero pianeta e che il modello capitalistico appare come parzialmente inefficiente e soprattutto causa di profonde ingiustizie. Il mercato capitalistico si basa sull’extraprofitto e sullo sfruttamento sfrenato delle risorse naturali. L’imperativo principale dell’economia capitalistica è di stimolare continuamente domanda e consumo, rendendo cieca la crescita dell’economia capitalistica, privilegiando la quantità alla qualità, l’omologazione

all’autenticità, la tecnica all’uomo, la crescita allo sviluppo. In contrapposizione a questo tipo di sistema si inserisce la teoria dello sviluppo sostenibile, che riguarda la difesa della qualità della vita e la questione economico-sociale, che ha coinvolto numerosi studiosi, movimenti politici e civili passando dal globale al locale e viceversa. La grande partecipazione della gente del Val di Noto per impedire le trivellazioni gas-petrolifere nasce a tal proposito dal bisogno di autodeterminazione e difesa del territorio di appartenenza. L’osservazione diretta di questo movimento permette di cogliere il profondo legame esistente fra gli abitanti e la loro terra e l’energia positiva nell’organizzarsi per contrastare una decisione politica inadeguata.

 

Elena Castano

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