Omicidio Lea Garofalo, un messaggio per Denise

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Marisa Garofalo denuncia Don Ciotti e Libera

di voler impedire che zia e nipote s’incontrino.  

 

Prima di riportare le pesanti accuse che Marisa Garofalo ha fatto a Libera è bene precisare che più volte abbiamo cercato di parlare con Don Ciotti per concedergli il diritto di replica ma un ostinato silenzio ha raccolto il nostro invito.

“Io voglio incontrare Denise. Non devo sapere tramite Don Ciotti quello che pensa perché io non mi fido di Don Ciotti. Io voglio parlare con Denise, lei sa benissimo che siamo le uniche persone rimaste della famiglia, io e mia nipote. La mia famiglia è stata distrutta. Io a Denise voglio un bene dell’anima, per me non è mia nipote ma è mia figlia e quindi voglio parlare con lei e voglio sapere effettivamente quello che pensa di me. Se vi è stata qualcosa, qualche episodio che le ha fatto cambiare idea o come dice Don Ciotti “è la nipote che non vuole vedere nessuno”.

“Io voglio avere un colloquio con Denise e parlare personalmente con lei senza la presenza di Don Ciotti o di qualcuno di Libera. Io voglio parlare con mia nipote…la tengono prigioniera. Mia nipote è prigioniera di Libera. Io non ne posso più di questa situazione, perché chi sta pagando il prezzo più alto siamo noi, la famiglia. Io e mia nipote…perché non c’è condanna che può riparare a tutto il male che ci è stato fatto, non ci sono condanne, nemmeno la condanna all’ergastolo”.

Il 19 Novembre 2015 la Rai trasmette la fiction ispirata a Lea Garofalo. Un successo di ascolti che ha portato nelle case degli italiani una delle storie più agghiaccianti degli ultimi anni. Una donna calabrese che nasce nel 1974 a Petilia Policastro una paese di circa 10 mila anime in provincia di Crotone. Un carattere forte e tenace che viene spento nel 2009 dalla ‘ndrangheta. Morta per aver cercato di dare alla figlia Denise Cosco una vita migliore. Lea una collaboratrice di giustizia che si considerava una testimone di giustizia che sfidò i clan e per questo fu uccisa e poi bruciata dal marito. Denise Cosco, la figlia di una padre che le ha ucciso la madre, a sua volta vittima fin dalla più tenera età di un sistema mafioso, la ‘ndrangheta, che ancora oggi la vede costretta a vivere nascosta e sotto protezione.

 Quando nel 2001 Lea Garofalo entrò nel programma di protezione testimoni insieme alla figlia, la loro vita cambiò drasticamente e iniziarono le fughe, i segreti e le coperture sotto false identità. Per otto anni questa è stata la loro quotidianità, fino al giorno in cui Lea non ce l’ha più fatta e rinuncia alla protezione, uscendo allo scoperto e fidandosi del marito. I due si diedero infatti appuntamento per discutere i dettagli della loro separazione dopo la quale Lea pensava di lasciare definitivamente l’Italia insieme alla figlia. I due si incontrano il 24 novembre 2009, a Milano, ed è lì che Lea viene rapita e uccisa.

Oltre alla fiction a raccontare la storia di Lea Garofalo e di Denise vi è stato anche il libro di Paolo Chiara, una narrazione della vicenda che invece di essere una testimonianza dell’impegno civile di una martire laica, di un raccogliersi della memoria, della pietas e del rinnovato impegno a lottare contro tutte le mafie, è diventata l’occasione per mettere l’accento sulle contraddizioni che alcuni protagonisti della storia hanno voluto sottolineare. Da una parte vi è Marisa Garofalo, la sorella di Lea e dall’altra l’associazione di Don Ciotti, Libera.

 Perché lei non risulta nella fiction?

“Non siamo stati contatti né Paolo Chiara né io, ci dice Marisa Garofalo. Libera ha detto: La Sig.ra Marisa stesse zitta perché ha mandato una lettera dove diceva che non voleva partecipare alla fiction “. E’ vero io ho mandato quella lettera, ma l’avevo mandata perché avevo letto in un articolo di giornale che le riprese sul film erano già iniziate.

Lea è stata rappresentata come una “selvaggia”?

Lea non era una selvaggia, Lea era una persona colta, una persona autodidatta sia pure con la 3° media che comunque ha sempre letto e s’informava di continuo, parlava benissimo in Italiano e lo scriveva benissimo. Quando ho visto che l’hanno fatta morire in quel modo mi sono subito saltati i nervi. Cavolo, Lea non era così. Nonostante i problemi con la figlia, con Denise, in realtà loro erano in simbiosi. Lea giocava con Denise e Denise rideva. Lea aveva un sorriso coinvolgente ed era sempre sorridente nonostante i suoi problemi. Nella Fiction è stato cambiato tutto.

E’ stata abbandonata dallo Stato?

