Panarea e i suoi problemi, aspettando l’estate

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Mi permetto di scrivere come Federica e non come presidente di un’associazione che al momento sta cercando di risolvere problematiche molto più importanti quali il problema dell’acqua, della spazzatura, delle strade dissestate o della mancanza di una pompa di benzina, situazione che obbliga tutti a lavorare in uno stato di totale illegalità per garantire a turisti e proprietari di casa di poter prendere un barchino e farsi il bagno.

Su questo e altro stiamo interagendo col Comune per capire come tutto ciò sia possibile.

Sono sempre pronta a fermare ovviamente speculazioni edilizie in luoghi incontaminati come la Calcara o Calajunco o qualsiasi altro luogo prezioso, come sempre ho fatto senza paura.

Se di ipocrisia si sta parlando trovo molto più ipocrita chi si scaglia contro un lavoro di ricostruzione (enti preposti ci diranno se regolare o meno visto che esistono carte che parlano chiaro e enti che hanno responsabilità) ma non ha agito in passato quando molto poteva essere fatto per tutelare la nostra bella isola.

Vorrei ricordare a tutti che la Panarea che “noi giovani incapaci di arrabbiarci furiosamente” abbiamo ereditato era già piuttosto costruita e devastata.

In prima persona, e come nessuno, io giovane (a suo tempo 15 anni) mi sono scagliata a suo tempo per il discutibile lavoro di “abbellimento” messo in atto sul porto di Panarea, che ha visto la costruzione di una rotonda sul mare e muretti che hanno separato l’isola dal mare, all’epoca me la sono vista brutta ma non mi sono arresa.

Ho avviato con successo una Fondazione per la preservazione delle Eolie che continua a esistere e ho dato vita insieme ad altre valide persone che hanno a cuore l’isola ad un’associazione che, con me o senza di me, è uno strumento fondamentale per l’isola di Panarea e i suoi abitanti. Lotto da sempre per l’istituzione di un’area marina protetta per le Eolie, nonostante l’ignoranza e le bugie che dilagano al riguardo nel territorio del Comune di Lipari: Malfa avrà la sua area marina e noi solo l’ennesima opportunità persa.

Noi giovani incapaci a Panarea abbiamo ereditato una cultura omertosa, in cui certe costruzioni vanno combattute, altre invece tollerate.

Personalmente ritengo che fermare dei lavori in corso d’opera per un cubetto, su un’area in cui già insisteva un rudere, sarebbe solo deleterio e condannerebbe la baia di Drautto ad uno scempio per tanti e tanti anni.

Anche la rotonda sul mare al porto ebbe i sigilli per un’estate intera se ben ricordate, ma il progetto che fermammo era decisamente molto più devastante di come, alla fine, è risultato; quel lavoro ha cambiato per sempre la conformazione di un approdo autentico e unico al mondo, nell’indifferenza generale di tutti.

Altra occasione persa sotto gli occhi di tutti.

Continuo a pensare che ci sono problemi molto più gravi anche senza entrare nel merito di questioni plateali come la spazzatura. Qualche esempio: la scala che porta a Calajunco che si sta erodendo ogni anno di più, l’assenza di una segnaletica degna della bellezza dei sentieri di Panarea, la schiuma che a ogni apertura e chiusura dell’isola appare lungo le coste, la quasi mancanza di un tessuto culturale, di eventi culturali, abbandonati per dare spazio ad una festa continua a volumi molto elevati, la scomparsa di artisti e artigiani per favorire catene commerciali che possono pagare cifre più alte o, come sottolinei, la tendenza a illuminare le strade rompendo per sempre la bellezza di una passeggiata sotto le stelle.

La mia generazione non è mai stata ascoltata sulle battaglie giuste oppure è stata perdonata in tante iniziative che di certo non hanno fatto il bene dell’isola.

C’è chi si è permesso di imporre un proprio stile, importando piante che ben poco hanno a che fare con la macchia mediterranea che tanto amiamo, ma nessuno dice niente.

Panarea va aiutata, supportata e la faremo splendere come si merita.

Se ci va.

Se no possiamo urlare al lupo al lupo a convenienza e tapparci gli occhi su altre situazioni di palese illegalità

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