Pavia GDF sequestra 30 mln a un nullatenente

Sequestrati beni per 30 milioni di euro ad un imprenditore pavese, evasore totale. L'uomo viene ritenuto un evasore seriale socialmente pericoloso.

0
413
- Pubblicità-

Con l’operazione “Ritorno al futuro” della GdF di Bologna in collaborazione con la Procura di Pavia è stato eseguito un sequestro preventivo patrimoniale in Italia ed all’estero per circa 30milioni di euro nei confronti di un evasore seriale ritenuto socialmente pericoloso.

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, su delega della Procura della Repubblica di Pavia, nella persona del Procuratore Aggiunto Dottor Mario Venditti e del Sostituto Dottor Andrea Zanoncelli, hanno eseguito un provvedimento di sequestro di prevenzione di beni mobili, immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie, detenuti anche all’estero, per un valore complessivo di 30 milioni di euro, nella disponibilità di un imprenditore, evasore totale, formalmente residente nel Principato di Monaco, ma domiciliato, di fatto, in provincia di Pavia, a Gambolò.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Milano -Sezione Autonoma Misure di Prevenzione- in accoglimento della richiesta formulata dalla Procura pavese, trattandosi di un soggetto ritenuto fiscalmente e socialmente pericoloso in ragione di una “condotta sistematica, continua, che si autoalimenta da oltre 40 anni di evasione che finanzia altra attività commerciale di ingente importo che permette altra evasione e la produzione di altri redditi illeciti”.

Tra i beni sequestrati dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna figurano 11 immobili (tra cui 3 complessi immobiliari di pregio nel pavese con parco, piscina ed autorimessa e una prestigiosa villa ubicata a picco sul mare in Costa Azzurra), 38 autovetture (tra cui diverse Bentley, Range Rover, Porsche ed auto d’epoca), quote societarie e 800mila euro di liquidità.

Il provvedimento cautelare scaturisce dallo sviluppo da parte del citato Nucleo di Bologna dell’operazione “Mille miglia”, avviata nel 2016 su delega della Procura della Repubblica felsinea. L’indagine, prendendo le mosse dal fallimento di una società con sede fittiziamente allocata nel capoluogo emiliano, ha consentito di ricostruire diversi episodi di bancarotta dovuti a distrazioni milionarie, finalizzate a compromettere la riscossione da parte dell’Erario dell’ingente debito tributario accumulatosi negli anni.

Nel corso delle indagini, sfociate nella denuncia di ben 15 persone, di cui una tratta in arresto, è stato appurato come l’imprenditore, solo fittiziamente residente all’estero, vendesse in Italia autoveicoli di pregio in totale evasione d’imposta, accumulando un debito verso l’Erario (sia come persona fisica che attraverso le numerose società a lui riconducibili) per oltre 100 milioni di euro.

All’esito dell’articolata operazione, gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno compiuto autonomi accertamenti economico-patrimoniali sul soggetto, ricostruendone la lunga “carriera criminale”, connotata da numerosi episodi di usura, di riciclaggio e di bancarotta fraudolenta, oltreché da una sistematica evasione fiscale.

Dagli approfondimenti condotti è emersa in capo al proposto una “pericolosità sociale e fiscale, storica, concreta e attuale”, perché lo stesso, benché artefice di numerosi illeciti, risultava di fatto indigente, avendo dichiarato redditi negli ultimi 40 anni di poco superiori ai 150mila euro, una media di neanche 4mila l’anno, a fronte di una ricchezza accumulata stimabile in oltre 30 milioni di euro.

In un momento in cui la crisi economica morde ancora di più, combattere l’evasione fiscale di questi soggetti è un dovere etico ancora più cogente: sottrarre risorse alla comunità per se stessi è assolutamente contrario allo spirito di comunità che è alla base della nostra Costituzione!

- Pubblicità-

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui