Pizzo free sulle vetrine messinesi

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«So cosa voglia dire essere vittima del racket. Hanno minacciato me e la mia famiglia, hanno appiccato fuoco ad un mezzo della mia ditta. Le telefonate anonime ad ogni ora del giorno, quelle risate taglienti ed il continuo pensiero rivolto alla mia famiglia, che ho deciso di tenere all’oscuro di tutto, rendevano le mie notti impossibili. So cosa voglia dire “non riuscire a dormire la notte”. Ma ho scelto di denunciare, perché nonostante lo sconforto e la paura non esiste alcuna alternativa. Tanta rischia di essere anche la solitudine, il fardello forse più pesante. Per questo bisogna oltre: informazione e prevenzione sono indispensabili, per sapere come affrontare queste situazioni. E non dimentichiamoci del dopo: siamo uomini ed anche solo una spalla su cui appoggiarsi, in quei momenti, è fondamentale». (Imprenditore)

«Da titolare di questa attività non ho mai ricevuto alcuna richiesta di pagare il pizzo, ma ho sempre temuto di poter diventare una vittima del racket. Mio padre una volta ricevette una lettera anonima: volevano soldi, tanti soldi, per non subire ritorsioni. Lui denunciò. Per questo ho deciso di metterci la faccia, per sostenere concretamente le attività libere che non vogliono farsi soggiogare dai prepotenti. Mi farò promotore di questa iniziativa anche tra i miei colleghi, per fare emergere il lato migliore della sicilianità». (Commerciante)

«Vorrei provare a diventare un consumatore critico, consapevole non solo delle qualità dei propri acquisti, ma anche della realtà in cui vengono prodotti. Per dare un segnale di vicinanza e di solidarietà a chi ha già denunciato, a chi è certo che lo farebbe ed a chi, oggi, subisce il racket e vorrebbe dire no. La solitudine va combattuta, insieme si è più forti della mafia». (Studentessa)

La campagna di consumo critico promossa dal Comitato Addio Pizzo di Messina vuole fare incontrare queste voci e sensibilizzare cittadini, commercianti ed istituzioni alla importanza di un’economia legale e di sviluppo, creando una “rete” solida. Sostegno reciproco, a prescindere dalla denuncia, ma che punti ad esporre e a dichiarare il proprio no al pizzo. Dopo la presentazione delle prime cinquanta attività commerciali “pizzo-free” della città di Messina, inizia la vera scommessa ed il Comitato spera adesso in un effetto domino. «La forza del progetto sta nel gruppo – spiega Enrico Pistorino di Addio Pizzo Messina – : è difficile, se non impossibile, colpire una rete. Il gruppo difende il singolo e lo rende più forte. Per questo continueremo a raccogliere adesioni spontanee ed a promuovere momenti di sensibilizzazione ed incontro: è necessario far maturare la consapevolezza che la legalità e la denuncia sono azioni giuste, ma anche convenienti. Si agisce in sintonia, creando una sorta di gruppo di acquisto solidale che mira a sostenere, economicamente e moralmente, i commercianti che rifiutano di essere vittime del racket».

Si parte, quindi, da cinquanta imprenditori e professionisti messinesi e da mille cittadini che hanno sottoscritto il “Manifesto del cittadino/consumatore per la legalità e lo sviluppo“, ma già per dicembre l’obiettivo è di rendere pubblico un elenco di cento attività dell’intera provincia. L’incisiva presenza di ditte con sede nella zona sud di Messina e l’inserimento di una categoria per le imprese edili sembrano riflettere la geografia fisica ed economica del fenomeno delle estorsioni, potendo rappresentare dunque anche una mappa interpretativa per le istituzioni messinesi. «Queste aziende possono sembrare una goccia nell’oceano – racconta Pistorino – , ma hanno fatto una scelta di campo molto forte e rappresentano il coraggio di una intera città che vuole cambiare. Quando Addio Pizzo ha iniziato la sua attività nel marzo 2011, Messina era ad anni luce di distanza dalle altre realtà siciliane per consapevolezza della presenza del fenomeno mafioso sul territorio. Nella provincia “babba” si lanciavano molotov contro la facciata del tribunale e nel barcellonese si teneva una riunione tra Cosa nostra e la ndrangheta nella totale indifferenza delle istituzioni e della società civile. Adesso qualche passo in avanti è stato fatto in tema di impegno civile e consapevolezza. Un gruppo di ragazzi ha cominciato a scendere in campo, tra la gente a viso aperto. Ed oggi, in un particolare momento di crisi economica e valoriale, siamo sempre di più a dire no al racket, come dimostra la campagna “Pago chi non paga“. Sono segnali di un clima positivo su cui va costruito un percorso di giustizia, libertà e solidarietà insieme a tutte le realtà della città».

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