Test psicologici per i magistrati? Facciamoli anche ai politici

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Il Ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno ha recentemente fatto una proposta che ha creato molte polemiche, quella di introdurre un test psicologico per la selezione dei magistrati. Non è la prima volta che viene tentato questo approccio, diverse volte il Centrodestra di Silvio Berlusconi cercò di provare questa carta, nel clima di tensione creatosi tra lui e i giudici, all’interno dell’eterna questione giudiziaria che lo ha visto coinvolto fino a oggi.

Oggi ritorna il dibattito, anche a seguito di una serie di casi in cui sullo sfondo di accuse di violenza maschile sulle donne, i giudici sono stati leggeri o hanno persino assolto. Bene questo è un problema, se la violenza viene ancora definita “impeto passionale” o se si nega o giustifica uno stupro con la scarsa avvenenza della vittima.  Ma bisogna dare risposte opportune e razionali e che non rischino di diventare pezze peggiori del buco, magari ponendo i giudici sotto il ricatto del potere politico. Perché ricordiamoci che il giudice deve mantenere la propria indipendenza di giudizio.

Anche in Francia sono stati introdotti di recente test psicologici (scritti) per i magistrati, sotto una pioggia di critiche da parte dei politici di vari schieramenti e dei sindacati. Per me non è un tabù inserire dei test, purché si mantenga il criterio detto sopra ( il rispetto dell’indipendenza dei giudici) . Innanzitutto vi è differenza tra il test scritto e il test orale. Il Test scritto può offrirsi a una valutazione orientata dalle domande, che possono essere faziose, malamente predisposte. Il colloquio può avere rischi simili, in quanto servono testimoni che garantiscano l’equilibrio e la serietà della discussione svolta dallo psicologo esaminatore. In entrambi i casi si deve evitare il controllo della politica sulla direzione dei test e questo avviene solo se gli esaminatori non sono selezionati dalla politica. E’ l’eterno dilemma del “Chi controlla il controllore?”.  Se è il politico a selezionare gli esaminatori essi potranno svolgere un ruolo di selezione politica dei magistrati in modo che siano docili nei confronti del Potere politico. Bene può andare un sorteggio casuale degli esaminatori tra gli psicologi del Servizio Sanitario Nazionale e meglio che il test sia un colloquio orale con più testimoni, come uno stesso magistrato anziano. I criteri sulla base di cui viene svolto il colloquio infatti devono restare ad arbitrio dell’esaminatore, non indicati dalla Politica, come potrebbe fare nel caso dei test scritti.

Inoltre sarebbe sbagliato imporre il test come forma di preselezione. Pensiamoci. I magistrati non frequentano corsi di studio in cui sono previste ore di “Psicologia del giudizio”. O si prevede che ci siano dei corsi che preparino i magistrati all’aspetto emotivo – psicologico del processo o il test come selezione diventa una cattiveria gratuita. Devi essere esaminato su qualcosa per cui sei preparato. Sarei maggiormente favorevole ad una valutazione non vincolante, che permetta di comprendere se il magistrato soffra di eventuali disturbi che possano pregiudicare le sue capacità di discernimento e in tal caso sarebbero previste a carico dello Stato delle sedute di terapia. Insomma un colloquio che non esclude e non seleziona l’accesso.

Ma visto che di test parliamo, perché non allarghiamo la proposta ai politici? Vediamo se il Ministro Bongiorno e il Governo Conte sono d’accordo. Ci sono oggi una marea di politici, sia in Parlamento che tra i banchi del Governo, evidentemente incompetenti o chiaramente ignoranti. Ci sono persone che emotivamente non sono adatti a ricoprire il ruolo che loro compete.

Siamo sicuri che Matteo Salvini, con la sua grande comprensione per i poveracci che scappano da fame e conflitti, sia davvero adatto a fare il Ministro e che passerebbe un test psicologico? Siamo sicuri che Di Maio con i suoi congiuntivi sbagliati supererebbe un test base di grammatica italiana, di quelli che si fanno ad esempio agli immigrati? Siamo ancora sicuri che Danilo Toninelli ( il quale definiva una nave un porto sicuro qualche tempo fa), sia capace e competente quale Ministro delle Infrastrutture? Lasciando ai lettori il dubbio, lancio la provocazione.

Il politologo americano Brennan, uno degli ispiratori del concetto di Epistocrazia, cioè di Democrazia in mano agli elettori edotti ( ispirato probabilmente dalla Repubblica di Platone), prevede nel suo libro “Contro la Democrazia” che sia fatta una selezione degli elettori che si informano e si istruiscono sui temi politici, per rinnovare le democrazie con un filtro al suffragio universale: un test attitudinale in poche parole.

Esattamente quello che il Ministro vuole fare con i magistrati. E se la soluzione a questa Crisi della rappresentanza politica che tutti, almeno i più … edotti vedono fosse nel selezionare la Classe politica piuttosto che gli elettori? Ci saremmo risparmiati così Salvini e Di Maio.

In realtà ritengo che sia nel caso dei giudici e nei casi di violenza sulle donne, sia nel caso dei politici e degli elettori, sia un problema di tipo culturale, risolvibile con maggiore istruzione, migliore informazione e formazione per magistrati ed elettori.

                                                                                                                                    Michele Bruno

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1 commento

  1. Bella roba.
    Giulia Bongiorno ha difeso Andreotti e da questi è stata consigliata di entrare in politica nelle fila di Berlusconi.
    Quando il “divo” è morto la giulietta ne ha ereditato lo studio (quindi il “divo” ha dimostrato grande graditudine) e, chissà, forse anche gli scheletri negli armadi.

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