Piazza Armerina; più turisti meno mobilita’

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L’importante sito archeologico, patrimonio Unesco dal 1997, può essere visitato solo a metà dalle persone disabili. In un solo giorno il sito è stato visitato da 50 disabili su sedia a ruote, per i quali però si sono avute ancora troppe difficoltà

L’importante sito culturale, patrimonio dell’Unesco dal 1997, nei primi dieci mesi dell’anno ha avuto 294 mila turisti rispetto ai 259 mila turisti dell’anno scorso. Tra i numerosi visitatori ci sono però i disabili in carrozzina per i quali ancora le visite vengono espletate con molta difficoltà e con un’accessibilità alle stanze della villa garantita soltanto al 50%. A segnalarlo sono stati diversi turisti in occasione di alcune visite avvenute la scorsa settimana. In particolare in un solo giorno della scorsa settimana il sito archeologico è stato visitato da 250 persone divise in sette gruppi con 50 disabili in carrozzina. In quell’occasione ai visitatori con disabilità è stato possibile fare vedere soltanto la metà delle stanze mosaicate.
Tra le barriere architettoniche ancora presenti ci sono, infatti, molte scale e i inoltre i pannelli che ricoprono le passerelle e che permettono di affacciarsi per osservare i mosaici sono ricoperte da un materiale che, non essendo trasparente, di fatto vieta la visibilità a chi è in sedia a rotelle. Inoltre, per il momento esiste soltanto uno scivolo dedicato al passaggio delle carrozzine che permette la visita soltanto alla sala della Basilica mentre per potere garantire l’accessibilità completa all’intera villa occorrerebbe installare almeno 12 scivoli. “Mi chiedo come mai nei 18 milioni di euro spesi per l’ultimo restauro – riferisce una fonte che ha preferito rimanere anonima – non siano stati previsti percorsi dedicati a chi è con disabilità.
Con grande sofferenza ho assistito a delle scene che ricorderò per sempre per il disagio che hanno vissuto alcuni disabili. Ho visto. infatti, un signore che, pur di fare vedere alcuni mosaici alla moglie, lasciando la carrozzina posteggiata, trascinava la moglie disabile, forse con sclerosi multipla, per gli alti gradini con grandissima difficoltà. E poi ancora alcuni accompagnatori che hanno preso in braccio i disabili, con tutti i rischi che ciò comporta, per farli affacciare dal pannello che copre la visibilità a chi è in carrozzina e potergli fare così ammirare una buona parte di mosaici”.
Il percorso all’interno della Villa del Casale per chi non è disabile in carrozzina si srotola, infatti, lungo un sistema di passerelle aeree e prevede la visita delle sale con le famose Ginnaste, il corridoio della Grande Caccia, la Dieta di Orfeo, il Triclinio con l’antistante Xistus, e la Basilica. Nelle terme, in cui confluiscono alcuni canali sotterranei sono tre gli ambienti aperti la pubblico: Frigidarium, Tepidarium e Calidarium oltre ai praefurnia. Dopo il restauro durato sei anni la riapertura della villa e dei nuovi percorsi è avvenuto lo scorso 4 luglio. Più di 120 milioni di tessere da mosaico sistemate lungo una superficie di 4.100 metri quadri, 340 metri di passerelle installate e un’equipe di lavoro formata da 50 giovani restauratori, provenienti da tutta Europa hanno lavorato per far tornare alla luce uno dei gioielli del patrimonio culturale siciliano.
Il progetto di restauro, firmato da Guido Meli, è stato redatto sotto la supervisione di Vittorio Sgarbi, nominato nel 2005 commissario della Villa del Casale – dal Centro regionale di Progettazione e Restauro. Particolare attenzione è stata dedicata al progetto di copertura degli ambienti: il risultato è una nuova struttura lignea con tetto ventilato e pannelli in vetro riciclato che sostituisce la vecchia copertura in vetro, plastica e ferro realizzata negli anni’60 da Franco Minissi. L’intervento, costato complessivamente 18,2 milioni di euro, è stato finanziato attraverso i fondi del Por Sicilia 2000/2006. L’opera è stata appaltata nel novembre del 2006, mentre i lavori sono stati consegnati definitivamente il 25 ottobre del 2007.
In tutti questi anni il sito ha dovuto fare i conti con i lavori di restauro che hanno limitato fortemente l’accesso al pubblico.

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