Pif e il museo antimafia

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Il regista e conduttore televisivo Pif e la coprotagonista del film "La Mafia uccide solo d'estate" Cristiana Capotondi
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“Pif” al secolo Pierfrancesco Diliberto ci ha preso gusto con la Sicilia. Dopo l’esperienza civile intercalata nel film “La mafia uccide solo d’estate” del 2013, al confine tra il serio e il faceto,  in cui raccontava la vicenda di Arturo, giovane palermitano,  sviluppata all’interno del quadro storico dei fatti di mafia che hanno accompagnato la sua vita fin dall’infanzia e culminati nella stagione stragista a partire dagli anni Ottanta fino al 1992, adesso l’autore e volto noto delle “Iene” si presta per un progetto di forte impronta simbolica.

“Voglio fare il museo dell’ antimafia e in questo progetto Telecom si é impegnata”. Lo ha detto Pif, durante uno dei tanti incontri che  sta tenendo nelle scuole siciliane. “Ho ricevuto anche l’adesione della figlia di Boris Giuliano e Roberta Iannì, figlia di Carmelo, l’ albergatore palermitano che aiutò la polizia ad arrestare raffinatori di droga – ha aggiunto – facendoli infiltrare nel suo albergo come camerieri”.

Dopo il modo innovativo, come lo ha definito Aldo Grasso, con cui ha raccontato la parentesi più sanguinosa di Cosa nostra a Palermo – che gli è valso il riconoscimento prestigioso della Presidenza del Senato nelle parole del senatore Piero Grasso, definendo il film una delle più straordinarie produzioni cinematografiche sulla mafia  e della Commissione Antimafia che lo ha invitato ad illustrare l’opera in sede di commissione – Pif vuole dare continuità al suo impegno non solo con la città di Palermo ma con l’intera Isola sui temi della lotta alla criminalità organizzata.

“Le stragi del 1992 ci hanno aperto gli occhi, reso consapevoli. Ma anche a Palermo non si conoscono eroi come Rocco Chinnici o Calogero Zucchetto: siamo stati bravi a vendere la mafia; ora è il momento di cominciare a vendere l’antimafia” afferma Pierfrancesco Diliberto nelle colonne del settimanale Oggi. L’idea del museo, un’idea che l’autore accarezza da sempre, prende forma proprio attorno ad alcuni elementi che lo stesso chiarisce sempre nella stessa intervista. “Il Museo sarà pieno di documenti, filmati, istallazioni interattive, ma anche un luogo vivo, in cui fare incontri, seminari. Stiamo cercando un posto adatto, in centro, ma ci sono problemi. Io, però  – conclude Pif – sono disposto a metterci soldi miei pur di vederlo nascere”.

Tutto questo sarà possibile grazie alla campagna pubblicitaria della Tim di cui Pif è protagonista.

©ilcarrettinodelleidee/ RIPRODUZIONE VIETATA

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