Parco Quasimodo. Riapre sabato. La mafia sarà sconfitta

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Nulla può contro l’ostinata voglia di diffondere cultura data dai fratelli Mastroeni, Il Parco letterario “Salvatore Quasimodo” sito  presso la vecchia stazione ferroviaria in Roccalumera, provincia di Messina, sabato riaprirà al pubblico per una visita guidata.

Si tratterà ovviamente di una visita fra le devastazioni dell’ultimo atto intimidatorio subito.

Lunedì scorso, infatti, il parco è stato oggetto di un gravissimo atto intimidatorio, l’ennesimo.

I segnali sono stati chiaramente riconducibili a metodiche mafiose: i soggetti si sono introdotti all’interno della struttura sfondando i pesantissimi vetri blindati del salone d’inverno, già due mesi fa un episodio analogo durante il quale vennero rubati pochi oggetti, inutili, quasi a camuffare la logica dell’atto mafioso. Questa volta invece il messaggio è stato più eloquente; dopo essersi introdotti hanno staccato gli estintori dal muro e, con metodica violenza, hanno sparso il contenuto sulle attrezzature del bar e della cucina, a rimarcare la loro guerra a quanto “produce reddito”. In questa occasione non hanno rubato nulla ma, hanno posto una inequivocabile firma: hanno bruciato le prime pagine di molti libri. La Cultura non piace alla mafia.

I primi atti vandalici risalgono a circa un anno e mezzo or sono quando il parco aveva subito dei furti, poi c’è stato un lungo periodo di “pace” ma, probabilmente,  il forte espandersi  della conoscenza del Parco non è stata gradita da alcuni delinquenti che avranno interpretato come invasione del proprio territorio la presenza dei tantissimi visitatori, delle scolaresche e persino della stampa nazionale, come la RAI. Sviluppano la paura che la Cultura possa sostituirsi alle logiche di assoggettamento mafioso. Ed ecco che ritornano alla carica; negli ultimi tre mesi due atti intimidatori vengono messi a segno conto i locali del Parco e la reiterazione degli atti non lascia dubbi.

Eppure se questi animali imparassero a leggere, scoprirebbero quanta bellezza racchiude quel luogo, una bellezza che pur essendo propria non gli appartiene, appartiene alle genti, a tutti, anche ai figli dei pezzi di merda, affinché possano avere una vita diversa dai padri, una vita fatta di opportunità e non di paure, una vita da vivere a fronte alta, quella che i pezzi di merda non potranno mai avere

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