“Questo è uscito poco nel Film. Una volta mi ha raccontato che aveva chiesto 10,00 per comprarsi gli assorbenti e che gli sono stati negati quei 10,00 euro. E le diceva: no, non posso perdere la dignità, non posso andare avanti così. Del resto avendo questi problemi la mamma le mandava, quando poteva, 2 o 300 euro e però la mamma faceva un lavoro…faceva la collaboratrice scolastica, cioè mandava quello che poteva. Durante il periodo di protezione con Lea ci siamo viste solo una volta e poi basta, in 7 anni. Poi ci siamo rincontrate dopo che era stata tolta dal piano di protezione, insomma quando era stata abbandonata. Lea è uscita dal programma di protezione perché era esasperata, perché la sua vita la conducevano gli altri. Nel senso che lei non aveva un lavoro, non aveva i soldi e poi non poteva gestire la figlia Denise che durante il programma di protezione ha avuto grossi problemi di salute. In quel periodo Denise si è ammalata di anoressia e di bulimia e lei non aveva neanche i soldi per poterla curare.”

“Dopo aver abbandonato il programma di protezione Lea è tornata a casa mia ed è stata costretta a chiedere aiuto al suo ex compagno. In quel periodo mi ha raccontato del suo calvario e mi ripeteva spesso di aver perso 7 anni della sua vita (il periodo del programma di protezione) e mi ha raccontato anche del suo incontro con Don Ciotti al quale aveva chiesto aiuto senza riceverlo. Ed è inutile che adesso lui si “ripara” dicendo altro perché non è vero”.

“Uno degli episodi che mi ha colpita della vicenda di Lea è stato il rapporto con questa Suora che l’aiutava anche economicamente. E’ una persona che mi è stata vicina, diceva, molto spesso mi trovavo dei soldi nel conto ed era quasi sempre lei a mettere i soldi nel conto. Ha incontrato tanti altri amici che quando è stata fuori dal programma di protezione l’hanno accolta.”

Il suo rapporto con sua nipote, Denise Cosco?

“Di Denise in realtà so poco perché l’ho vista una sola volta e oggi sono tre anni che non vedo mia nipote. So che è gestita anche da Libera e poiché è nato questo contrasto tra me e Don Ciotti m’impediscono di vedere Denise. Don Ciotti dice che è Denise a scegliere d’incontrare o meno qualcuno, ma io so che non è così. So che è gestita anche da Libera, loro parlano di legalità, di antimafia, ma quella è l’antimafia dei “pazzi”. Insomma, la mafia sono loro alla fine.  Mi rendo conto che è una dura affermazione ma è quello che penso, diverse volte l’ho detto anche pubblicamente pure se i giornali non l’hanno voluto riportare.”

La sua vita continua in Calabria?

Io continuo a vivere in Calabria dove ci sono persone che mi stanno vicino e mi vogliono bene, con altre basta uno sguardo per capirsi. Se organizzo qualche giornata (commemorativa) vi è poca partecipazione perché si ha paura della ndrangheta. La ndrangheta ancora fa paura. Secondo me ci possiamo liberare di loro se le Istituzioni fanno il loro dovere, poi con l’istruzione e poi lavorare con i giovani. Giovani e Istruzione sono l’unica arma che può distruggere o bloccare questo fenomeno.

Vuole dire qualcosa a Denise?

Io voglio incontrare Denise, non devo sapere tramite Don Ciotti quello che pensa, perché io non mi fido di Don Ciotti. Io voglio parlare con Denise, lei sa benissimo che siamo le uniche persone rimaste della famiglia, io e mia nipote. La mia famiglia è stata distrutta. Io a Denise voglio un bene dell’anima, per me non è mia nipote ma è mia figlia e quindi voglio parlare con lei e voglio sapere effettivamente quello che pensa di me. Se vi è stata qualcosa, qualche episodio che le ha fatto cambiare idea o come dice Don Ciotti “è la nipote che non vuole vedere nessuno”.

A me non sembra vero, perché l’ultima volta che ci siamo viste Denise mi ha detto: “ zia, io voglio fare dei colloqui più spesso con te, se sei disposta a venire” (Denise è ancora nel programma di protezione) e poi ci siamo abbracciate piangendo mentre mi diceva: Io ti voglio vedere più spesso perché vedendo te mi sembra di rivedere mia madre. Poi, dopo i funerali di mia sorella nei quali avevo parlato male di Libera, guarda caso mi saltano tutti i colloqui. Quindi io non credo a quello che dice Don Ciotti.

“Io voglio avere un colloquio con Denise e parlare personalmente con lei senza la presenza di Don Ciotti o di qualcuno di Libera. Io voglio parlare con mia nipote. Adesso come adesso io sono disposta a fare anche un gesto clamoroso, sono disposta ad incatenarmi anche al cancello centrale… per vedere Denise. La tengono prigioniera. Mia nipote è prigioniera di Libera. Io non ne posso più di questa situazione, perché chi sta pagando il prezzo più alto siamo noi, la famiglia. Io e mia nipote…perché non c’è condanna che può riparare a tutto il male che ci è stato fatto, non ci sono condanne, nemmeno la condanna all’ergastolo.

Libera la deve smettere di strumentalizzare e fare cassa sulle disgrazie di mia sorella, perché quando Lea ha chiesto aiuto a lui (Don Ciotti) l’ha rifiutato, non è che l’ha fatto direttamente, ha fatto promesse…sono passati degli anni e lei è stata uccisa”.

@PG e @DS

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