Numeri, destinazioni e destini delle vittime della trattata.

Il 18 ottobre è la Giornata europea contro la tratta degli esseri umani. Un'analisi sui numeri, sulle destinazioni, sui destini e sui costi del traffico degli esseri umani nel bacino Mediterraneo

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VITTIME DELLA TRATTA
Sbarco dell'Ocean Viking del 24 novembre 2019
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Il 18 ottobre è la Giornata europea contro la tratta degli esseri umani. Questa giornata è stata istituita dalla Commissione Europea nel 2006 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul crimine del traffico di essere umani e per rafforzare i controlli e la prevenzione di questo reato.

Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Migrazione (IOM), nel primo semestre del 2020, 36 mila persone sono giunte in Europa affrontando il Mediterraneo. Ben 444 persone, invece, sono morte durante la traversata. Sono rari i casi in cui i migranti decidano di partire in piena autonomia verso l’Europa. Sono migliaia i pericoli che si presentano tra il loro Paese d’origine e il Mediterraneo.

Verso il Sinai:

Normalmente, gli italiani conoscono solamente la tratta dall’Africa alla Libia. Ma questa può assumere varie destinazioni. Tra il 2012 e il 2015, difatti, si è intensificato il fenomeno migratorio riguardante il traffico di essere umani verso il Sinai. Il Sinai è la regione biblica tra l’Egitto, Israele e la Giordania. I migranti vengono condotti lì con la speranza di poter entrare in Israele. Ma, di fatto, divengono ostaggi dei trafficanti. I più gettonati sono gli eritrei e i somali poiché la denuncia di una migrazione nei loro Paesi condurrebbe le loro famiglie direttamente nelle prigioni statali. Alcuni riescono a far pagare alle proprie famiglie il riscatto. A molti altri, per la propria liberazione, vengono asportati vari organi, che immediatamente finiscono sulla Piazza internazionale del Cairo per soddisfare, spesso, la domanda dei Paesi Occidentali.

Dal Medio Oriente alla Grecia:

L’altra tratta verso l’Europa parte dal Medio Oriente, attraversa la difficile e complicata Turchia, e giunge sino alla Grecia. Questa via è la più affollata. Fino al 2013, i migranti tentavano di attraversare l’Adriatico saltando su un camion che si imbarcava verso un porto dell’altra sponda. Oggigiorno, la tratta si è spostata verso il settentrione: i trafficanti guidano migliaia di esseri umani verso i Paesi del gruppo Visegrad. Lì si trovano spesso a resistere o perire ai severi inverni, incoscienti della riluttanza all’accoglienza da parte dell’Europa centro-orientale.

Il costo:

Qualsiasi via, qualsiasi mezzo, qualsiasi tentata organizzazione del viaggio viene sempre offerta dai gruppi di trafficanti. I migranti vedono in loro l’unica soluzione verso l’Europa. Il costo varia secondo il Paese di provenienza, il sesso e l’età. Mediamente il costo del viaggio varia tra gli 10 mila e i 20 mila euro, salvo imprevisti. Quelli che non riescono a pagare sono ridotti in schiavitù o in uno stato di terribile prigionia come quasi sempre avviene nei campi di reclusione libici. Il business del traffico di esseri umani nel Mondo è cifrato 32 miliardi di dollari (FONTE IOM).

Qualsiasi numero conti la migrazione di esseri umani dal Nord Africa all’Europa è bene sapere che questo è attorno al 5% di quelli che partono e non arrivano nel Continente. Gli altri muoiono, vengono uccisi o deviati verso altre destinazioni per divenire vera e propria schiavitù.

Negli ultimi anni, le politiche dei Paesi Europei si sono indirizzate verso la repressione del fenomeno migratorio basandosi esclusivamente sul ruolo dei trafficanti, degli scafisti. Ciò ha fatto sì che si perdesse di vista il valore delle vite umane e della centralità della protezione degli esseri umani, non dei confini.

Nelle prossime settimane, la redazione offrirà ai nostri lettori la possibilità di conoscere la Tratta mediante una serie di report, indagini e di interviste a chi ha affrontato e studia questo viaggio.

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